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L'invasione degli storni

La raccolta poetica di Roberto Mosi L'invasione degli storni preannuncia già nel titolo quello straniamento o dètournement figurativo di fonte naturalistica che va a collimare con il passo letterario tratto dal romanzo “Palomar” (1983) di Italo Calvino, (terzo racconto della triade ascrivibile alla sezione “Palomar in città”).

Palomar è un uomo semplice, in cerca di saggezza, che di fronte ad un mondo “tutto dilaniamenti e stridori” cerca nell'osservazione dei fenomeni del quotidiano un'ottica interpretativa del reale.

Se Calvino, nella controfigura di Palomar, intende contrapporre ad un mondo conquistato e colonizzato dalle parole fatue o scontate “ piccole isole di senso”, così Mosi dichiara di ambire a costruire “possibili orizzonti di senso” nella riabilitazione della parola poetica che scava nei significati dei luoghi (i Miti); nelle circostanze occasionali vissute tra identità di luoghi e non luoghi; nei disagi di una società postmoderna dai profili contraddittori per affidarsi all'utopia, ovvero rilanciare il riscatto di un possibile futuro... anche se in ultima analisi l'esistenza e la conoscenza sembrano nascondersi nella frammentarietà dell'esperienza soggettiva, nel dubbio che sopraggiunge ad infierire anche sullo scibile per così dire oggettivo.

Raccolta complessa ed articolata che diviene quasi una summa del pensiero poetico di R. Mosi nell'itinerario fin qui percorso: frammenti lirici scanditi in trilogia, quasi un bilancio poetico per ripartire ancora piu spediti verso l'edificazione di nuove prospettive liriche.

R. Mosi sposa il punto di vista di Palomar adottando la visuale nturalistico-metaforica degli storni - simbolo nebulizzante di frammenti di poesia in un mondo...in continuo divenire, instabile, senza centro... per costruire una trilogia combinatoria nell'evocazione del pellegrinare dantesco secondo fasi interiori in cui l'esperienza visiva si trasforma in visuale culturale ed antropologica - Miti - per poi divenire speculativa - i Non luoghi - nel tempo e nello spazio.

Nell'evocazione di Dante, genio errante medievale, e Palomar, eroe silenzioso del quotidiano, Roberto si qualifica nella sua adesione lirica al ruolo di osservatore laico del postmoderno, militante della parola poetica come strumento di conoscenza intuitiva per ricucire passato, presente e futuro.

A detta dell'autore ...dalla macerie della nostra storia recente discende la sezione “Valle dell'inferno”; dall'avvicendarsi di storie di dolore e di sofferenza nasce la sezione “Via del Purgatorio”, contesti anonimi in reparti ospedalieri in cui si sperimenta la malattia, il misurarsi con il limite, nei versi significativi ...il timore tesse il tempo dell'attesa...; ...dall'ascendere sulla cima del monte... si innesta la sezione: “Nuovo cinema Paradiso”, scenario metaforico per celebrare la sublimazione dell'arte come fattore aggregante e spinta al cambiamento nella prefigurazione dell'utopia o del sogno come inalienabile arma e resistenza all'aridità della rassegnazione della coscienza.

Chiude il sipario l'imbrunire che preannuncia la notte.

Echi autobiografici e poesia di indignazione civile dai sostrati intellettuali, intrisa di valori sociali, etici, nel tentativo di comprendere la dialettica delle spinte conformistiche o anticonformistiche che fanno la storia, la esaltano, la negano, la supportano, la tradiscono.

Lirica: “ Al capezzale della Storia”

La corrente ha portato via la salma
ha disciolto il sapore della Storia
nel labirinto dei nonluoghi.

Nei nuovi frammenti di apertura alla raccolta il linguaggio si presenta incisivo dai ritmi serrati con tendenza alla visionarietà nella comparazione tra passato e presente per mettere a nudo i nodi cruciali di una società contemporanea in rapida trasformazione, ma arenata nei suoi degradi morali ed ambientali, nelle sue corruzioni e piaghe sociali, nelle sue miserie e nei suoi drammi, nelle sue riscosse e rivolte.

La visionarietà neorealista è animata da indignazione intima e si tinge di aspetti criptici per evocare lati oscuri indecifrabili che attendono risposte, ora si concede l'ironia di appellarsi a ready-made linguistici parodiando l'era del digitale o società liquida secondo la definizione del sociologo e filosofo Zigmunt Bauman che definisce l'uomo: “contingenza avveduta”, capace di un'etica planetaria.

La sezione “Nuovo cinema Paradiso”, regia di Giuseppe Tornatore, rappresenta la magia del cinematografo che celebra se stesso come mezzo di comunicazione ed aggregazione, capace di instillare nuovi direzioni di senso nell'immaginario collettivo.

Sono attore e comparsa,
Principe e servo, nel fascio
di luce del palcoscenico,
nel girotondo incessante
della musica di Otto e mezzo.

Nell' erta salita...

…..per il sentiero
che sale a La Verna
….a cercare nella folla dei segni
le vie dell'utopia
….cerco forme nella discarica
della memoria, nei pensieri
tra la melma del giorno
la luce della notte.

Roberto Mosi si dà risposte e le ricerca nei Miti, come mitologemi primordiali capaci di introiettare ed estroflettere il futuro: dalle origini alla destinazione ultima.

Liberare le energie che sono chiuse nel mito

Il mito è il sostrato disvelatore attribuito dall'uomo all'origine dei fenomeni esistenti: la ricerca degli archetipi o idee madri della psiche arcaica che Jung definisce:

“massa ereditaria spirituale che rinasce in ogni struttura cerebrale individuale”

La raccolta si chiude con questo verseggiare:

Nei nidi appesi alle gronde
riposano i racconti del mondo,
la testa sotto le ali.

Recensione
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