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La piega storta delle idee

Prima di entrare nell’opera, nel pensiero e nella poetica di Giovanni Di Lena, permettetemi una breve considerazione di carattere generale.

Se intendiamo la poesia in senso classico, ovvero espressione di sentimenti, beh, dobbiamo dire che questi nostri tempi di poesia ce ne fanno respirare davvero poca. Non è il sentimento, ma il profitto a farla da padrone, è l’economia a dettare legge e, si sa, l’economia non si sposa con il sentimento. Capita che alcune notizie, soprattutto alcune immagini televisive ci colpiscano, ci disgustino, ci portino anche a indignarci (pensiamo alle decapitazioni firmate Isis, ai corpi senza vita dei migranti in mare e sulle spiagge del mare nostrum)... ma è un’indignazione che dura poco, un disgusto che è presto bruciato, una riflessione presto sepolta sotto il velo dell’oblio che cala sulla nostra memoria a causa delle altre innumerevoli news da cui siamo bombardati di continuo e in tempo reale.

E se poi rimaniamo dentro i confini della nostra Italia e guardiamo a noi italiani, un popolo, si diceva una volta, di poeti, santi e navigatori... dobbiamo purtroppo prendere atto che oggi non ci distinguiamo più per le santificazioni, ma per il dominio delle mafie e della corruzione; in quanto a navigatori poi, navighiamo sì, ma in beata solitudine, seduti in poltrona, isolandoci davanti a pc, tablet, smartphone e simili oggetti, che ormai ci possiedono.

E i poeti? Beh, bisogna ammettere che i poeti non ce li facciamo mancare... continuano a proliferare. Ma non sono io tra quelli che pensano che quest’abbondanza sia un male, tra coloro che si lagnano perché sarebbero in troppi a scrivere a tutto discapito del livello qualitativo e in troppo pochi a leggere. Intanto è positivo che ci provino in tanti a scrivere, a testimonianza di una progredita e più diffusa capacità di comunicazione scritta... quello dei pochi lettori è un altro capitolo.

Tra tanta poesia prodotta sta a noi ovviamente scegliere quella di buona qualità. E questa di Giovanni Di Lena è a mio parere poesia da leggere. E’ senza dubbio alcuno di tutto interesse.

In genere quando siamo di fronte ad un libro di poesia si leggono le poesie e dalle medesime, si cerca di interpretarle e si risale al pensiero dell’Autore. Ma questa volta dal momento che l’Autore è lucano, è delle nostre parti, è una nostra vecchia conoscenza, è opportuno fare il percorso inverso. Chiariamo, per chi non lo conoscesse, chi è Giovanni Di Lena, così potremo meglio comprendere i suoi versi e tutto ciò che è insito nella sua opera di scrittore. E vi dico subito che io amo questa Persona... non mi fraintendete, non sto facendo coming out, (permettetemi la battuta...ho altri gusti erotici), voglio dire che grande è la mia stima per Giovanni, con lui ci intendiamo a meraviglia, ci ritroviamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda nelle discussioni su tematiche a largo raggio, nelle analisi e nelle valutazioni su problematiche socioculturali, perché è persona lineare, diretta, solare, di tutta modestia, dalla schiena diritta, dalla grande dignità. Semplicità, pulizia d’animo, grandezza interiore, buon senso, sensibilità culturale sono i caratteri che lo distinguono e che, pur senza titoli accademici, (sono convinto che non sono i titoli che fanno il colto) ne fanno una persona colta nel senso più autentico della parola. Ma sentite cosa dice egli stesso di sé in una sua lirica esplicativa già nel titolo: Semplicità (pag. 10)... Nella lirica inaugurale della raccolta, a pag. 9, estrinseca il suo datato amore per la poesia, che lo ha incantato sin da fanciullo, la cui universalità, dice, è nell’essere ovunque e di tutti; la terza e la quarta lirica pongono un altro tassello alla conoscenza della persona Di Lena: significativi sono i versi. Io che sono nessuno/ voglio tenere viva/ la mia dignità. E poi: La mia scelta? Non cadere nell’oceano/ degli ammiccamenti subdoli:/ avere delle idee senza briglia/ è la vera libertà.

Ecco... Giovanni Di Lena è qui, in questi versi. Posso aggiungere che è uomo concreto, che ha sempre vissuto nel mondo del fare, che ha potuto toccare con mano la fatica in fabbrica, un’esperienza purtroppo finita male, non certo per sua responsabilità, e che tuttavia ha lasciato in lui segni non facili da assorbire.

Ecco perché la sua è poesia non fine a se stessa, i suoi versi non sono inutili contorsioni, soffi di vuoto sentimentalismo; non si tratta di poesia dotta, pensata, costruita e infarcita magari di grecismi e latinismi. Niente di tutto questo.

Quella di Giovanni Di Lena è poesia, che ha le sue basi profonde nel vissuto, nelle esperienze familiari e personali che l’hanno formato, è poesia calata nella realtà quotidiana, una poesia non volatile, ma che si immerge e si sporca nel sociale. Un sociale che con le sue ingiustizie profonde, con certi privilegi di caste da era medioevale, con il malcostume imperante, con la corruzione diffusa, con i soprusi ai danni dei più deboli, con lo sfruttamento selvaggio del territorio e i conseguenti danneggiamenti nefasti e irreparabili all’ambiente, non può soddisfare un animo sensibile, etico quale il suo.

E’ da qui, è da questa visione amara del reale che nasce la poesia di Di Lena: che è denuncia di quello che non va, delle tante malefatte, dell’inaffidabilità di certa politica, dell’irrazionalità umana. ‘La piega storta delle idee’... Le idee di progresso per tutti con le quali la rivoluzione industriale da decenni ci ha inondato, di benessere diffuso con cui ci ha illuso e poi deluso, hanno preso una brutta piega, una piega che porta a drammatiche storture, a rischi e a disagi per la salute psicofisica e che addirittura mette a repentaglio la sopravvivenza dell’uomo e dello stesso pianeta Terra.

Ma quello che nelle sue prime raccolte era un grido, era aperta ribellione, rabbia espressa a gran voce, giovanile, spontanea e istintiva esuberanza, in ‘La piega storta delle idee’, si manifesta con modalità pacata, ma con uguale fermezza e convinzione. E’ poesia della maturità. Di Lena ha grande consapevolezza dei tanti problemi sociali, dall’ottica della sua dirittura morale e della sua grande sensibilità non si dà pace e prova vera sofferenza. E tuttavia non vuole stare a guardare il mondo che va verso il baratro, non vuole rassegnarsi a stare zitto, a mettersi in un angolo in disparte, non intende tirare a campare. Reagisce, perché evidentemente c’è ancora in lui il lume della speranza, la speranza che la direzione del mondo possa cambiare verso. Sa che non è facile che avvenga, enormi sono le resistenze al cambiamento dei poteri forti. Intanto avverte forte dentro di sé il dovere di fare qualcosa per apportare un qualche miglioramento. La speranza è che altri lo accompagnino in questa lotta.

E’ questo il senso della sua poesia. Una poesia dall’alta funzione sociale. Affida ai suoi versi il compito di smuovere le coscienze anestetizzate e fuorviate dall’informazione pilotata dei media, di far riflettere, di cambiare certi comportamenti, di cercare di sensibilizzare i poteri forti e di spingere a vincere quel torpore da ignavia o da rassegnazione che affligge i più.

Ce la farà la sua poesia a vincere questa battaglia? Niente sogni... Di Lena è ben consapevole che la sua è quasi una ‘mission impossible’, ma lottare, fare qualcosa per cercare di migliorare il mondo è da sempre il suo imperativo categorico. E’ cosciente che la sua poesia è un’arma spuntata, sa bene che in questo nostro tempo l’immagine riesce a scavare molto più in profondità ed è ben più incisiva della parola, si rende conto che la carta stampata ha una forza penetrativa e diffusiva ormai abbastanza limitata al confronto con la TV. Niente illusioni, dunque, ma la speranza di un cambiamento, sia pure infinitesimale, della realtà circostante c’è. E’ una goccia, ma ad essa potrebbero accompagnarsi altre gocce. E chissà... la speranza è che arrivi un temporale a lavare e far rinsavire il pianeta Uomo e a salvare il pianeta Terra. Intanto uniamo anche la nostra voce, la nostra denuncia, la nostra protesta a quella di Giovanni Di Lena.

L’augurio migliore è che questa poesia possa far da traino, da motore del cambiamento, affinché le idee dell’uomo abbandonino la piega storta che hanno preso e facciano viaggiare verso un futuro diritto, guidato dal buon senso e dalla razionalità. Questo ho potuto cogliere da ‘Lacerazioni’, la prima delle due sezioni in cui è diviso ‘La piega storta delle idee’.

La seconda, ‘Vicinanze’, è più intima, personale. Con queste liriche Di Lena rientra in se stesso, cerca una serenità interiore, una serenità non facile da trovare, perché i momenti difficili non mancano, perché le gioie mancanti lacerano l’anima, perché le micce innescate con il suo impegno socioculturale non gli fanno intravedere ‘nessuna luce all’orizzonte, motivazioni che mettono in bilico la stessa fede nel Signore.

Ma dei momenti di serenità Di Lena li trova: e li trova negli amori della sua vita: l’amore per la sua donna, l’amore per la poesia, l’amore per la mamma, per il ricordo delle cose semplici che non ci sono più. Ed è una fortuna, come esterna lo stesso Autore negli ultimi versi di ‘Routine’, che egli abbia alimentato il ‘fuoco dell’amore, perché gli scalda la vita e lo preserva dalle cattive stagioni’.

E noi gli auguriamo ottime stagioni, così come merita.

Recensione
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