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Prefazione a
La luna e gli spazzacamini
di Roberta Degl'Innocenti

Paolo Ruffilli

La fiaba, come la favola e come l’apologo, è da sempre considerata il genere di lettura adatto per i più piccoli perché, in relazione all’educare che accompagna la crescita (etimologicamente, educare viene dal latino e-ducere, che significa “condurre fuori”, fuori cioè dalla minore età, ma anche fuori dalle ristrettezze cognitive, per un progressivo ampliamento degli orizzonti), si fa veicolo immaginoso e fantastico di contenuti umani e morali. Ma, rispetto all’apologo e proprio in virtù del loro parlare per immagini, è tipica della fiaba e della favola la tendenza a trattare i soggetti con minore preoccupazione di dimostrare le verità di ordine etico. Anche perché fiaba e favola non operano per astrazione, ma concretamente dentro e attraverso le cose, le figure, i luoghi, le situazioni. A differenza e in più della favola, la fiaba ha come protagonisti esseri umani e soprannaturali (maghi, fate, streghe, gnomi) e non solo animali.

Di antica tradizione, il genere conta innumerevoli raccolte e rielaborazioni letterarie, tra cui quelle famose di Perrault, dei fratelli Grimm e di Hans Christian Andersen, che sono state territorio di pascolo dell’autrice di questo libro come di tutti quanti noi. Come infatti dimenticare pagine decisive nella crescita del nostro immaginario quali quelle di Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco, Il gatto con gli stivali, Cenerentola, Barbablù (Perrault) o quelle di Biancaneve, Hänsel e Gretel, I quattro musicanti di Brema (fratelli Grimm) o quelle de Il brutto anatroccolo, La Sirenetta, La piccola fiammiferaia, Il soldatino di piombo, I vestiti nuovi dell’imperatore (Andersen)? E non per niente i fratelli Grimm intitolarono la loro raccolta: Fiabe per bambini e famiglie. A sottolineare il fatto che a tutti capita di misurarsi tre volte almeno con il fantastico repertorio delle fiabe, da bambini appunto e poi da adulti entrando prima come genitori dentro le letture dei propri figli e come nonni poi in quelle dei nipoti. Ed entrandoci non tanto o solo di sponda, ma di nuovo coinvolti dai caratteri universalmente suggestivi del racconto immaginario, per la libera e geniale manifestazione di fantasia che vi si espleta. Così che da sempre le fiabe sono “per grandi e piccini”, come recita anche il sottotitolo di questa nuova raccolta.

Il fascino vincente delle fiabe risiede in primo luogo nella scrittura che le plasma e in quella incantata freschezza di linguaggio che rinnova nel miracolo ogni volta la trasparenza aurea delle antiche leggende e degli eterni racconti popolari che si tramandano magari solo oralmente di generazione in generazione. E chi meglio di un poeta può farsi interprete di tale cristallina leggerezza? Qualcuno, voglio dire, che come Roberta Degl’Innocenti abbia oltre al mestiere (alla patente professionale) l’animo davvero e profondamente poetico e che continui a far vivere dentro di sé quel “fanciullino” mobile e fatato sorgente di poesia. E che, nel caso particolare, abbia in più le doti aeree che ha in Peter Pan Campanellino, come Roberta dimostra qui di avere. Ed ecco allora che con la polverina magica si riesce a sollevare tutto, persone, luoghi e oggetti, dentro la sinuosa linea curva che sale in alto verso la luce, e a rivelare nella loro cornice più brillante, valorizzandone al massimo grado le virtù, storie e figure, intrecci e situazioni, eventi e atmosfere.

La fervida immaginazione, la gentilezza e la sorridente ironia, spesso velata dallo stupore che le anima, conferiscono a queste fiabe un indiscusso valore letterario, oltre al gusto e al piacere del puro raccontare. La realtà si unisce armoniosamente all’elemento fantastico e lo stile, nella semplicità del suo dettato, è tutto intessuto di tramature raffinate che ci riportano alla vena autenticamente poetica dell’autrice. E la delicata scrittura, con le sue minime pieghe e nervature, organizza l’intreccio e svolge pacatamente le trame, portando in scena personaggi sempre indimenticabili. Lo spazzacamino Pit Put, le fate Margie e Fosforina, la zanzara distratta, il coniglietto Virgola e la nuvola Biancolina, Mommi la pescatrice di conchiglie, Trecciolina, Bombolo il pesce del video, Perla e lo gnomo Zufolane, il folletto grasso, orso Bruno, per citare solo alcuni protagonisti, sono figure ben ritagliate, ricche di colori e di angolature, con un loro spessore variegato di sfumature che ne fa vivide presenze destinate a restare molto a lungo nella mente del lettore.

Si sa, i confini che normalmente separano reale e immaginario, vissuto e fantasticato, smarriscono ogni criterio distintivo. Anche qui, come sempre nelle fiabe, ci si imbatte allora in animali ed oggetti personificati, in creature mitiche o magiche, in gnomi e folletti. Perché, oltre la talentosa voglia di raccontare, vale quella competenza-conoscenza del già stato e della tradizione della fiaba, della sua visione utilitaristica della vita la cui conservazione è affidata alla comprensione, all’astuzia, all’accortezza, ma anche alla purezza d’animo e all’ingenuità, di cui danno prova i protagonisti. Così, in queste pagine, possiamo verificare a continuazione della tradizione che i rapporti umani si fondano su una natura immutabile che bisogna saper riconoscere perché, facendone tesoro, si impara il buon senso decisivo nella vita. Come fanno appunto in queste storie tutti i personaggi principali, dalla cui azione si ricava l’indicazione sul modo conveniente di comportarsi e, nel contempo, una valutazione di carattere generale sul comportamento umano.

La felice fusione di tinte, materiali, modi, anime, è frutto della singolare fantasia di Roberta Degl’Innocenti, della sua capacità di riplasmare con forme originali e nuove il vasto repertorio della fiaba, in racconti permeati insieme da un’aria incantata, da un allegro moto di gioco, da un trainante risucchio d’avventura, da un alone magico, da un profondo senso sacrale. Non mancano gli accenti di una superiore saggezza, ma quella voce sembra suggerirci di continuo quanto labile sia il confine tra il fantastico e la realtà, quanto illusoria la certezza di conoscere e dominare le cose, con ironica tenerezza muovendosi dentro una realtà trasfigurata la cui tramatura dinamica è il dialogo ininterrotto tra grandi e piccoli, sul filo della nostalgia di un mondo incantato, sorgente e alimento della vita stessa.
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