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Il lupo di Macchietto

Scrive versi? Allora sei un poeta. Eppure la poesia può essere anche altrove, oltre i corti pensieri disposti nel rattrappirsi di una emozione o nel precipitare di un ricordo, costretti alle misure necessarie di un linguaggio e di un ritmo: perché si è poeti anzitutto per i modi, quali che siano, di sentire ed esprimere le cose e le anime del mondo, un sentimento che si allarga a concezione di vita, una musica lieve che lo accompagna pure se soffocata quasi sempre dai frastuoni dell'accadere, e che perciò solo pochi riescono a percepire.

Sono loro, appunto, i poeti come Antonio Chiades, che di qualunque cosa scriva — di follia o di santità, di artisti solitari o di spiritualità in Cadore, di Tiziano o di storici amori — ha sempre il passo di un cantore popolare, nel senso di chi si muove libero da impacci formalistici o pregiudizi culturali. Un osservatore attento dell'uomo, e sarà per questo che stavolta ha pensato di rivolgersi agli animali, ricorrendo a uno schema narrativo antichissimo (l'elenco va da Esopo a Calvino, passando, tra i tanti, per un La Fontaine, un Krylov o il Pancatantra indiano), ma non si pensi a una semplice replicazione del bestiario sermoneggiante e moralistico della tradizione, perché Chiades fa piuttosto dei suoi animali i protagonisti di un favoleggiare mantenuto sulla linea sottile che separa l'invenzione

fantastica da una filosofia dell'esistenza che nelle sembianze di un lupo o di una mucca, di un or-so o di un canarino, sono effettivamente gli uomini a fare propria e a soffrire: animali dunque come gli "operatori logici" di cui parlava Levi-Strauss, ossia elementi che rendono possibile un quadro semplificato della society e delle azioni umane, anche se Chiades va, poeticamente appunto, oltre la logica, per arricchirla di momenti commossi e sapidi umori: it marchio della bonta inerme negli animali portati al macello, la gallina Eufemia che fa le uova quadrate, il serpente che si annoia alla Tv, la mucca Bianca mezza orba che va in città e finisce sulla moto dell'asino Trombone, e poi gatti, scoiattoli, cavalli, persino un albero innamorato.

Una sorta di orwelliana fattoria degli animali, in cui sono pero spariti gli steccati e la satira acre dello scrittore inglese ha lasciato it posto al comprensivo disincanto di chi sa bene come le debolezze e le sofferenze dell'uomo appartengano alla realtà di una legge fatale della natura e alle condizioni di tutte le creature che ci vivono.

Un libro per ragazzi? Soprattutto per gli adulti che amano pensare.

Ennio Rossignol

Recensione
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