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Libere (banali?) annotazioni in margine alla suprema macchina.

Ho conosciuto personalmente l'Autore. Sono stata sua ospite nel piccolo maniero medioevale, sulle colline toscane, presso Pratovecchio. All'ora dei pasti, egli si assideva su una poltrona "rinascimentale" tappezzata in velluto rosso, perimetrata da una principesca cornice dorata. Le due signore ammesse al rito, Gemma, la sua donna ed io, l'ospite addetta (spero non grave) ai rispettivi lati, come conviensi a femmine adoranti.

Un gatto tra i tanti, saltò sulla tavola imbandita ed io, illuminista ingenua, costernata dinanzi al silenzio del padrone di casa, osai osservare come mai le sue profonde cognizioni di chimica non si opponessero ai virus o batteri o germi (non sapevo quale altro vocabolo usare...) che i genitali e le zampe del gatto potevano lasciare sulla pagnotta del pane o sui piatti o sulle posate seraficamente strusciati dal passaggio del felino. Veniero sorrise con olimpica, fatalistica superiorità!

Sono passati anni! Non capii allora; capisco ora (o credo di capire) leggendo l'ultimo, in ordine di tempo, poema in versi di Scarselli.

Sandro Gros-Pietro, prefazionando, mi fa da prezioso Virgilio nell'attraversare l'oltremondo surreale liricamente espresso e costruito. Dunque la Ragione e le Scienze propongono supposizioni o relative (nel tempo e nello spazio) soluzioni. Il vero sapere va afferrato tramite il sogno, la veggenza, la favola, l'immaginazione... affrancati dalla Logica. Allora Veniero Scarselli è maestro di Libertà.

Faccio attenzione al simbolismo di Gros-Pietro: se l'uomo rimane ad osservare il reale, a voler tentare di capire e risolvere contraddizioni feroci e ingiustizie sociali finirebbe come la mosca che, bloccata sul vetro, non può volare. Volare verso quel territorio avente come indeterminati punti cardinali il mito, le credenze folkloristiche, la metafisica, l'esplorazioni fantascientifiche... Per poter aspirare a questo "territorio" si scala una montagna simile a quella del dantesco Purgatorio o alla montagna incantata di Thomas Mann.

Gemma e la Beatrice-Euridice-Proserpina che allieta e guida il "viaggio" del Poeta, esalta e promuove la sua epifania verso la cima della piramide che, irradiando scariche elettriche, rivivifica "anime morte" proiettandole verso l'eternità.

Volendo tradurre in immagini cinematografiche questo ulteriore itinerario di Scarselli necessitano tecnici e registi maestri di effetti speciali. Allora tecnologia e scienza (elettricità) ritornano prepotenti ma al servizio dell'Ippogrifo!

Tuttavia un dubbio atroce mi percuote: non è che la "realtà effettuale" vada così male perché spesso saliamo sull'ippogrifo della sfiducia nelle capacità e possibilità di arginare, con comportamenti individuali e leggi, il marasma?

Alla base di quella sfiducia c'è la concezione pessimistica dell'uomo, come si evince dalle sudate carte del suo conterraneo, N. Machiavelli. Vogliamo loro dare torto? Mah!

Recensione
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