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Presentazione a
Percezioni
di Giovanni Sato

la Scheda del libro

Maria Beatrice Rigobello Autizi

E la poesia diventa immagine...

Il secondo libro di Giovanni Sato, Percezioni. Poesie, realizzato in collaborazione con il Fotoclub di Padova, inverte il processo di creazione sperimentato un anno fa con Il realismo della luce. Poesie.

Nel precedente lavoro trenta fotografi del Fotoclub hanno donato a Giovanni Sato una loro fotografia, che il poeta-fotografo ha tradotto in poesia sperimentando il passaggio dalla emozione visiva alla parola. L’ultimo libro invece sfida la creatività in senso inverso. Giovanni Sato ha scritto le poesie e ne ha consegnato una ad ogni fotografo perché fosse tradotta in immagine. Il processo creativo si è presentato più arduo perché si è partiti dalla sensibilità del poeta per arrivare alla valenza estetica dei fotografi.

Giovanni Sato è una figura complessa nell’ambito della cultura di Padova. Medico specialista oculista, esperto di riabilitazione visiva dell'ipovisione, vive la sua professione con grande sensibilità. I suoi pazienti sono uomini e donne che hanno un vissuto di cui egli diventa compartecipe, condividendo con loro le conquiste, grandi o piccole che siano, immedesimandosi profondamente nel percorso che può portarli a ritrovare una luce. Non di rado, sia pur velatamente, le esperienze del suo lavoro diventano poesia.

Ed è la poesia che da molti anni lo accompagna nella vita, ma anche la musica, perché egli suona la chitarra classica, il pianoforte e l'organo. Anche in questo campo Giovanni Sato non si è mai sottratto alla sfida di far interagire forme d’arte diverse. La musicista Renata Zatti Cicuttini (1932-2003) sulle sue poesie ha composto opere musicali per flauto e arpa, arpa e violino, flauto e voce recitante. Un'altra musicista, Francesca Dirigili, ha composto Dire Segreto, dalla raccolta Intonazioni, per flauto recitante (2002) e numerosi sono stati i concerti eseguiti in Italia di queste opere.

Ma vi è anche la fotografia tra le passioni di questo artista, che ha partecipato a numerose mostre fotografiche e che concepisce l’arte come partecipazione e compartecipazione, come azione e interazione totale, in un inscindibile rapporto tra emozione ed esperienza.

La poesia di Giovanni Sato è volontà di esprimere pensieri, sensazioni, capacità di trasmettere quelle che sono le esperienze umane tradotte in senso universale, passando dall’individualismo a un senso di costante compartecipazione. In Sato la sensazione si fa pensiero, crea relazioni e interferenze, plasma le parole e le porta al cuore per rendere quel che nasce dentro.

Discreto ma sicuro, talvolta quasi sottovoce, nel volume Percezioni. Poesie, egli traduce la percezione come forma attraverso la luce, e di rimando la fotografia di Mario Dal Molin allunga l’ombra lunga della sera.

Le parole si snodano tra le pagine del libro, sfuggono a qualsiasi tentativo semplicistico di inquadrarne il significato all’interno di un testo, catturano il pathos, creano relazioni, traducono pensieri che il linguaggio spesso teme di affrontare.

Ed ecco che i sensi accettano la sfida delle parole. La vista, la bellezza di ritrovare la luce, il raggio reale e irreale, di vedere, di osservare. E poi il sentire, udire le voci dell’uomo, della natura, degli oggetti inanimati. Avvertire il caldo, il freddo, perché le parole ci accompagnano anche attraverso il percepire del corpo, lasciarsi inondare da una marea di dolci sogni e dal raggio di Gianluca Saggin, godere delle sorti indovinate dall’inizio d’alba e poi perdersi nell’alberità di Luca Norbiato, scoprire che sei tu la luna che aspettavo e lasciarsi affascinare dal reticolo d’ombre di Maria Luisa Liviero. Toccare l’edera che si aggrappa lungo i muri, ma anche le immagini di pietra del giardino di Lea Padovani, le foglie al limite del bosco di Lamberto Ferro, l’abito farfalla della donna di Ornella Francou. Naufragare nelle verità fra cielo e terra e tra i monti avvolti da nuvole leggere di Lucia Pavanello, perdersi nel contrasto che ha la sua sensibilità e il paesaggio di fiori infinito di Ettore Visentin. Scoprire le relazioni tra le foglie d’acqua sopra l’albero riflesso e la magia dell’immagine della donna, catturata da un tronco, di Francesco Munaro o degli alberi svettanti di Francesco Carmignoto.

Le poesie rimandano alle fotografie, le parole si riflettono sui colori delle case, sulla natura, sui paesaggi, sui volti, su scorci di città, su forme astratte che riflettono l’ombra di un pensiero.

Sato non cerca di dominare la realtà, non la inquadra in un sistema, ma si limita a percepirla e a farla percepire. I fotografi si accostano alla sua poesia e creano combinazioni di immagini, dimostrando che infinite relazioni si possono creare quando il comune denominatore è l’uomo, con i suoi sentimenti e il suo mondo fatto di pensieri stratificati, di emozioni coscienti e di ricerca di un quid indefinito. Poesie e immagini si muovono in parallelo verso un processo di simbolizzazione interiore che porta a vivere intense emozioni.

Il volume, alla fine, si chiude con un’onda di luce che sfida i sensi nella percezione.

Raggio-colore
luce di sogno
raggio sonoro
sottile segno
di ciò che dentro
cambia nel tempo.

Il poeta torna al concetto di tempo, di cambiamento, di essere e divenire. Il protagonista è sempre, e comunque l’uomo.

Materiale
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