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Personale Eden

Versante ripido

confonde stagione il freddo geloso di questa primavera
inattesa di mandorli e ciliegi appena sbocciati
oggi soffia il grecale che intorpidisce le mani belle e m’affretto
a fasciarle di baci accompagnandole al petto che ti rivendica suo
e accade mentre ci accarezziamo fuori che s’accenda l’estate dentro:
diventi sabbia e graffia la schiena lambita dal mare che custodisci
ed io la tua eco di terre lontane incontenibili in questo eden soltanto
t’appartengo al di là dell’approdo su altri lidi fin’oggi sconosciuti
e tu m’appartieni fino all’ultima conchiglia che ripeta voce inattesa:
nessun freddo avrà più la tua pelle che bianca si confonde con la mia
e la meraviglia avrà noi nudi in questo prato azzurro e fuori la neve

Personale Eden è stata una lettura impegnativa e densa, più volte ripresa proprio per la ricchezza e le suggestioni che sa generare.

Questa la prima impressione, il pregio che evidenzio “a pelle”.

Il secondo, la progettualità di questa scrittura e come l’autrice ha saputo sostenere un lavoro così intenso, quasi un’unica poesia, un unico corpo, un lungo respiro.

Il terzo è la capacità di sorprendere quando meno te lo aspetti, quando in mezzo a tante parole spiccano due righe o un solo verso per potenza:

per caso poi ci incontrammo
scrostammo la strada fino ai sassi che piagano i piedi
e ci riconoscemmo pronti a iniziare la terra
poi intersechiamo le mie rotte e il tuo controbattito
ché già ho un dolore che assomiglia alla tua assenza
m’avvicino e altro non attendo
che la tua lingua conosca la mia geografia

Se da un lato Personale Eden ha un suo vigore, personalmente ho fatto fatica a seguirne il percorso non amando particolarmente il verso lungo o meglio non amandolo in continua successione. Avrei, su alcuni pezzi, osato una maggiore sintesi lasciando più spazio e occasioni di ritrovarsi al lettore.

Recensione
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