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Mezzogiorno dell'animo

Filosofia esistenziale

Il titolo della silloge Mezzogiorno dell’animo di Enrico Pietrangeli lascia già intuire il significato metaforico ed esistenziale del volume. Si tratta di 75 poesie che toccano profondamente il cuore per le espressioni dolci e delicate che le caratterizzano. Dai primi versi emerge subito l’idea che la poesia è dentro il poeta, radicata profondamente nel suo pensiero, in cui fissa la sua filosofia esistenziale. In Pietrangeli c’è, infatti, il poeta pensante, c’è il suo Essere che riflette sull’evoluzione della società e della storia, c’è l’Io capace di meditare a lungo sul male del dolore e rendere questa sua riflessione eterna attraverso questi versi che, permeati di una profondità lessicale, diventano, nello stesso tempo, un modello dell’esperienza umana.

E su questo tema verte anche, la dialettica ideologica del poeta, che si basa sul principio socratico del “gnosce te ipsum”. La varietà del contenuto e del linguaggio intensifica il colloquio personale e rafforza il suo Io interiore. Enrico Pietrangeli dà dunque alla poesia la funzione più importante, ossia quella della comunicazione. In un rapporto amore-dolore è molto bello ed interessante leggere la lirica “Morire per amare”, in cui il poeta scrive: « Morire per amore | è questo mondo | d’infelici zombi, | di doppi | e d’inganni, | di rappresaglie, | di orgogli, | perdoni omessi | ed egoismi | senza rese ». Ed è proprio in queste liriche che l’amore si unisce al dolore, in un pensiero che è generato da uno spirito libero che aspira alla libertà e alla pace interiore, quella pace tanto sognata e adesso trovata. Si passa poi a delle liriche che hanno come tema il rapporto tra l’uomo e Dio, e qui mi riferisco a: “ Dio ama ogni creatura sensibile e affamata”, “Dio” o “Il Cristo”, in cui si evidenzia un percorso catartico e purificatore, che porta alla salvezza l’uomo, la creatura perfetta fatta ad immagine di Dio, attraverso la fede e la speranza, attraverso l’amore e la pietà, ma soprattutto attraverso la coscienza del Bene.

Il Male costituisce lo scoglio da superare, l’amore e la carità sono le vere ancore di salvezza. Scrive a tal proposito Tolstoj: « Non si vive senza fede. La fede è la conoscenza del significato della vita umana. La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive è perché crede in qualche cosa». Nelle poesie, inoltre, si evidenzia una continua ricerca che va oltre le immagini, perché il vero protagonista rimane sempre e comunque il pensiero poetico, che trasforma le poesie in messaggio di speranza, scrive il Nostro a tal proposito: « Un Eros che attende inibito | da nostalgia appellante | alla salvezza e al coraggio». Si passa poi a componimenti che trattano il dolore dell’uomo nella sua universalità, quindi il dolore personale si trasforma in un dolore universale; è questa è la sezione dal titolo “L’anamnesi del dolore”, in cui affiorano vertici di assoluta purezza, all’interno di immagini intrise dalla pregnante conquista della saggezza e di quell’equilibrio che a volte sembra smarrito, si legge, infatti: « Non oscilla e sta, | di materia informe, | lo statico equilibrio | in attesa d’una spinta | sull’altalena del vivere | L’attesa lacera gli uomini | e piega i deboli di spirito | L’attesa pondera disegni | tra ageminanti rovine».

Spesso nelle liriche la luce si tramuta in penombra, dal buio nasce la luce, ma non si tratta di una luce artefatta, ma bensì di una luce interiore che riesce ad illuminare la sua vita e sa brillare anche su quella degli altri. E in questo contrasto chiaroscurale, i temi che prevalgono sono l’amors e la mors (si nota, infatti, questo sottile legame che c’è tra questi due sostantivi, che differiscono soltanto per la cosiddetta a privativa), si legge a tal proposito: «Morire per amore | son pochi a farlo, | perlopiù psicotici, | vani ipersensibili». Da quest’ultima tematica si sviluppano altri due temi portanti della sua poetica: la voglia di vivere, che riguarda appunto la ricerca dell’essere, e il tramutarsi della vita in un lungo viaggio, che non è altro se non il sentiero dell’esistenza umana; si legge a tele proposito un passo molto significativo tratto da uno dei brani presenti nel volume: « Vivere liberi, con equilibrio, senza mai dover morire dentro.

Vivere per giungere integri e non integrati alla meta, che è premessa ad altro e in nessun caso punto d’arrivo». Prima di concludere vorrei inoltre aggiungere che la poesia di Enrico Pietrangeli è singolare e inconfondibile, che attraverso un linguaggio chiaro lineare e ricercato trasforma la poesia in icona della parola, dove l’immagine si apre sul mondo e ne esterna colori e musicalità. Ogni lirica, infatti, si legge con piacere e lascia il lettore a meditare sul proprio significato, sul voler ricordare all’uomo che in fondo è soltanto un piccolo granello dell’immensità della terra.

Recensione
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