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Trilogia di Calu

Walter Nesti ha riunito in un unico volume la trilogia Itinerario a Calu (1989), Calu perduta (2001) e Calu ritrovata (2007): un'occasione per ritornare sul senso di questo «poema». Cos'è Calu? Un luogo? Una donna? Il simbolo dell'utopia? Tutt'e tre ma anche di più. Calu è un'avventura del poeta nel mistero dell'Essere. Rappresenta da ricerca di un Eden sfuggente ma potente come un'immensa calamita al centro dell'universo; la ricerca di una Verità assoluta, della Bellezza assoluta, forse di Dio nella sua armonia e nella sua inafferrabile molteplicità, fonte insieme di gioia e di dolore, di speranza e di disperazione. È il dramma dell'alternarsi, nella vita, di salvezza e perdizione, un viaggio onirico nei segreti dei sensi e della mente mosso da una profonda esigenza creativa. Per Giuseppe Panella, che ha scritto l'introduzione, Calu è «un sentimento condiviso, un progetto di vita, una sensazione possente e insopportabile di cui lo scopo non è conosciuto ma è certo insopprimibile», un «transito», un «percorso che va dal visibile verso il regno dell'invisibile», «una divinità che si inscrive sotto il segno della morte». Insomma, la metafora poetica dell'esistenza stessa.

Nesti ci dà qua e là delle chiavi d'interpretazione quando parla di «forza del desiderio umano», «sprazzi di conoscenza dentro il buio» e dice che l'uomo ogni tanto è testimone dell' «ora breve del mandorlo fiorito», di un' «estasi in cui fiorivano le stelle»; ancor meglio, quando allude alla Bellezza innocente e primigenia: «Improvvisa da un anfratto si fa viva / la bellezza del mondo fatta uccello / ali leggere piume variopinte».

Calu è dapprima un «viaggio verso», poi conosce la disperazione della «perdita» (sgomento, solitudine, disamore, paura che a volte dominano gli uomini) per approdare infine a un «ritrovamento» ideale che è anche vittoria dell'amore (durevole?) sulla morte, temporanea conquista della Verità. Per dire che gli esseri umani vivono sempre tra la speranza della ricerca, la felicità degli approdi ai giardini-miraggi della vita e l'angoscia dello smarrimento di ciò che credevano conquistato. Il tempo – per parafrasare due suoi versi – a volte sembra mantenere le promesse, ma sono promesse precarie. Comunque – qui sta il fulcro etico del poema di Nesti – ritrovare Calu significa il raggiungimento della «presenza arcana sotto la cupola d'oro / di Calu incatenata all'incantesimo». Cioè individuare nella poesia e nell'amore, e infine in una fede, l'approdo definitivo per una «salvezza» della mente e dello spirito.

Recensione
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