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La Sirena

Il forte impegno etico-civile, che caratterizza la vasta produzione letteraria di Antonietta Benagiano, raggiunge il suo acme nel poemetto “La Sirena”. Ohimè!, lungi dal mito, la sirena è la voce della guerra, il cui suono di terrore e di morte la Benagiano evoca in onomatopea Eeeee…Eeeee… Eeeee…Eeeee… Notte buia / fredda notte / la sirena il sonno stacca.

Siamo in Puglia, nella città di Taranto, nel secondo conflitto mondiale. Le bombe cadono numerose sopra il Mar Piccolo e il Mar Grande. A uomini, donne, vecchi e bambini non resta che raggiungere il rifugio, affrontando nel buio, freddo e pioggia, tra i morsi della fame. Anche la piccola Ninì col fratello lascia in fretta la casa, che minaccia di crollare.

La forma innovativa del poemetto, nell’alternarsi di versi, ora cupi, ora drammatici ed epici, intervallati da cantilene e filastrocche infantili, come da amarcord di canzonette, del cinema dei telefoni bianchi, traduce il chiaroscuro dell’esistenza, nell’atrocità del momento. Tre i momenti, in cui si snoda il poemetto: “Terrore”, “Normalità come si può”, “Bombe”. La guerra, scandalo che dura da 10.000 anni, che ne “La Storia” di Elsa Morante, è vista , attraverso gli occhi di Useppe, in “La Sirena” è vista attraverso l’innocenza di Ninì, che diviene il simbolo di milioni di piccole anime, falcidiate dalle guerre, che non cessano di colorare il pianeta del rosso del sangue, del nero del lutto. “E’ un filosofo il bimbo, che qui vive con la memoria di un mondo celeste, da poco lasciato.

Lo è anche Ninì”. E’ la dedica significativa che Antonietta Benagiano, antica e valente collaboratrice di “Sìlarus” sottoscrive nell’inviare in redazione il testo, che affronta il tema dell’infanzia, così caro alla Morante. Ninì è sorellina di Useppe, di Arturo, di Manuel, si inserisce tra “i felici pochi”, in grado di captare il segreto delle cose, capaci di stupore e di meraviglia, propri dell’innocenza, di tutto ciò che è puro, è incontaminato, che è Natura e si oppone alle convenzioni e alle sovrastrutture della Storia. Ai piccoli è dato di “vedere dal cuore” 1) giacché l’essenziale è invisibile agli occhi. Anche nella concezione della Storia la Benagiano, convinta dell’assurdità di ogni guerra, che priva l’uomo della sua dignità, della sua vita, è sulla stessa lunghezza d’onda della Morante. Il poemetto diviene infatti anatema: maledette guerre / balordo crudele chi le provoca / s’illude / illusione spande / fratelli non sono gli esseri umani / impasto d’odio siamo / rovina e morte.

Si conferma il respiro etico-civile della scrittura della Benagiano in poesia, in narrativa, in saggistica come nella produzione teatrale, permeata da sentimenti di solidarietà, di pietas, di amore, di speranza contro l’aridità del razionalismo. La Storia non è forse per la Morante “memoria del disamore”? 2) Il dolore di Arturo, che abbandona l’isola, metafora dell’adolescenza, è il medesimo dolore di Ninì che, costretta a sfollare, vive e soffre il dramma della infanzia perduta. Guerra bombe sirene sfolliamo anche noi no noi no non torneremo sfollati non siamo non più di Taras noi noe scivola in fondo all’anima l’infanzia. Acutamente Roberto Pasanisi titola la prefazione al testo: “La Sirena” un poema di formazione al di là del “principio di piacere”. Nella vita, nella Storia, ieri come oggi, è “L’enigma in scena” . 3) Antonietta Benagiano semper docet… Grazie!

1) M. Donnarumma D’Alessio, Vedere dal cuore, Gribaudi Editore, Milano 2008

2) L. Rocco Carbone, Il mondo salvato dai ragazzini, Kairos Editore, Napoli 2012, pp. 25-25

3) A. Benagiano, L’enigma in scena, Edizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, 2017

Recensione
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