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Memorie storiche sull’antica città di Terina

Manfredi-Gigliotti in un suo libro chiarisce la sua scoperta: a Nocera l’antica Terina

Un’importante scoperta nel campo degli studi sulla Magna Grecia è stata effettuata da Michele Manfredi-Gigliotti, studioso calabrese da tanti anni trapiantato in Sicilia.

Sono circa otto secoli che gli studiosi del campo sono alla ricerca del sito dell’antica e scomparsa città magno-greca di Terina, la quale, tanto per avere una idea, veniva, per importanza, subito dopo Reggio e Crotone. Nel corso dei secoli la città venne ubicata ora a Terranova, ora ad Amantea o a Belvedere Marittimo, ora a Tiriolo, ora presso la vecchia Abazia di Santa Eufemia nella piana lametina. Negli tempi, sulla scorta di quanto affermato dal Lenormant e in esito agli scavi effettuati dall’Orsi, si è dato per pacifico che Terina sorgesse nell’area di Santa Eufemia Lamezia, oggi Lamezia Terme.

Da anni impegnato nella risoluzione del problema, Michele Manfredi-Gigliotti ha ora raggiunto la «prova storica» del sito dell’antica città, la quale va ubicata in territorio di Nocera Terinese, sul pianoro (topograficamente, Colle Sabazio) che, proprio dalla città in discorso, viene detto «di Terina», vicino alla località denominata «Pietra della Nave», che, secondo l’autore, rappresenta, come un presagio fatale, la traduzione di Terhnewn (asilo delle navi). Questa certezza storica è stata raggiunta traducendo, in modo corretto, un passo dell’Alessandra di Licofrone, nonché esaminando il testo di un antico privilegium di Federico II, re di Sicilia del 4 febbraio 1240 e l’atto di fondazione della vecchia Abazia di Santa Eufemia da parte di Roberto il Guiscardo.

Nel passo tradotto Licofrone afferma che Terina è posta vicino al fiume Ocinaro, che viene denominato «boukeros». E’ proprio questo aggettivo, che in greco significa «a forma di corna di bue», che dà la certezza che Terina era ubicata nel sito suddetto.

Dire che il fiume è «a forma di corna di bue» non significa altro, per il Nostro, che la sua foce è «a delta». La riprova di tale ragionamento consisterebbe nel fatto che Licofrone, pur avendo visitato i luoghi, commise un errore. Infatti, non si tratta di un fiume con foce a delta, ma di due fiumi, il Savuto e il Grande, così vicini da avere indotto Licofrone in errore facendogli credere che si trattasse di un solo fiume con foce a delta «tanto che — afferma Manfredi-Gigliotti — il colle di Terina sembra un’ isola al centro di due rami di un solo fiume, a mò, tanto per intendersi, dell’isola Tiberina di Roma.»

Ulteriore certezza si ha esaminando l’atto di fondazione della vecchia Abazia di Santa Eufemia. Tutti gli storici hanno commesso l’errore, traducendo il documento, di credere che l’Abbazia sorgesse sul territorio della Vecchia Città posta «infra duo flumina», mentre il Manfredi-Gigliotti dimostra che tramite il richiamato privilegium, all’Abbazia, situata sul territorio di Santa Eufemia, vennero infeudati i territori fino alla Vecchia Città posta tra due fiumi, che è, quindi, Terina posta sul piano omonimo.

La prova del nove dell’esattezza di tale ragionamento si ha, poi, sempre in seno al richiamato privilegium di Federico II, il quale, in cambio del castello di Nicastro, infeuda all’Abbazia i territori di Nocera (Terinese), compreso quel porto di mare che è detto Nave: quel porto di mare detto Nave non può essere che Terina posta nella marina di Nocera. Si aggiunge che, nel periodo storico considerato, il territorio di Nocera dipendeva ecclesiasticamente da Lamezia.

E’ questa una scoperta destinata a fare scalpore, essendo proprio di questi giorni l’edizione del libro di Michele Manfredi-Gigliotti di cui stiamo parlando e nel quale, oltre alla storia della città scomparsa, la parte più interessante è rappresentata dai capitoli dedicati al sito della città.

Il libro, in elegante veste tipografica, esce contemporaneamente alla notizia secondo cui una équipe di archeologi internazionale sta rinvenendo sul «Piano di Terina» le tracce di un’antica città.

Terza Pagina 22 maggio 1984

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