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Il nuovo lavoro di Roberta Degl’Innocenti è un libro di poesia pura, che raramente si incontra con questa intensità emotiva, specialmente riferita alla sensualità della vita e delle sue sfumature più romantiche e nello stesso tempo ricche di passioni, pur mantenendo tematiche di grande respiro.

Nel suo complesso si avverte, filo conduttore presente anche in altre prove poetiche dell’autrice, quasi un velo di malinconia per il non fatto e il non detto, e le suggestioni, sempre molto ispirate e leggere, sono talvolta ripiegate su se stesse, quasi a voler trattenere con una traccia di pudore la pienezza di una sensazione o la fremente vibrazione di una pulsione, sia erotica che sentimentale.

Il percorso poetico, intensamente lirico, è una tappa importante per l’autrice, perché, in considerazione della sua vasta produzione, rappresenta un passo avanti decisivo per lo sviluppo completo di un’espressività sempre più legata all’interiorità e a una comunicazione più profonda di emozioni e sentimenti.

La divisione in sezioni riporta a un senso definito del tempo, a un viaggio interiore fatto di continui slanci in avanti e tenere visioni del passato.

Nella prima (Turchina) i ricordi si legano a suggestioni notturne di sogni e immaginazioni con riferimenti di carattere erotico, svolti con raffinatezza ed eleganza, (“Promessa”, “Desideri”), spesso con riferimento ai fiori (richiamo naturale alla sensualità), specchio di una giovinezza appassionata.

Anche in I Graffi della luna (poesia) l’atmosfera sospesa con riferimenti a desideri nascosti e intimi con un erotismo fatto di attesa e sogno si manifesta attraverso riferimenti carichi di passioni, dove il confine tra spirito e corpo si fa sempre più sfumato.

Intenso l’aspetto lirico (“Battito”), dove si ritrova un dialogo interiore tra il proprio cuore e l’autrice, fatto di suggestioni magiche e segrete sempre molto legate ai sensi.

E il percorso si snoda con leggerezza anche nella seconda sezione (Ragazzi e sogni), dove, seguendo un sentiero poetico sempre delineato in prima persona, i riferimenti ai sensi e alle suggestioni anche dettate dai luoghi e dalle atmosfere attraverso parole ricorrenti come “labbra rosse”, “seni morbidi e bianchi” “languore”, sono fortemente presenti, il tutto sempre molto legato a esperienze ed emozioni del proprio vissuto.

Nella poesia “Ragazzi e sogni” sensazioni e ricordi si uniscono alla nostalgia.

Anche ne “La canzone di Francesco” si avverte l’importanza della musica in un tempo passato ricco di passione e amore, mentre in “Meraviglia” ci sono suggestioni e stupore verso i luoghi.

In “Pegno adolescente” si sente l’eco di un viaggio a Parigi, città mitizzata per il senso di libertà che ha sempre ispirato agli artisti e ai giovani, con tutte le implicazioni dettate dal sentimento dell’amore.

In “Principessa” ritornano ancora la musica e le canzoni che ricordano ed hanno accompagnato momenti felici, con la voglia di sentire ancora il cuore vivo.

In “Faber for ever”, ricordo del cantautore De André, riaffiora tutta la nostalgia di una giovinezza condivisa tra sentimenti ed ideali comuni.

Citare le poesie diventa fondamentale proprio perché la tessitura poetica del libro è alla base del percorso e si costruisce sul verso, sulla sua musicalità, sul farsi a sua volta suggestione che continuamente dialoga con l’anima della poetessa.

Così, continuando sulla strada indicata dall’autrice si arriva alla sezione Il sogno della neve, dove nella poesia “Con voce limpida la sera” si avvertono sensazioni dettate da emozioni profonde e sensuali (ancora “seni morbidi”) che ritornano anche ne “Il sogno della neve”, dove proprio la neve, quasi personificata come in una fiaba sogna, in una atmosfera magica e incantata nella sospensione assoluta del Tempo.

In “Sillabe indulgenti”, si svela tutta la sensibilità dell’autrice nei confronti dei colori in relazione alle emozioni e ai ricordi, così come in “Memoria nostalgia”.

In “Ballata della luna” si sente tutta l’ispirazione poetica dettata da queste atmosfere romantiche e magiche che l’autrice avverte nel mistero della notte, mentre nella sezione Rossomiele, proprio nella poesia omonima, c’è un invito ad abbandonarsi all’oblio dell’ebbrezza donata dal vino e in “Capriccio della luce” la città si fa complice di un’atmosfera dolce che rapisce i sensi.

Ed è proprio nella sezione Viaggi indiscreti che si percepisce il senso profondo del libro, dove prevalgono le suggestioni dettate da momenti vissuti in città lontane e diverse da Firenze, proprio a rappresentare un viaggio nel labirinto della coscienza più sconosciuta e nascosta.

In “Viaggio” lo scorrere del paesaggio si fa ricordo e riporta ad emozioni provate nell’intimità del cuore, mentre in “Folgore di bianco” un ritratto particolare di Pisa in dicembre, le immagini sono filtrate dai sensi della poetessa.

Ma è proprio nell’ultima sezione, La casa dai mattoni rossi, che il cerchio del Tempo si chiude con il ritorno ad una memoria fanciulla, che ancora vive ed arde nel cuore dell’autrice ed alimenta sogni e magiche atmosfere incantate.

In “Pagine di viole” i ricordi del mondo dell’infanzia è velato di colori, fiori e magie, ne “La casa dai mattoni rossi” prevalgono le suggestioni di un passato che ritorna tra lampi di luce, giochi di ombre e fiori, mentre in “C’era una volta…” il ricordo approda alle fiabe raccontate alla luce del fuoco dell’infanzia.

E proprio “Scrivevo sempre i sogni”, dove la nostalgia del passato, di ciò che si era e in parte ancora si è nell’inseguire i sogni e non la vita, e in cui si genera l’impressione di una realtà rappresentata da ciò che è dentro il cuore e non in ciò che è fuori, diventa il fulcro dell’intera opera.

In questi versi intensi si svela l’epifania di un sentimento e di una visione della vita che ci lascia incantati a immaginare una dimensione onirica dove il Tempo si dilata fino a raggiungere i confini sfumati e misteriosi dell’infinito, confini che solo la poesia riesce talvolta ad esplorare.

Recensione
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