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In viaggio. Poesie di vita e di dolore

Ogni istante è lingua diceva Rimbaud, ogni illuminazione oscura la luce opaca delle illusioni. Un libro contro le illusioni pare essere ‘Poesie di vita e di dolore’ di due autori che si ‘confrontano’ su una soglia sottile e rischiosa: quella lingua della poesia da cui tutto qui pare provenire e che trasforma le parole ‘ultime’ nelle prime da dire. Una cogenza di indomabili significati scalpitano in queste poesie per diventare densi di presenza.

Ogni testo dei due autori, Stanislao Donadio e Pasquale Montalto, con le loro differenze stilistiche , sembra ‘alternarsi’ al vuoto, alle distanze e ai linguaggi di sopraffazione del mondo. Illusioni come disastri dell’essere e del non essere soprattutto, avvinte da una inevitabile decadenza etica ed estetica a cui solo un linguaggio ‘altro’, antagonista e costruito per segnare alternative semantiche e strutturali ai linguaggi usurati e avvilenti del nostro tempo, può contrastare. Per questo i due poeti cercando di recuperare delle estetiche che coincidano rigorosamente con le etiche e uso il plurale perché nonostante l’aspirazione ‘civile’ a unire quello che la banalità del male ha separato, dunque natura da cultura, uomo da macchina, le realtà sono tante e non possono che tentare un riconoscimento in una molteplicità di possibili se non vie d’uscita perlomeno di mondi possibili.

Un impossibile e insostenibile magma di confusione e sperperamento ‘umano’ pare sottolineino i due autori, ha preso il sopravvento e la poesia è forse l’unica chiave di accesso alla staticità del negativo. Ecco dunque, il ‘viaggio’ come movimento irrinunciabile e come ‘metodo’ per spostare l’uomo da uno stato di asservimento e passività ad uno di consapevolezza e reazione. E non manca il richiamo alla poesia della poesia, potremmo definirla, la luna leopardiana è ancora più ingannatrice perché ‘familiare’, percorsa, abitata, in Donadio è ‘parente da quel lato, da questa già nemica’, insoluta come una dimensione promessa e irraggiungibile, inverosimile, appassionata. Questa la luna di Stanislao Donadio e in altri versi come: ‘io sono il tuo nemico dichiarato / Quello con cui ieri hai condiviso / Il pane e il vino la camicia e il fiato.

E ancora ‘Nell’onda lunga di una bella estate’ e in un verso ‘come gregge in un grande infinito recinto’ rende evidente la sua lucida disanima della complessità umana e con lui in un altrove parallelo anche Pasquale Montalto in versi come ‘spirito ribelle cresciuto nella guerra’ / Che contamini gli spazi d’ogni pratosociale. In questi versi tutta l’invettiva , lo spirito critico e civico che si radica nel linguaggio della poesia, cercando , e questo attiene ai due autori in modo riconoscibile ed efficace, nel lirismo più ‘reattivo’, una ‘lingua per dirlo’ . E inequivocabile è il verso ‘no all’incudine dell’inganno e della maldicenza’ di Montalto che non fa sconti e non lascia alla retorica l’ultimo verso.

Recensione
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