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La magia di esistere

L'universo poetico di Pasquale Montalto

Mi sento felice e onorato di poter dare un contributo alla poesia di Pasquale Montalto. Vorrei partire da questa considerazione: professionalmente mi occupo di arte e cosmo art, che è una disciplina artistica. Parliamo allora di arte e nello specifico di arte poetica. Alcuni filosofi sono concordi nell’affermare che ogni creazione artistica genera un universo. Nel momento in cui io leggo una poesia di Pasquale entro in un universo, che ha le sue regole, le sue leggi, e se ci entro ho la possibilità di conoscerlo e scoprirlo nelle sue varie parti.

L’universo poetico è difficile: è maggiormente governato dalle immagini che dalle parole e, spesso, non abbiamo il tempo di entrare in quello che le parole descrivono. Quando riusciamo a entrare nell’universo poetico però qualcosa succede. I primi poeti – e lo dico alla luce della mia conoscenza antropologico culturale – sono stati gli sciamani, perché sciamano è colui che entra nei territori sconosciuti, inesplorati, quali possono essere la morte, la malattia, incidenti vari. Dal viaggio lo sciamano poi ritorna per riportare la salute e la vitalità, lì dove c’era morte e malattia. Ritorna dopo aver recuperato l’anima. E ritorna con una narrazione, che è narrazione poetica. L’insegnamento una volta veniva trasmesso dalla bocca del maestro all’orecchio del discepolo.

La poesia è inoltre una preghiera, la più antica forma di preghiera. Dedicare tempo alla poesia è scegliere cosa fare del nostro tempo e a cosa dare attenzione. Spesso infatti le parole ci scivolano addosso. Ma è giusto chiedersi dove vadano a finire. Mi piace pensare che le parole si possano fermare, almeno per un attimo, il tempo di afferrarle e assaporarle. Se noi quindi diamo il giusto tempo, la giusta attenzione, alle parole, esse restano, rimangono, e con tutta la ricchezza che portano. Come l’opera d’arte, la poesia che parla alla nostra anima, è come un tempio, nel quale entrare con attenzione. Così la poesia di Pasquale Montalto è un tempio e un universo in cui entrare e da scoprire lentamente, per contattare la pace interiore, la serenità emotiva del cuore. La poesia ha un potere terapeutico. E in una crisi globale, come quella attuale, la poesia è un farmaco necessario.

Partendo da queste considerazioni ho letto il libro La Magia di Esistere di P. Montalto e mi sono rapportato con la sua poesia considerandola anzitutto come un universo. In particolare vorrei soffermarmi sulla sua poesia Speranza solitaria (pg. 46), che ho meditato a lungo. Dalla lettura di questa poesia sono arrivate tante cose: sonorità, immagini, idee. Ciò che mi ha colpito è l’attacco: “Siamo soli, | inevitabilmente soli”, dove compare la coscienza dell’”oggetto” e l’invito a entrare nell’universo poetico dell’Autore. Siamo soli dice Pasquale, una solitudine che nasce dal mondo: “un mondo che ci condanna | e non ci vuole”, un mondo che rifiuta di ascoltare e condanna. E’ il sentirsi soli dinanzi al mondo, la solitudine di fronte all’immensità del mondo, una solitudine che appartiene al mondo: siamo in questo mondo e il mondo ci condanna. E’ il tema della “crisi” attuale: “che rifiuta d’ascoltare | le fragili ragioni | di ogni sentire particolare”. I lavoratori oggi si sentono soli e abbandonati e tanti suicidi avvengono per scoraggiamento.

“Anche il vento, | più non trova direzione, e nell’incertezza autunnale | si diverte a sparpagliare | poche e timide parole minime, | che si celano nel gesto”,così continua questa poesia, introducendo degli elementi cosmici. Io, l’Io, si sente solo. Ma anche il vento, il cosmo, partecipano a questo sentimento. Il vento più non trova direzione come io non trovo direzione. Ci sentiamo allora come immersi nella incertezza autunnale, che non decide, perché il vento si diverte a sparpagliare, a spargere dubbi, e l’unica cosa certa è la mia solitudine e la parola minima.

Rimane un’unica e sola pagina di diario, strappata via dall’ira, che ora pende a banderuola. La banderuola è quasi un limite, tra due mondi, tra due possibilità (“unica e sola pagina di diario, | dove il poco è già troppo, | strappata via dall’ira, | pende, impigliata a banderuola, | sull’unico cespuglio vivo, | sul bordo della strada.”). E nell’incertezza, proprio sul bordo, al limite della strada, torna il senso della circolarità. In questo girare intorno, che potrebbe avere nessun esito, sento poi che c’è un cespuglio vivo, la voce della speranza: l’anima beata. Dopo la solitudine, il girare intorno, la condanna del mondo, è la speranza, che rimane e non ci abbandona, a farmi andare oltre. Compare il desiderio di andare oltre l’abitudinarietà del solito agire. Oggi quelli che soffrono maggiormente la crisi potrebbero lasciarsi andare alla disperazione, ma la voce della speranza lascia entrare un canto nuovo.

Prima di sceglierla ho meditato per giorni questa poesia, perché infine è il poeta che trova la verità. E le verità artistiche sono importanti così come quelle scientifiche, perché parlano a noi come uomini e ci dicono qualcosa in più sulla vita. Nel nostro vivere quotidiano dovremmo quindi decidere di ascoltare la voce poetica che ci parla della vita (“Anima beata, | non abbandonare la battaglia, | ora proprio che pensavi | di poterla onorare; | spirito libero sei nata, | e, nella luce fresca del mattino, | lascia che in solitudine | maturi il canto vivo dell’amore sereno; | perché nell’ora disegnata sul giovane prato, | ognuno trovi il diritto | di vivere l’armonia della pace.”).
Recensione
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