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L'Enigma in Scena

“Un mondo guadagnato per la tecnica è perso per la libertà. Il dilagare della civiltà delle macchine coincide con il calo sempre più crescente della Spiritualità dell’uomo”. Il pensiero di Bernanos, opportunamente sottolineato da Roberto Pasanisi nel saggio introduttivo al testo, rende in pieno il pensiero di Antonietta Benagiano, che attraverso ventuno racconti fulminanti ci invita a riflettere sulla nostra enigmatica esistenza. La vita da mistero ad enigma. L’uomo, fabbro del proprio destino, ha forgiato progressivamente armi letali alla sopravvivenza della Humanitas.

Il tramonto splengeriano dell’occidente è il tramonto dell’umano, paradossalmente decretato dall’uomo stesso. L’abiura della spiritualità emerge dal “breve narrare”, in cui Antonietta Benagiano è raffinata “magistra”, che coniuga profondità di pensiero e chiarezza di eloquio. Racconti paradigmatici dell’insania collettiva, che ha elevato “tecnica e burocrazia a divinità supreme del mondo”. Nomen est omen, i titoli sono significativi: “Burocratismo e oltre”; “Dialogo da monologhi”; “Invasione”; “L’estraneo”; “Tempo e anima; “Pausa”. Ogni racconto diviene spaccato della società, ma descrive comportamenti ed atteggiamenti omologati e massificati. Così in una sala d’attesa la digitazione regna sovrana. Digito, quindi sono ha sostituito il cogito cartesiano e distrutto la società del dialogo e l’autentica comunicazione. I racconti trasudano perle di saggezza. “Le vorticose digitazioni non annullano la solitudine dell’essere umano, da sempre solo, ancora più solo”.

Più chiaramente, “… Nel prevalere dello strumento, il computer è diventato il prossimo…, perciò la società contemporanea, oltre ad essere senza Dio, come l’altra che l’ha preceduta, è senza prossimo”. “… Il sapiens sapiens sta trasformandosi in technologicus…” “… E nel frattempo appariamo marionette grotesques”. Inviamo messaggi e commenti a chi è lontano, ma non prestiamo attenzione a chi è vicino, a chi ci siede accanto. Senza il linguaggio del corpo, senza lo sguardo, espressione del volto e specchio dell’anima, la comunicazione è solo un artificio, non trasmette pensieri, emozioni. Ed è la parola (verbum ac ratio, logos), l’autentico volano di comunicazione interpersonale. Oggi si oscilla tra afasia, vocalità del nulla, o insulsa logorrea, in un vano blaterare, senza educazione all’ascolto. Monologhi che ignorano il dialogo.

L’incomunicabilità anche in famiglia, pur nel quotidiano esercizio della convivenza. La solitudine incide sulla qualità della vita, sul malessere collettivo. La tecnologia più avanzata non genera benessere, il malessere da latente diviene progressivamente evidente. Astronomi, astrofisici ricercano la vita nella parte sconosciuta dell’Universo per scoprirne l’espansione, attraverso la distribuzione delle galassie, rispetto alla materia oscura. In attesa che onde e sfere luminose si volgano verso il nostro pianeta, inondandolo di luce. Luce che dovrebbe illuminare in primis le coscienze, rivelare e svelare quell’unicum che ciascuno, pur fibra dell’universo, rappresenta nella sua unicità e irripetibilità. L’enigma della persona, del presente, del futuro, “trasfigurato dal passato, presente del cuore”. Un auspicio del quale ringraziamo Antonietta Benagiano, che ancora una volta si fa dono a tutti con la sua scrittura, che si sostanzia di senso etico ed estetico all’unisono.

Recensione
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