Servizi
Contatti

Eventi


Da questo mare

"Il volumetto Da questo mare si compone di tre parti: “L'amore che ti manca” (Davanti alle crocifissioni di G. Manzù); “8, o della città” (pregando con l'angelo); “Da questo mare”. E' ricco di citazioni, dediche, exergo, luoghi, date, la cui ridondanza possiamo perdonare all'Autore, grazie alla sua nota nella quale dice – tra l'altro – “...una delle corde della poesia...è il dialogo sempre aperto con gli autori che l'hanno preceduto e con quelli a lui coevi.” Anche se... potremmo obiettare che il “dialogo” può essere sottinteso, lasciando alla cultura e alla sensibilità del lettore, il compito di scoprirlo, senza essere – in questo - “edotto”.

Si tratta di una poesia non facile - da “ruminare”, a tratti da “decifrare”- che riflette la formazione umanistica, la sensibilità dell'Autore espressa a volte in una visione “onirica” e in una poesia assolutamente originale.

Nella prima sezione, non semplicemente descrittiva della scultura di Manzù, (Porta della Morte, in S. Pietro a Roma) il poeta s'immerge nell'evento, paradigma delle sofferenze umane, chiedendosi però:

...Ed allora, come inverare luogo
nel luogo caparbiamente l'Evento,
tra scarto e potenza la dicibilità
nella prossimità della carne
con cui convenire insieme al mistero?...

(Otto)

Riflessione, meditazione, preghiera, persino dialogo con lo scultore:

...Alle mani hai dato talento
nell'intelligenza che guida la figura
alla forma: nell'invaso che dice
la Tua storia con noi, la speranza
e l'ansia degli assenti.

Quale temperatura, quale gradazione
ha parlato nella sua incandescenza
dall'incavo della formella?

La Tua carne, nel respiro
o di chi ha reso a Te la sua preghiera
nell'unione inginocchiata
di chi crede e non crede cercandoTi
nel vano degli scomparsi?

Manzù, in te grida
la spurgazione del ferro, il cui freddo
Cristo conosce come nell'antica genia
scavando abbandoni nel ventre.

… E' questo l'uomo in più: l'amore
a cui manchiamo, la direzione
dove anche l'arte nella sua arte si arrende,
nell'ingresso che compiendosi
fa della nostra fatica memoria…

(Sei)

La seconda sezione è viaggio ( o più viaggi, quotidiani?) sul tram 8, scandendo le poesie con le fermate del tram, nominate ad una ad una, reali e simboliche; il poeta-viaggiatore, acuto osservatore – si lascia andare, non alla monotonia del viaggio, ma ai pensieri, sempre nuovi, che evoca l'andare ed il rollio:

Largo Ravizza

Siamo sempre tutti
in attesa di un segnale
che dalle orecchie riempia le tende,
anche se di fronte è l'amore-
troppo incerto e poco moderno
ai nostri occhi mutevoli.

Ma è da qui che noi partiremo
nel silenzio che è nella terra
spenti gli ipod, radunati i dispersi.

Lungaretta

Non darti nome ma appartieni
al mistero che anche di te sarà terra
e specchio imparando il sentire.

Siamo tutti ritorno a quell'unico ponte-
alla nuda chiarità della voce-
che ora ci coglie prima dell'Ara Coeli.

Una parola tolta, non aggiunta-
ché amore cadrebbe nel panorama non nostro,
nel seno del Padre germoglio.

I medesimi passi camminando
fin quando non saremo riuniti.

Da un fatto di cronaca - l'abbandono in mare e la morte di un giovane immigrato di 16 o 17 anni a Licata, in Sicilia - si ispira il Poemetto che dà il titolo alla Silloge: una lunga poesia, con espliciti riferimenti (in nota) ad altri poeti; versi alla ricerca di un senso, non tanto d'una morte assurda, quanto di un viaggio - forse ancora più assurdo, nell'epoca delle conquiste mediche, sociali, della globalizzazione.

Significativi alcuni passaggi:

Non hai nome
ma appartieni alla serie dei nomi
che non sono tra la schiera degli angeli:
il tuo spazio adesso è tra la riva e la terra.

Il tuo spazio adesso

è in nessun altro ventre- mareggiato
e concluso
entro una morte venuta per acqua.

Tra i forse, solo
ciò che per te ebbe valore
dal fondale potrebbe ridare
radice
e dire quanto vasta l'età
del sogno danzante, dal deserto alle spalle

il risveglio, la tua impronta
smuovendo la costa.

Qui è il lampo a decidere il tempo
e il rigetto, nella divisione veloce
di umano e non umano.

Qui è la parola a nascondersi
ed è per questo che il canto non sale:
non può, NON DEVE,
il battito
reciso al suo metro.

Poi, aggiunge. quasi per timore di cadere nel lamento collettivo, che lava le coscienze, e dice:

Non vogliamo stancarti con versi di lutto
ma siamo nati uomini, non siamo nati fiumi
il cui varco è scritto, il cui varco è dovuto,
aperto
nella distesa che da sempre
lo aspetta- grande, mitica, buona…

Fino a cogliere, la ragione della tragedia, forse, in questo passaggio:

Eppure – accade- il vero male,
la vera morte, è nella fatalità del male
nella fatalità della morte; l'accettazione
oscura che poi il cuore confonde
e divide, possiede, ognuno dell'altro
non riscattando la perdita.

Così, per spegnimento avviene
la resa, per contenzione, nella deriva
non ricordando l'inizio o il motivo
dell'offesa della carne ai suoi figli
se al tempo nessuna coscienza è ridata
e nello spirito lo spirito più non rifrange".

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza