Servizi
Contatti

Eventi


“Corpo”  in italiano viene dal latino corpus, che a sua volta discende da una radice indoeuropea (attestata anche nell’area dell’antico indiano o sanscrito e perfino dell’antico mongolo): KRP, con la rotata R molto sonante, che aveva il senso di una “materia vibrante, sussultante”, una materia da subito captante e coinvolgente, da subito possente origine di simboli nell’immaginario umano. A partire dal corpo “per eccellenza”, quello femminile. Il corpo che distacca corpo da corpo attraverso quel processo della maternità al principio dei tempi tanto più oscuro e per questo tanto più capace di incidere il suo archetipo nel profondo di maschi e femmine.

Al centro di questo libro, eccolo allora: il corpo della donna. Corpo di donna che la femminilità (pelle, forme concave e convesse, “cerchio di carne”) rende oggetto del desiderio, nell’esperienza della dualità della coppia, nel tentativo della reciproca compensazione di pieno e vuoto, di + e di –, di libertà e di prigionia. Corpo d’amore che, solo attraversandolo, svela i suoi segreti e mai del tutto. Perché le illuminazioni del suo attraversamento lasciano emozioni ma non coscienza razionale. E, in ogni caso: “Parla il tuo corpo e bisbiglia incredibili segreti | tracce nascoste che sfidano tutto il sapere”.

Il corpo è insieme una prigione e un trampolino. “Prigione” quando la persona che lo abita non si riconosce nel corpo in cui si incarna. “Trampolino” quando la persona che lo abita vi si riconosce a tal punto bene da servirsene come di un’estensione per lo slancio fuori di sé. Il corpo che cresce sviluppando la sua potenzialità e il corpo che decresce fino all’autodistruzione, nel tragitto di un’esistenza. Il corpo che crea il contatto e il corpo che genera la solitudine. Il corpo che si mostra allo specchio e il corpo che si offre (volontariamente o involontariamente) alla vista altrui. Il corpo come pensatoio dell’introspezione e della riflessione e il corpo come palcoscenico di una (sacra e profana) rappresentazione teatrale.

Sono alcuni dei molti altri temi legati al corpo che si agitano, dialetticamente dentro lo spazio delle dilatazioni e delle contrazioni della poesia, nel libro di Patrizia Riscica e che si riverberano, potenziandosi, nel gioco combinato di parole e immagini, di fluidi rapidi racconti in versi e fulminanti racconti fotografici. In una dualità di sostanza verbale e di presenza corporale che spinge la poesia dentro l’azione drammatica. Ed ecco, allora, rivelarsi anche al lettore “le parole speciali” che la pelle contiene.

Il corpo, la centralità del desiderio, le problematiche legate al genere sessuale come elemento chiave dell’identità di una persona e poi la mappa dettagliata di quel paesaggio fisico che è il corpo che portiamo: qui rivivono nelle parole nette, lucide, appena distaccate eppure ancora più partecipi e coinvolgenti di questo poemetto di Patrizia Riscica. Alla ricerca di una verità che è dentro i segni, la consistenza, il colorito, lo stato di salute di quel corpo. Perché, ci dice, la nostra mente inganna e trasfigura, cioè racconta un sacco di bugie, mentre il corpo no, non mente e ci riporta giù, coi piedi per terra.

Affermazioni di chi attraversa l’esperienza piena della sua vita, sia pur dovendo ammettere che poi “l’amore è tutto quello che sappiamo dell’amore” a partire dal corpo che vive l’avventura stessa del desiderio e del piacere. E innescando altri sottintesi aperti e dinamici interrogativi. Che cosa determina che siano il genere e la sessualità a vincolare l’esistenza di una persona? Quale mistero lega in un abbraccio drammatico il corpo al dolore? E perché mai ogni corpo ha una scadenza che appare sempre troppo ravvicinata? Questioni che non hanno risposte, meno che mai definitive.

Ma, “un corpo dopo l’altro” la vita traccia il suo bel punto di domanda, proprio come sulla copertina del libro di Patrizia Riscica.
Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza