Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
D'aria e d'acqua le parole (2009)
di Roberta Degl'Innocenti

in: D'aria e d'acqua le parole
Edizioni del Leone, Spinea 2009, pp. 88.

Paolo Ruffilli

Omaggio alla vita con le parole fatte di aria e di acqua

C’è una misura elegiaca della poesia, dai colori però vivaci e dallo spazio definito in un oltre visionario (“I colori non sono mai assoluti. Si specchiano l’uno dentro l’altro, divengono vele, voce di conchiglia, amori”), che è quella del ricomporsi del tempo, del materializzarsi nell’oggi del trascorso e compiuto, della riconsiderazione in essere anche del già stato. È la poesia in cui a dominare la scena e a determinare lo specifico letterario sono, sì, l’impulso automatico al ricordo e la spontanea rimemorazione, ma insieme anche la reinvenzione di una realtà globale dentro la “favola bruna” (per usare il titolo di uno dei testi) che si affida alla visione e al sogno e ai nomi di meraviglia con cui visione e sogno sanno dare pronuncia alle cose della nostra vita. Di questa poesia è un esempio di maturità umana ed espressiva D’aria e d’acqua le parole di Roberta Degl’Innocenti.

Delle memorie, tuttavia, il libro ha una presenza ondivaga e intermittente in continuo contrappunto con il presente, come se la “penna fattucchiera” dell’autrice (sfruttando il titolo di un’altra poesia) continuamente intrecciasse il ricordo al “qui e adesso” rispondendo con un tocco di magia ad ogni tentativo di malo sortilegio (se non altro di malinconica nostalgia che il ritorno memoriale tenderebbe ad innescare), senza che gli occhi cedano alla presunta evidenza e continuando a inseguire “i sogni, nocchieri del pensiero” (perché, come si dice in un’altra poesia, il sogno è “incantesimo sul filo del pensiero”). Così che, rispetto ai fluttuanti ricordi del passato, di luoghi e persone dell’infanzia e della giovinezza (non a caso il libro è dedicato alla madre), ecco svilupparsi di verso in verso e di poesia in poesia una scintillante gamma di tinte e di suoni della vivacità e non del ripiegamento, “una musica strana, un po’ bolera” che trascina. Come? Ce lo dice l’autrice stessa con le sue parole luminose: “Datemi un lembo, una storia, un guizzo | indaco, senza musica, né gonna | trasparente. Guinzaglio di pensiero, ibrido… I versi mi dimorano la mente, | scorrono leggeri, cavalcano singhiozzi, | seducono sorgenti. | Destrieri di vascelli al vento fiordaliso” (e non dimentichiamoci che il “vento fiordaliso” è un soffio che profuma e con il suo penetrante aroma dà corpo agli oggetti del pensiero).

Un senso maturo della vita squadra i segni e i modi stessi del vivere ogni giorno, con la volontà di gustare gli aspetti del passato, così cari e preziosi, dentro l’effervescenza incontenibile della linfa vitale che si dichiara nel presente. A ricordarcelo, di continuo, sono le mille creature di quel capolavoro straordinario che è il creato di cui siamo parte integrante, anche se distratta. Non solo fiori, erbe e piante o gli animali (grilli, passeri, farfalle, rondini, rane…), ma le nuvole, la luna, le stelle, il fiume, la neve, il mare… Sono presenze così vivificanti che stimolano le parole ad aprirsi come ventagli. E non è vero, allora, che i poeti siano poi così bugiardi (se mai “Sciocca la vita, bugiarda quanto basta | a sedurre incantesimi”). Non è affatto che gonfino le qualità e valenze, perché quella presunta amplificazione è in realtà grandezza o, meglio ancora, grandiosità di vita. Di qui l’esaltazione dell’“Aquila-donna, nocchiera del destino”, della “femmina ribelle” che aderisce alla pienezza della vita e al suo senso coinvolgente dal profondo, “incantesimo vermiglio” all’insegna della gamma dei colori che tira al rosso, il colore per eccellenza dell’amore.

L’omaggio alla vita è l’omaggio all’amore, alla sua grande forza ricreatrice, alla scommessa del futuro, alla continuazione e al suo mistero, all’energia che gonfia in terra e dentro le persone. Amore per un uomo, per la madre o un figlio, per gli amici, ma anche per i luoghi in certe ore e in certe indimenticabili stagioni, a partire dalla magia della propria città distesa prima nel mattino, Firenze cilestrina, e poi nella notturnità di San Lorenzo, Firenze madreperla; per arrivare non distante ad Abbadia San Salvatore dentro l’autunno o a Vallombrosa a Capodanno o più lontano a Lugano nel settembre. Ogni quadro si anima degli echi e dei ritorni, dei suoni e delle vibrazioni, che inevitabilmente le parole trascinano con sé. Parole che devono proprio alla natura d’aria o d’acqua le virtù loro suggestive, capaci di fulminare il senso delle cose e della vita. Parole di poeti, che “sono anche angeli” e “volano | le tempeste sopra il cielo, sono puri davvero. | Si specchiano nei lembi di sorgente, soffiano | sopra i sogni dei bambini e li volano, li volano | per sempre” (nella illuminante Ballata dei poeti). Parole come conchiglie, “principesse pigre d’aria e d’acqua” che hanno occhi di nuvole e sguardo arcobaleno e che conducono i sogni senza mai voltarsi.

Canto pieno, forza evocativa, qualità ritmica, gusto del colore, contraddistinguono il nuovo libro di Roberta Degl’Innocenti, nel segno della continuità rispetto al modo personalissimo che ha lei di intendere il far poesia. “Acchiappo versi come le farfalle, | mi sfuggono da un lato e li riprendo, | li stiro bene con un gioco di sillabe | e poi li allungo ancora”, come metaforicamente ci descrive il suo atto creativo della parola. Così, di testo in testo, eccoci in queste pagine distesi e coinvolti dentro un più ampio poema del sogno e dell’immaginazione, all’insegna di un lirismo salvifico e catartico, per se stessa certo, ma anche per tutti noi, suoi lettori: “Un verso, basta un verso, per essere felici. | Un verso, anche sbiadito, | che vinca la paura della morte.”

Materiale
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza