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L'occhio dei poeti

L’occhio dei poeti, l’ultima raccolta di Patrizia Fazzi, segna una svolta nella produzione della poetessa concittadina: il passaggio da una tematica intimista, veicolata da uno stile sostanzialmente aforistico, ad una pi meditata immersione nei complessi legami tra vita e cultura.

Senza abbandonare la sua prediletta riflessione sull’arte figurativa (bellissimo il “poema delle pietre” che lega in un’esplosione struggente di passioni e di luce le pietre della prediletta Pieve di Arezzo con quelle di Lucignano e di Cortona), l’occhio della gentile autrice si volge alla meditazione esistenziale con toni vagamente underground (“... meglio dimenticare o mettersi a urlare?”) e sfiora con pudica ma efficace cautela il sociale (“I giovani del sabato sera”, “Terraemous”, “Tsunami”, “Alluvione”).

Sfuggendo al rischio di farsi vate, la Fazzi viene tuttavia rivendicando, con un sussulto di orgoglio, quella funzione di sestante dei sentimenti, di bussola della coscienza che il poeta autentico ha sempre perseguito, anche sotto le vesti umbratili, ma non per questo meno intriganti del “diario di bordo”. Uno “scintillamento nuovo” per il quale la poetessa ha saputo anche forgiarsi un registro stilistico e lessicale nuovo con neologismi, allitterazioni e assonanze che sorprendono per la sorgiva naturalezza con cui il pensiero, senza perdere di peso e sostanza, si fa pura musica.

22 gennaio 2012

Recensione
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