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Donne in poesia

Finalmente nel terzo millennio la letteratura si configura come humana e basta! Non più letteratura di genere da relegare in appendici antologiche: ad armi pari nell’agone poetico e letterario. Ecco la nostra triade novecentesca in poesia: Antonietta Benagiano, Alfonsina Campisano Cancemi, Maria Teresa Epifani Furno. Tre voci di Poesia del nostro Sud che Sìlarus ha seguito negli anni, dai primi passi alla consacrazione ufficiale nel Parnaso poetico.

Antonietta Benagiano: Poesia come verità e bellezza.

Per Antonietta Benagiano, pugliese, le due sillogi più recenti: “Di quell’amor…[1]” e “Multa Paucis”[2] edite dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, meritano l’ampio consenso di Giorgio Bárberi Squarotti. A proposito “Di quell’amor…”, l’illustre critico così si esprime: “cantico dei cantici moderno e prezioso, elegante e gioioso, favoloso e vitale. I nomi sono quelli orientali, ma ritmo e immagini sono quelli d’oggi come lezioni di bellezza e di grazia e di speranza”.

Amir e Sada disegnano una delicata storia d’amore. La Benagiano confessa di aver ritrovato tra i libri dei fogli ingialliti e di aver deciso di proporre la vicenda ai disincantati figli del terzo millennio. L’amore passa, forse, di moda? Dal mondo classico, dal mito ai romantici, alle neuroscienze, l’amore non cessa di essere indagato, il “solo immortale” ha in sé qualcosa di imperscrutabile e sfuggente. “German di giovinezza”, non risparmia l’età inoltrata. Chi può affermare di non aver sentito palpiti o, almeno un brivido d’amore? Emozione indefinibile, per i romantici, l’amore è considerato “Appagamento nel mondo finito dell’aspirazione all’infinito” (Schlegel).

Si potrebbe continuare all’infinito: Amore è… A noi interessa come fonte di ispirazione di poesia. Del resto per Benedetto Croce: “la poesia è stata messa accanto all’amore quasi sorella e all’amore congiunta e fusa in un’unica creatura, che tiene dell’uno dell’altra”.

Dal Dolce stile nuovo, dalla “donna-angelo”, l’innamoramento resta condizione paragonabile ad ogni altra, per la quale il soggetto avverte possibilità eccezionali, “divine” e la poesia di ogni tempo, nelle varie culture, lo attesta.

Il sociologo antropologo Baumann sostiene che in una società liquida, come la nostra, anche l’amore lo è per marcato individualismo e mancanza di impegno. Pure resta il momento magico descritto dai poeti classici, come dai moderni “ut deus / dea mihi videtur”.

Da Catullo ad un poeta moderno, di formazione classica, Corrado Calabrò, la trasfigurazione dell’altro nel momento dell’amore, dell’attrazione fatale è descritta mirabilmente.

Calabrò considera poesia e amore come rivelatori di bellezza. Una bellezza, che sfugge ai distratti e che Eros ha il privilegio di cogliere, così come stupore e meraviglia sono fonte di poesia, “lente dell’ultravisibile”, “bisogno dell’illimite”. Come l’amore, la poesia comunica prima di essere capita, produce vibrazioni interiori[3]. La comunicazione poetica è intuitiva non è discorsiva proprio come nell’amore, che nel suo nascere si nutre di sguardi, prima ancora che di parole.

Antonietta Benagiano, letterata a tutto tondo, scrittrice, saggista, autrice teatrale, rivela una straordinaria sensibilità lirica. Con buona pace dei ragionieri dei generi letterari, non esistono paletti nella creatività e l’artista di terra Jonica è considerata dal Gotha della critica letteraria, al di là di ogni scuola e avanguardia, scevra da banalità, da superficialismi. Poesia è per la Benagiano la “parola” pregnante della profondità di pensiero, parola che, come rileva Roberto Pasanisi, “ha la capacità di fondere la forza simbolica dell’immaginazione con le figure concrete della realtà”. L’aderenza dell’immagine all’idea è peculiarità di una lirica che, nell’impatto con la realtà, rivela delicatezza di sentire e si sostanzi del mito come archetipo, come trasfigurazione della realtà e trasposizione della verità. Amir e Sada in un canzoniere dell’anima rivelano e comunicano emozioni e sensazioni. E la parola diviene illuminazione improvvisa, come un lampo nella notte, suono e colore. Al di là della scala dei significati, poesia dell’ineffabile, dell’indicibile. Il suono e il ritmo sono connaturati alla poesia, che è essa stessa musica.

Spartito dell’anima e spartito musicale, all’unisono, con varietà di note e di registri. Poesia come esigenza dello spirito e urgenza di comunicazione nell’universalizzare gli stati d’animo. L’amore, che si comunica, attraverso lo sguardo, si perde negli occhi dell’amate… “Sì / me guardano i tuoi occhi / …guardano / me, trepida / l'anima mia / carezza di violini…” E l’amore diviene tensione verso l’infinito “… sei già nel mio cuore / nella mente / con te / questo mare / s’indora di infinito…”

Amore tra estasi e mistero. Amir, “mia estasi  /  bellezza / ove l’anima si specchia / …è magia d’amore”.

Sada … “Momento fermati! / Si disvela / il mistero / ora / qui a questa distesa appari”.

Un canzoniere dell’anima, un diario lirico che, sulla scia del Petrarca, si divide in due parti: in vita e in morte di Amir, il giovane dalle fattezze apollinee.

Sempre amore fa rima con dolore. Sempre Eros, l’amore, la vita si incontra, scontra con la morte, con Thanatos.

Sada “… L’amore è fragile ampolla di vetro”. Versi icastici come Haikù, che penetrano nell’anima e suscitano vibrazioni profonde. La lingua diventa parola con echi semantici, che suscitano stupore lirico. Di rimando Amir… il nostro amore / fragile ampolla / noi, / ci perdiamo…

Si effonde il dolore nel cuore di Sada…

“questa sera la luna non è più luna la luna… O superbo dolore!” La memoria può placare il dolore della perdita?

“Un’ora / ogni dì / mandami / di quel che vivemmo un attimo…” “L’illusorio mondo resta sopravvivenza”

“… Non saprai mai il mio inverno senza fine”.

Versi scultorei, quasi epigrafi. Per Borges “ogni poesia è misteriosa. Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere.

Leggere i versi di Antonietta Benagiano significa scoprire significati sempre nuovi e diversi, ritrovare consonanze nel proprio vissuto.

Della più recente silloge poetica: “Multa paucis”, autorevolmente Squarotti rivela i temi salienti: le tue poesie sono morali e visionarie, riflessive e dolorose; e il discorso sempre appassionato fino alla luce piena della rivelazione del vero.

La poesia è ricerca di verità come meta di un travagliato scavo nell’interiorità per ritrovare la parola, che trasfigura in immagini la dolorosa visione della storia in un momento di degrado morale, che impone una seria riflessione per risalire la china. Roberto Pasanisi, nella prefazione, sottolinea “un sentire morale risentito nelle rime aspre e chiocce”. L’espressione che, di fronte alla deriva inesorabile del mondo, diviene “petrosa”, riporta al “rimare guittoniano”. Le parole della poesia, ancora più eloquenti delle parole sulla poesia, rivelano la profonda coscienza etico-civile della Benagiano, che denuncia il malessere della storia, attraverso lo strumento della poesia. Né manca un sottile velo di amara ironia come ne “La partita”.

“Ping pong / la partita è per noi / a voi sberleffi alla Costituzione / … “dall’onorevole vola via l’onorabilità”, … “maschere tutti”; e la Storia è “pianeta di sangue / nettare l’oblio / catena eterna l’odio”. L’attualità è ancora più amara “O Francesco / al tuo annuncio non s’apre il Grande Palazzo / a coscienza ancora insonorizzato / di speranze brevissimo moccolo / spengendo si va”. Versi che scuotono la coscienza e non lasciano l’animo in riposo. Efficacemente Antonietta ci avverte nella premessa: Sgorga qui il verso dallo stupefacente infinito problematico dell'esistenza, dal mistero non conosciuto e non conoscibile, dalla piccolezza del nostro pianeta, degli esseri umani spesso insipienza meschinità e crudeltà, per sinapsi di follia, solo talora palpito di comunione.

La poesia, nell’amarezza del dettato, diviene strada verso l’Ubi consistam per ritornare all’autenticità dei rapporti interpersonali, mettendo al bando le maschere e introducendoci alla scoperta di una verità semplice e antica: la civiltà dell’amore, del rispetto, della solidarietà.

Poesia come verità e bellezza. In sintonia al breve narrare di A. Benagiano. In Focolari[4], nello snodarsi dei racconti, si spalancano finestre socio-antropologiche sulla lontananza dalla bellezza e dall’armonia, dall’umanità autentica, dalla civiltà del dialogo, dal rispetto della natura e dell’altro”. … “O Cibernetico mondo! / Esisti tu Armonia / tensione che sana le ferite?”

In poesia, come in prosa A. Benagiano è ai limiti dell’onirico. In una sorta di flusso di coscienza, denuncia il malcostume generalizzato che diventa costume … “O civiltà, se non siamo costretti da legge, restiamo sotto molti aspetti incivili, abbiamo tendenza ad ignorarla e a trovare peggio ancora, nella Legge stessa, il cavillo a nostro pro”. Non manca la sottile ironia del sale italicum. E il Pellerossa, tolto l’armento di piume, ci dà lezione di vivere civile. … “Bianco, non sputare in terra! / Tu sputi su te stesso / su tua madre e sui tuoi avi / Non sputare! / Vuoi possedere la terra? / È essa a possedere te!... / Tu ami solo il guadagno / per esso in rovina / cielo e aria manderai / acqua e terra / te stesso”.

Il testo ci lascia malinconicamente pensosi. Ci spinge alla riflessione, a ritrovare le profonde radici dell’io contro l’insensatezza dilagante. Nella consapevolezza che siamo tutti responsabili. Nella speranza che con un impegno collettivo potremmo risalire la china.

Note


[1] A. Benagiano, Di quell’amor…, Prefazione di Roberto Pasanisi, Edizioni dell’Istituto di Cultura di Napoli, 2012, € 15,00

[2] A. Benagiano, Multa Paucis, Prefazione di Roberto Pasanisi, Edizioni dell’Istituto di Cultura di Napoli, 2013, € 15,00

[3] L. Rocco Carbone, Poesie d’Amore di Corrado Calabrò in “Silarus”, fasc. 236, nove-dic 2004

[4] A. Benagiano, Focolari, W.P. Edizioni, Bari, 2009; ch. L. Rocco, “Focolari” di A. Benagiano in “Silarus”, fasc. 266, nov.dic. 2009.

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