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Ascesa all'ombelico di Dio

Veniero Scarselli o Dante redivivo? Un Dante che nel suo itinerario ascensionale ha perso riverenza e credenza assoluta acquistando in ironia e irriverenza? Commemorando e rinnegando ad un tempo lonze e lupe, i pensieri si schiantano contro l’Idea ingombrante di Dio.

Grazie ad una fantomatica Fata Morgana, o alla Relatività di Einstein, o al malfunzionamento del nervo ottico, o ad una diabolica burla di Belzebù, la vegetazione della foresta nella quale è entrato il viandante (e noi con lui) si ingigantisce, tanto che l’intruso diventa un lillipuziano a tutti gli effetti. È evidente come attraverso la metafora disincantata la Magia, la Scienza, la Credulità, vengano livellate a illusioni deprecabili e ridicole.

Toh! una mela gigantesca propone attraverso un buco tondo tondo di entrare, assicurando, grazie ad una targa. “Anime fortunate voi che entrate”. All’ingresso, Veniero e noi con lui è assalito dal buio ma, continuando a procedere alla luce di un lumino intravede un Baco Portinaio, nonché topi e topacci che rosicchiano tomi di Teologia. Proseguendo più velocemente incontra un’angelica creatura, Super-Gemma, dall’incedere gentile ed onesto. (È impossibile non ricordare il sonetto di Dante). Dialogando con Lei, Veniero, il poeta-filosofo, comprende come attraverso Evoluzione, Coscienza e Conoscenza, potremmo approdare all’Ultima Conoscenza, annullandoci nell’oceanica grandezza di Dio.

Se la morte disintegra le molecole della fisicità, l’anima insiste ad esserne il collante per qualche tempo, alfine si libererà di questo ruolo.

Super-Gemma asserisce: Ciò che pensi su Dio e l’universo è inquinato dai miti accumulati nei secoli. La cosa creata non può essere lo stesso creatore… il mondo che hai visto e vissuto è solo un bellissimo sogno. Conclusione: Dio non è l’Universo, l’Ultima Conoscenza è Dio!

Il lettore, un tantino spaventato, pensa: irriverente naufragio di dogmatiche secolari. Se ne deduce che capire il mistero di Dio in fondo è semplice. Egli va sentito e vissuto con l’umile slancio del cuore, tentare di capirlo con la logica equivale ad ucciderlo. Tutte le teologie spalmate nei secoli hanno asservito le coscienze alle istituzioni che risultano responsabili di aver creato un Dio mostruoso. Il poeta-filosofo ripercorre la natural burella e ritorna a rivedere le stelle, ad ascoltare il din don delle campane, ormai convinto che gli ominidi non son fatti ad immagine di Dio.

Chi ha studiato Storia della Letteratura ha imparato che non è l’argomento che crea poesia ma la capacità di creare metafore, simbolismi originali, semplici ed inimitabili ad un tempo; si pensi all’Infinito di Leopardi. Invece leggendo Veniero Scarselli, questo criterio non è più valido perché il suo poetare è inimitabile, originale già per le argomentazioni scelte. Penso che Scarselli sia unico, irritante, ingombrante nel panorama della Poesia italiana da cinquant’anni. Ritengo inoltre che questa “Ascesa all’ombelico di Dio” sia il testo migliore dell’Autore. Avendo letto e liricamente commentato (“Veniero Scarselli ovvero la poetica dell’esplorazione”, monografia, Ursini Editore Catanzaro 1998) le opere precedenti, mi arrogo il diritto di questa affermazione.

Acuta e dotta la prefazione di S. Gros-Pietro.

In quella grande mela si argomenta di Materia e Antimateria da parte di un Dante-Ulisse con il sapere del 2000 di Scarselli, a patto di tener presente che l’uomo non è fatto a immagine e somiglianza di Dio. È una truffa che dura da troppo tempo. Le conoscenze possono sedurci ma non persuadono. Scarselli giganteggia con Nietzsche.
Recensione
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