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Mito

Leggo nella volta celeste il racconto dei miti per orientarmi nella vita incerta del migrante
(Lirica “Urano”)

Ad Ottobre presso la Libreria Salvemini a Firenze è andata in scena quella sonorità fra le Arti o contaminazione creativa che rende ragione all’antico detto Oraziano, “Ut pictura poesis, confermato dalle parole di Simonide di Ceo, riferite da Plutarco, che “ la pittura è poesia muta e la poesia è pittura parlante”. Si è trattato della presentazione-visione, con recitativi e performance artistica in simultanea, dell’E-book del poeta Roberto Mosi - www.larecherce.it, Collana Libri. Liberi, dal titolo Mito Trilogia (Eroi e Dei, Concerto per Flora, Concerto per Baratti e Populonia) che comprende una raffinata miscellanea di liriche scelte ed orchestrate su più sezioni.

Arricchiscono il testo interattivo le studiate figurazioni dell’artista fiorentino Enrico Guerrini, scenografo e pittore dal catalizzatore estro inventivo ed illustrativo, amico ineguagliabile di altre significative pubblicazioni, che ha realizzato un corredo grafico prezioso ed avvincente per padronanza e fluidità disegnativa, avvalorata dalla sapiente resa dei timbri cromatici. La fantasia mitopoietica ha coinvolto i due partners, alleati nel multiforme universo delle Arti, facendo emergere una profonda sintonia e reciprocità fra la struttura semantica e l’ideazione artistica.

Su contesti e piani diversi è stata onorata la forza primigenia di quei “racconti immaginifici” o “favole degli antichi” che nella psicologia del profondo C.G. Jung definisce l’eredità ancestrale collettiva degli archetipi o idee madri della psiche arcaica nella dialettica permanente tra passato e presente. Roberto Mosi, affidandosi a questa affascinante macrotematica, ha imbrigliato e al contempo liberato il verseggiare verso implicazioni introspettive, storiche, attualizzanti, per confrontare la sete di profezia e riscatto, dai rimandi etico-sociali, verso questioni aperte del vivere postmoderno: globalizzazione, corruzione, emarginazione, multiculturalismo. Fanno la loro comparsa rigeneranti pause contemplative in cui la funzione spirituale del Mito confluisce nel contatto sovrastante con lo spettacolo della natura, foriero di significati immanenti e sovrasensibili. La Memoria o Mnemòsine, Madre delle Muse figlie di Zeus e divinità protettrici delle Arti, investe il poeta del ruolo di cantore nel viaggio esplorativo del reale per rilevarne le essenze segrete nelle pieghe del tempo.

Un variegato Olimpo di Eroi e Dei, desunti dalla Mitologia greca, diventano personificazioni emblematiche di un itinerario metastorico in cui R. Mosi si autonarra nell’accostarsi a verità carpite dalla vicende umane, dalle rispondenze interiori, tese a sciogliere i nodi del presente per illuminare l’ordinarietà e vaticinare nuove prospettive. L’intento euristico esistenziale si addentra nella materia sacra, evidenziando direzioni di senso nel crogiolo di emozioni vissute, nella magia di viaggi compiuti in luoghi suggestivi per storia e leggenda, per recuperare il sostrato mitico-popolare della Ricostruzione nel secondo-Dopoguerra ben rappresentato dalla vigoria segnica cubo-futurista nelle tele di Vinicio Berti, donate alla storica Società di Mutuo Soccorso a Peretola.

Animato dal sentimento di appartenenza e riscoperta della terra Toscana R. Mosi esalta in “Concerto” gli aspetti morfologici, marini ed archeologici, del Golfo di Baratti, il promontorio dell’antica necropoli e centro metallurgico di Populonia, suggestivi scenari dell’antica civiltà villanoviana etrusca con curiosità storico-parsaggistiche che a tutt’oggi segnano in modo indelebile il territorio. Il richiamo all’Umanesimo rinascimentale della Firenze Medicea, attraverso i famosi capolavori dell’arte botticelliana nell’incarnazione del Bello neoplatonico, diviene il prezioso monito su cui riflettere per rivestirci di un rinnovato antropocentrismo in cui l’elevazione materiale e spirituale dell’individuo abbia nella dignità della persona umana il suo fulcro e nel bene comune la nuova logica di solidarietà.

Il poeta sembra quasi richiamarci ad una mentalità più aperta e vigile per intus-legère nelle due anime del Mito, umana e cosmica, ciò che lo studioso ungherese K. Kerényi chiama un’unità “originaria” ed ”archetipica”, laddove la forza plasmatrice dei simboli inaugura quell’“ampliamento di coscienza” sui valori esperienziali di base per traghettare la classicità nel contemporaneo, verso un dialogo eroico con la necessità dell’Ethos.

Recensione
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