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Scaramazzo

Percorsi ed incontri,
Poetikanten Edizioni,
Sesto Fiorentino, 2015

Su! Alzino la mano coloro che sanno il significato della parola "scaramazzo". Qualcuno dirà a caso che è un gioco di carte, chissà, e, sbagliando clamorosamente, forse qualcosa di giusto o quanto meno in tema l'avrà pure detto.

Ma facciamo parlare l'autore.

"Lo scaramazzo, in quanto provvisto di straordinarie imperfezioni, è molto più interessante di una perla canonicamente perfetta. La storia è una collana di perle scaramazze (…) la scelta dei testi è fatta con criterio scaramazzo".

Evviva! Onano esordisce subito col piede giusto, come a farci riflettere che, in fondo, sono solo canzonette quelle che ci aspettano nel dipanarsi del volume.

Mumble mumble... a tanta ironia e autoironia messa in mostra nell'esordio, seguono poi testi in cui l'ironia diventa distacco, sarcasmo, desolazione, irrisione e perfino pietas. Onano si diverte (si fa per dire) a sprofondare negli abissi e poi a riuscirne, nemmeno poi tanto imbrattato, di melma, sangue e sostanze organiche varie. Esce da poesie allucinate, pare smarrire la bussola, le bussole, ogni bussola immaginabile, ma ne esce invariabilmente con un'altra poesia, vero e proprio annegamento negli abissi. Ma, ed ecco dove sta il trucco, con l'aria di avere fatto finta e, in fondo, di essere sempre lo psichiatra che indaga il dolore altrui ma che deve sempre fare di tutto per non assorbirlo mai come proprio.

La sua scientificità – se la psichiatria potesse dirsi una scienza – sta nel fatto che Onano costruisce situazioni impossibili, strade senza sbocco e contraddizioni palesi. Un po' come Kafka, mette insieme tragedia e speranza, condanna e redenzione, e per uscire dall'esagerata carica di tensione emotiva che contrasti troppo forti porterebbero al disordine assoluto, usa appunto lo strumento dell'ironia. L'ironia non solo gli permette di mettere un filtro tra sé e gli abissi, e di scherzare amabilmente col lettore, ma anche di mettere in campo altri strumenti stranianti: di qui il lussureggiante armamentario storico, mitologico, remoto o contemporaneo, di cui butta a piene mani schegge, scorie, colori, profumi. Di qui il valore di una Storia che diventa pretesto per raccontare altre storie. Di qui l'inverosimiglianza di personaggi veri, semi-veri e del tutto inventati. Di qui l'antiliricità palesata e assunta a sistema, che evita ogni barlume di retorica e pone il lettore davanti a un diluvio magmatico di cui si intuisce una remota intelligenza a monte, ma del quale appaiono solo confusi detriti a valle.

L'intelligenza di Onano risiede anche nel fatto di inserire lacerti narrativi tra le varie poesie, spezzoni semiseri incatenati gli uni agli altri tali da fornire una parvenza di storia (mitica, epigrammatica, simbolica, archetipica...) a immagini che altrimenti, singolarmente prese, non possiederebbero quella tridimensionalità e, in fondo, quella certa quale naturalezza che Onano riesce a fornire loro.

Mi spiego meglio: Onano è veramente autore di "collane narrative", ed ogni poesia della raccolta antologica scaramazza dà sempre l'idea di rimandare a qualcos'altro. Difficilmente si può estrapolare il testo, perché i rimandi sono continui, insistenti i polisensi, i polilinguismi, legati ad una trama che pare nonn finire mai.

Il gioco di specchi – cui Sandro Gros-Pietro, nell'introduzione e nelle note critiche, fa riferimento - è, in realtà, proprio questo, o quantomeno in questo risiede: nel fatto che Onano vuole scoprire, è un ricercatore che non si contenta.

E' quindi come un pellegrino laico, o un viaggiatore, si porta dietro guide tra le più varie, appunti di giornale, macchine fotografiche, videocamere, o poi ritorna indietro con materiali quanto mai eterogenei: cartoline, souvenir, cd e registrazioni fatte a volo, sacchetti di peperoncino, pezzetti di stoffe, medicine buone o scadute, regali di amici e in genere oggetti raccolti per strada.

In Onano tuttavia, la casualità ha poco posto. Il poeta, per quanto in apparenza del tutto dimentico di sé, straniato e molto più attento alla terza persona che alla prima (ciarliera di solito nei poeti, e autolesionista), ha il suo universo che si porta dietro, per quanto sembri ingombro di cianfrusaglie. Come non pensare a Tonino Guerra, (qui citato), con tutto il suo composito ed originalissimo mondo? E come non riflettere ad altri autori – diversissimi ma anch'essi capaci di coniugare elementi vari e disparatissimi – come Enzo Fabiani ed Elena Bono? Autori troppo poco conosciuti, ricchi di un bagaglio di cose, temi, idee, assemblati, spesso fusi, talvolta messi a contrasto gli uni con gli atri.

Se "Scaramazzo" è, prevalentemente, un'antologia di testi già noti dell'autore, oggi quel che rende il testo abbordabile per chi non conosce gli ultimi quindici anni almeno di attività del poeta è il ritmo prosastico dei versi lunghi, la capacità di andare avanti come se si trattasse di un romanzo, la leggerezza del riuscire a mettere insieme Melozzo da Forlì e Monica Bellucci, l'esuberanza fiammeggiante della Genesi con l'acutezza chirurgica di uno psichiatra che ancora prova piacere a vedere le cose secondo la lente della psicoanalisi.

Scaramazzo riesce ad essere quindi molto di più delle premesse freudiane (altrimenti interesserebbe a ben pochi lettori, me compreso), e anche qualcosa di più che sta dietro alla parola "scaramazzo". Se ironia e gioco deve essere, pur in mezzo alle umane miserie ed ai dolori di una società comunque patogenica – sia pure! Basti sapere, come ci insegnano le suite barocche, che ad un pezzo lento segue uno vivace, che ad un adagio sopraggiunge un allegro.

Non ci è dato sapere se tra cent'anni l'ultimo movimento della "Sinfonia Onano" sarà un Allegro ma non troppo. Ci basti però sapere che il prossimo sia quel melting pot cui ci ha abituato, con il suo noto sorriso, il suo parlare a voce bassa ed il suo accendersi le sigarette contandosele ad una ad una per non farsi del male.

Almeno, per non farsi del male più di tanto. Perché se del vero c'è in questa finzione che continua a chiamarsi poesia, è proprio questo, la sincerità disperata – e dissimulatissima – del proprio dolore e del dolore altrui. Bravo fingitore! Onano, continua ad entrare ed uscire dal dolore come se davvero non ti riguardasse, come se fosse vero il dolore che davvero senti.

Recensione
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