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Antonietta Benagiano, scrittrice e saggista raffinata, dedica a Simone Weil, nel centenario della nascita, una breve ma intensa monografia. Il ritratto dell'imperativo categorico in gonnella, come la filosofa veniva definita dal preside dell'Istituto Superiore di Parigi, non senza una punta di ironia, emerge a tutto tondo. La Benagiano, con intuito e perspicacia, con empatia e rigore scientifico ad un tempo, penetra nelle pieghe riposte della complessa personalità della pensatrice, inquadrandola nel contesto storico del secolo "breve".

Simone Weil, donna fuori dagli schemi, paga il fio della sua eccezionalità, della sua supremazia intellettuale in ambiti tradizionalmente maschili.

Storia antica come quella di Ipazia, capace di insegnare agli uomini e quindi "empia", nella visione di chi per la donna non concepiva altro modo che quello dell'obbedienza e del silenzio...

Simone Weil, vittima di pregiudizi e stereotipi nel suo percorso esistenziale filosofico, costantemente mossa dall'ansia della verità e dalla lotta per le ingiustizie, paga sulla propria pelle, in termini di emarginazione e di solitudine, le sue scelte rivoluzionarie. In primis, la rinuncia al benessere materiale della famiglia d'origine. La scelta della povertà, per la "communis opinio" follia, diviene, il lei che ama l'eguaglianza, scelta di libertà, distanza dalla necessità, dalle forze meccaniche, che rendono l'uomo una cosa.

Il pensiero filosofico di Simone Weil diviene profezia. Anticipa il malessere del nostro tempo dominato dalla omologazione, che rende incapace ogni autonomo pensiero. La prima ingiustizia per la Weil è la separazione tra lavoro manuale e intellettuale e la conseguente supremazia e prevalenza della direzione sull'esecuzione. Esperienza del lavoro in fabbrica, da intellettuale, conferma le sue convinzioni. Il suo obiettivo di fondo è la salvaguardia della dignità dell'uomo contro la Forza che domina la Storia, contro l'oppressione che schiaccia la libertà. La Benagiano puntualizza, "... chiesto un congedo dall'insegnamento, dal 4 dicembre 1934, Simone Weil vive per otto mesi l'esperienza durissima della fabbrica elettrica e metallurgica, poi come pressatrice e fresatrice alla Renault. Per la Weil la conoscenza per essere autentica deve entrare nella carne. Le sue condizioni di salute, già precarie, ne risentono ma è lo scotto da pagare per il suo impegno verso i succubi della Forza/Violenza produttiva, considerati non "esseri umani", ma "cose". Il fallimento dei totalitarismi di Destra e Sinistra l'avevano convinta dell' inabitabilità del mondo, dell'impossibilità di varcare la soglia della speranza.

All'inizio del nuovo millennio, nonostante l'evoluzione-involuzione nella prigionia della Tecnica, il mondo resta "inabitabile" tra affarismi, corruzione, rovina della terra e dilagante disoccupazione mondiale... Da rimpiangere il tempo dell'operaio "oppresso" lamentato dalla pensatrice? Il testo suscita riflessioni molteplici ed offre lo spunto ad analisi e dibattiti.

E' la forza del pensiero di una grande filosofa, la Weil, che si incontra con l'ermeneutica di un'acuta saggista, la Benagiano. Il lettore "consapevole" riceverà lo stimolo ad ulteriori, proficui approfondimenti. Un testo è valido, se apre altre porte. Simone Weil di Antonietta Benagiano dilata l'orizzonte della mente.
Recensione
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