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La suprema macchina elettrostatica

© 2010 by Veniero Scarselli

        1
Da bambino mia grande speranza
era diventare così forte
da scalare la Montagna Sacra,
nonostante la sua vetta si sapesse
troppo ardua per le deboli forze
dei comuni mortali: essa svettava
terribilmente solitaria e irraggiungibile
sopra la regione delle pianure
dove la voragine di Gomorra
aveva inghiottito a poco a poco
le piante e gli animali del mondo
coprendolo col deserto di cemento
che i subumani chiamavano città,
ultimo totem che essi adorassero
prima della loro estinzione.

        2
Là una volta di tanti anni fa
c’era ancora la mia terra e la casa,
e ora c’è una cupa foresta
di ciminiere e fabbriche di miasmi
e una folla di larve semiumane
che venerano l’Avere anzi che l’Essere.
Ma prima di venire devastata
era fatta di linde casupole
con festosi gerani alle finestre
e gente onesta che cresceva il grano
per molti figli benedetti da Dio,
così che la Natura generosa
rendeva agli uomini di buona volontà
i buoni frutti delle loro fatiche.

        3
Tuttora la Grande Montagna,
senza neanche un velo di nubi
a nasconderne la vetta terrifica,
si staglia dritta e forte sovrastando
la grigia distesa della città
che una feroce avidità fece crescere
come enorme bubbone; essa svetta
fra le grandi altezze celesti
lasciando i pochi uomini onesti
con lo sguardo riverente catturato
dall’altissima cima incontaminata
e dai terribili fenomeni che avvengono
al calare silenzioso della notte:
davanti ai loro occhi ogni volta
timorosi come occhi di bambini
emette infatti dai tempi dei tempi
vividi lampi di luce azzurrina
e nessuno ha mai saputo se sia faro
a conforto di sperduti naviganti
o ammonimento d’un dio vendicativo;
si vede però chiaramente
che non sono riflessi di astri
su improbabili oggetti d’acciaio,
scaturiscono dall’Apice della Vetta
perché tocca con la cima appuntita
le altezze del cielo forse gravide
di densa elettricità ionizzata,
da cui scoccano scariche elettriche
molto simili a quelle dei fulmini
nelle torbide notti di tempesta.

        4
Io sono il solitario profugo
che un bizzarro caso del Bene
decise che non fosse inghiottito
dal cancro che divora come un fuoco
l’infame città di Gomorra;
ora guardo alla Montagna Sacra
come a quella abitata da un dio
che scaglia saette sui reprobi
col disegno di portare alla salvezza
quelle anime senza peccato
che nell’istante biforcuto tra la vita
e la morte ruppero il legame
che le teneva avvinte al loro corpo,
ma ancora non sanno dove andare
se lasciate tutte sole e impaurite
a vagare per gli spazi siderali.

        5
A giorno fatto, quando il sole spande
la sua luce abbagliante sul mondo,
i lampi pur intensi della Vetta
non possono essere visti,
ma la gente continua a mormorare
che le aquile guardiane dei cieli
non la osano mai sorvolare
con le lente ali maestose
perché sicuramente essa emana
intensi raggi soprannaturali
invisibili alla luce del giorno
e forse anche nocivi alla vita,
ma questa è diceria contadina
che nessuno poté verificare.
Invece quando cala la notte
riappaiono anche a chi attende
dalle brume delle terre più lontane
le inquietanti visioni dei lampi
che la suprema Intelligenza della Vetta
manda come oscuri messaggi
al popolo prigioniero dei mortali,
e alcuni dicono con timida speranza
che sia per la loro salvezza.

        6
Ma si narra di altri fenomeni
che si sarebbero talvolta manifestati
nei fitti boschi che coprono le pendici
a dei villici incauti che il bisogno
aveva fatto avventurare alla ricerca
di qualcosa per la cena dei figli:
singolari apparizioni di animali
a sette zampe che fuggivano come il vento
alla vista dell’uomo, esseri alati
dal muso aguzzo ed arcigno che potevano
anche essere mangiatori di uomini,
e talvolta anche ambigui unicorni
che si diceva spiassero non visti
le nostre mosse dal fitto degli alberi;
qualcuno giurò ch’era apparso
anche il simulacro della mamma
scomparsa da tantissimi anni,
stava in piedi bellissima come un tempo
sulla cima d’una roccia irraggiungibile
ma avvolta da una luce spettrale,
lui allora gridò forte «al Demonio!»
serrandosi subito in casa;
ma le buone pendici del Monte
ricordano di lei la figurina
gentile quando andava per funghi
e la natura non ancora intossicata
dava cibo ai devoti cercatori.

        7
Io certo non ho mai creduto
alle storie fantastiche dei villici,
che per mera ignoranza si dilettano
a impaurire con terribili racconti
uomini e bambini raccolti
accanto al fuoco la sera a vegliare:
io infatti avevo a lungo sui libri
studiato Matematica e Filosofia,
ero stato pure con gran lode
laureato in Grammatica e Retorica;
nondimeno non riuscivo con la ragione
a scacciare il pensiero che qualcosa
di sublime si celasse davvero
sulla vetta di quella Montagna,
qualcosa che i rozzi peccatori
adoratori del Vitello d’Oro
non potevano certo vedere,
inghiottiti dai miasmi del Male
negli abissi senza fondo della città;
percepivo molto chiaramente
una sorta di benefica forza
forse addirittura istituita
per salvare le anime, se è vero
che un errore durante la Creazione
le aveva incollate dentro un corpo
d’infima creta, diventato da allora
loro fragile casa e loro tomba.

        8
A dire il vero mi ha sempre turbato
il pensiero che lo Spirito, incorporeo,
possa essere imprigionato nel corpo
per un erroneo atto del Demiurgo;
alla ragione filosofica, che filtra
ogni atto veridico della mente,
è ignota perfino la natura
di questa fantomatica anima
che nessuno ha mai visto o toccato;
è quindi giocoforza ipotizzare
che, se esiste, sia anche ben nascosta
fra le cellule del corpo, o addirittura
diffusa come un fluido fra le molecole.
Ma il dubbio resta, ed è la causa prima
di tutte le pene degli uomini,
fra cui la più orribile è l’angoscia
che l’Io e l’anima si estinguano nel marciume
delle carni disfatte, fatte strame
a laidi vermi e larve ributtanti
per nutrire vite infami di topi.

        9
Io anelavo dunque da sempre
di scoprire il segreto della Vetta
seppure sempre si fosse palesata
nitida e chiara, mai nascosta da una nube
neanche quando dal basso salivano
i fitti vapori delle paludi
che come un fossato anti-uomo
difendevano l’accesso alla Montagna;
io sapevo che essa celava
la Conoscenza del Vero tanto a lungo
agognato dagli occhi di fanciullo
e malgrado l’altezza della Vetta
sembrava talmente vicino
da poterlo quasi toccare.
Ma venne l’età della ragione,
ed io fui pronto ad affrontare la scalata
per quanto erta e rischiosa essa fosse;
sapevo infatti che non era da temere
l’Intelligenza che durante la notte
dal suo trono lasciava sperare
la conoscenza della Luce Suprema
e forse anche una vita oltre la morte;
immaginavo la mia anima già libera
nei purissimi venti delle altezze
mentre osava sorvolare la cima,
come la grande aquila vista
un giorno in sogno salire, salire
con le ali ferme e distese
fino a un alto regno di luce.

        10
Mi avviai dunque arditamente
per la strada che portava alla Vetta
fendendo con la roncola la macchia
che copriva di spine le pendici
per proteggerla da occhi sacrileghi,
ma consentiva invece l’ascesa
a chi con cuore puro e tenace
aspirasse alla vera Conoscenza.
A poco a poco mi lasciai alle spalle
anche i piccoli cespugli spinosi
prostrati da millenni di venti
e raggiunsi la regione inospitale
delle rocce più aspre, ricoperte
soltanto da croste rinsecchite
di licheni; un vento gentile
li sfogliava in uno spolverio
quasi di petali, mi sorpresi perfino
a seguirli con lo sguardo incantato
poi che prima di sparire in cielo
sembravano giovani farfalle
ammaliate dalla luce del sole.

        11
Ma come un ostinato segugio
continuai a salire fiutando
le tracce di sentieri ormai scomparsi,
una volta battuti da pastori
di magre capre spinte fin lassù
per leccare le ultime croste
degli ultimi stenti licheni;
oggi tutti, uomini e animali,
son da tempo immemorabile morti:
un giorno tornarono a riposare
con le greggi e i cani fedeli
nella valle che li aveva visti nascere
trovando la pace della vecchiaia
in una fossa della propria terra
col nome e la croce dei giusti,
ignari che le ruspe e il cemento
delle nuove corrotte generazioni
ne avrebbero sconvolto le ossa.

        12
Ora vedevo tutt’intorno a me
solo rupi e canaloni franosi
che di solito trascinano giù
fino alla morte i pochi temerari
che incautamente vi mettono il piede,
ma mi piacque soffermarmi a immaginare
che nell’età dell’oro quelle ripe
fossero ancora rallegrate
dal verde di piccoli prati,
da fresche acque sorgive
e dalle voci argentine delle Naiadi;
tuttavia non volli indugiare
in idilliche immagini di quiete,
mi destarono le grida di esortanza
delle rondini con me affratellate
nella fiera volontà di avvicinarsi
il più possibile ai luoghi celesti,
quindi presi caparbiamente a salire
per arrivare almeno un po’ vicino
alla cima agognata anche a costo
di subire gli effetti dannosi
delle sue penetranti radiazioni;
da lì avrei potuto contemplare
le vaste pianure del mondo
anche se purtroppo abbandonate
alla furia sanguinaria e devastante
dei peccatori abbandonati da Dio
che predicavano l’Avere anzi che l’Essere.
Pur stanchissimo dunque continuai
ancor più ostinatamente a inerpicarmi
e ad aggrapparmi agli appigli con la forza
di chi cerca di portare la sua anima
il più vicino possibile al Vero;
ma alla fine fui talmente spossato
da esser colto da uno strano deliquio
simile a un’estasi, o forse alla morte:
vidi il sole, che prima sfolgorava,
appannarsi ed infine svanire
e giacqui a lungo in quel profondo sopore.

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Non so dire dopo quanto tempo
mi si aprirono gli occhi, sentivo
che mi mancavano le forze e la volontà,
come forse avvenne ai temerari
che anticamente avevano tentato
l’ascensione mortale; fu qui,
che cominciai fortemente a dubitare
che la cima fosse mai raggiungibile
con le fragili risorse degli uomini
in una inane gara con la Morte.
Immerso in questi tetri pensieri,
mi sedetti su una roccia a meditare
sulla umana debolezza corporale,
ma quand’ebbi dilatato lo sguardo
oltre le pianure sottostanti
abitate da formiche umane
incapaci di levare le anime
al di sopra delle loro vergogne,
la mia coscienza si schiarì di botto
e mi proruppe prepotente in petto
una forza che mi parve sovrumana,
che mi spronò a riprendere l’ascesa.

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Sapevo di dovermi affrettare
poiché dalle valli più oscure
ormai abbandonate dal sole
già sentivo salire il Fiato gelido
che insegue da presso chi esita;
avevo anche scoperto nei dintorni
le ossa d’altri antichi scalatori
che stremati nello spirito e nel corpo
erano dovuti soccombere
prigionieri nelle panie del dubbio
prima d’essere arrivati alla cima;
biancheggiavano ancora a fior di terra
e mi parve di sentirne i lamenti
imploranti la pietà che si deve
agli eroi sfortunati; feci allora
del mio meglio per dargli il ristoro
d’una pur frettolosa sepoltura,
ma l’ansia d’arrivare alla vetta
e abbracciare la Luce fu più forte
e ripresi con grandissima lena
l’erta fattasi intanto più erta
d’ogni altra finora incontrata.

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Ma ora ero gonfio di coraggio,
mi infondeva nuovo ardimento
sentire seppur confusamente
che non mancava più molto alla cima
ove infine avrei potuto soddisfare
la mia sete della Grande Conoscenza;
pur addolorato dalle immagini
sfortunate degli antichi fratelli,
d’un balzo superai i baluardi
posti contro l’accesso dei sacrileghi,
e dopo l’ultimo sforzo di volontà
che mi permise finalmente di vincere
la mia prima battaglia con la Morte,
mi si svelò grandiosa e vibrante
l’agognata visione del Vero.

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Davanti ai miei occhi sgranati
era apparsa un’enorme Piramide,
dal cui vertice immerso nel cielo
una potente Macchina Elettrostatica
emetteva lunghe scintille
come i fulmini che illuminano la notte
durante le tempeste. Avevo dunque
scoperto il segreto della Vetta,
quello che fin dove ricordassi
tutti gli uomini buoni delle pianure
avevano invocato nei sogni
come il nuovo Messia della Montagna,
la favolosa Macchina Elettrostatica
che ora si ergeva innanzi a me
gigantesca e reale: una fabbrica
alta di moltissimi piani
e con l’apice puntato verso il cielo,
ma invece di tuoni paurosi
e avvisaglie minacciose di tempeste,
le potenti scintille lanciavano
in assoluto silenzio meccanico
quei sublimi lampi ultraterreni
che da tempo gli abitanti delle pianure
con speranza e timore attendevano
per essere salvati dal Male
che ancora trasuda dalle mura
di fabbriche ciminiere r grattacieli
cresciuti selvaggiamente come un cancro.

        17
Qui invece si udiva soltanto
un mormorio proveniente da una schiera
perfettamente allineata di turbine
che dentro bunker militari ben protetti
assicuravano uno stabile e continuo
flusso elettrico ai complessi macchinari
della Grande Piramide. Poi vidi
venirmi incontro una gentile Creatura
con i capelli d’oro circonfusi
da una luce che mi parve d’altri mondi;
si rivolse proprio a me con parole
piene di grazia, sì che per un attimo
credetti ad una Fata o ad un Angelo.
Mi disse «onorevole Visitatore,
io son colei che dall’alta Autorità
oggi è stata inviata ad accoglierti;
sappi che il mio nome è Super-Gemma
poiché come ben sai è nella gemma
che i colori della luce si concentrano».
Dagli occhi chiari infatti si irradiava
la Sapienza Filosofica in cui splendono
le mille luci della Conoscenza,
sì che subito allora riconobbi
la natura angelica dell’aura
che mi aveva invaso lo spirito.

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Mi offrì la sua piccola mano
dicendo ancora «onorevole Visitatore,
da tempo sapevamo che un giorno
un uomo puro e coraggioso delle pianure
spinto dalla sete di Conoscenza
sarebbe riuscito a raggiungerci
superando le prove difficili
che separano il volgo dal Vero.
Io sono, per servirti, l‘Addetta
alla Generale Supervisione
di questo grande celeste stabilimento,
ma oggi il mio compito grato
è di offrirti una giusta semplificazione
del Vero Metafisico che cerchi,
per adattarlo al tuo semplice intelletto;
saprai dunque ciò che ancora non conosci
sulla natura delle cose soprannaturali
e sul posto cui l’uomo è destinato
nel grande cielo della Creazione,
ma dovrai anche essere edotto
circa i solidi cardini filosofici
su cui si basa la gestione consapevole
della nuova condizione d’immortalità
che presto ti sarà conferita
se mostrerai di esserne degno.

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«Poiché veggo, onorevole Visitatore,
dai tuoi occhi sinceri ed onesti
che ti muove gran sete di Conoscenza
e desideri ch’io t’accompagni
pei molti gradi del tuo apprendimento,
seguimi sui capaci ascensori
che trasportano ogni giorno le anime
ansiose di subire la salvifica
manipolazione genetica;
è mio compito infatti sorvegliare
di piano in piano il buon funzionamento
di tutte le operazioni su di esse,
sì che avvengano in modo corretto
e la folla che si accalca impaziente
nei centri sotterranei di raccolta
scorra incolonnata con ordine
attraverso i laboratori genetici
in cui vengono amputati con cura
tutti i geni maligni che infestano
il loro corredo cromosomico
detto dai filosofi genoma.
Solo a quelle anime fortunate
potrà essere infine concesso
di salire mondate d’ogni tara
fino all’Apice tanto agognato:
il punto infatti in cui la scarica elettrica
le irradia con amore nello spazio
è la meta suprema cui tende
ogni anima creata mortale;
ti saranno all’uopo svelate
le grandi Verità che sottendono
i concetti di Spirito e di Materia
tanto a lungo vanamente dibattuti
da filosofi e scienziati dilettanti,
ma ti prego, figliolo, di frenare
l’ardente giovanile impazienza
poiché cominceremo dal basso
guidandoti attraverso i molti piani
in cui anche con la semplice ragione
tu potrai riconoscere l‘Ordine
che governa l’Eterno Meccanismo,
il moto perpetuo e armonioso
degl’infiniti silenti ingranaggi
che sono lo specchio fedele
della silente armonia dell’universo.
Risposi ringraziando umilmente
colei cui subito chiesi licenza
di appellarla con devoto rispetto
Venerabile Maestra Super-Gemma
e mi apprestai a seguire passo passo
con profonda emozionata attenzione
le sue benevolenti spiegazioni.

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Ella invero cominciò solennemente
la lezione con queste parole:
«prima d’ogni cosa, figliolo,
è necessario che tu prenda conoscenza
dello scopo della provvida funzione
che dall’Autore di Tutte le Cose
è stata benignamente assegnata
a questa grande Celeste Istituzione:
qui attraverso il canale uditivo
del grande Orecchio Cosmico, che ora
tu stesso puoi vedere attivo,
vengono aspirate dalle piagge
più diverse e remote della Terra
le anime dei comuni moribondi
sia buoni che cattivi; all’inizio
com’è noto sono sempre restie
a lasciare il loro corpo tanto amato,
ma una volta staccate dal corpo
e affidate alle amorevoli cure
della Piramide esse lasciano gioiose
che esperti operatori intervengano
con precise micro-chirurgie
sul prezioso genoma contenente
la somma dei caratteri dell’Io.

        21
Ecco che ora sei pronto
ad apprendere la tua prima Verità:
dal lungo verme del DNA
contenuto nel genoma si estraggono
con esatte micromanipolazioni
non soltanto i geni maligni,
infami portatori d’ogni vizio,
ma tutti i geni per natura mortali
destinati a soccombere col corpo;
questi vengono interamente cambiati
con dei geni sintetici (e perciò
immortali) preparati in laboratorio.
Dopo questa salutare sostituzione
e ulteriori interventi energetici
per ora tuttavia incomprensibili
dalla tua intelligenza carnale,
le anime sono rese incorruttibili
grazie ad un elettrico intervento
che ne cambia la forma e la sostanza
in un’altra che niente ha da invidiare
a quella spirituale che imparasti
dai tuoi vecchi studi teologici.
Pertanto le anime che un tempo
erano disperatamente mortali
a causa della zavorra corporea
ora possono essere irradiate
negli altissimi abissi celesti
dall’apice incandescente della Piramide;
le scintille luminose che si vedono
da molto lontano sono dunque
(prendi nota dell’estrema importanza)
l’unico canale esistente
che unisca il Cielo alla Terra
e permetta l’esodo felice
delle anime appena bonificate
da un pianeta così profondamente
infestato dal male dell’Avere,
anziché sublimato dall’Essere
e dall’Amore».

        22
Dopo questo eletto discorso
mi sovvenni d’un antico dubbio
circa l’immortalità dell’anima
e lo volli esternare alla mia Guida:
«Somma Maestra, spiegami, ti prego,
perché nomini ogni volta l’anima
come mortale, contro ogni insegnamento
dei Sapienti che la dicono immortale».
Ella allora sorridendo rispose
«o vergine intelletto, ancora preda
delle false parole consolatrici
di quella che fu detta “oppio dei popoli”:
ciò che chiamiamo Anima è soltanto
un astratto concetto inventato
per designare l’essenza vitale;
capisco quanto sia doloroso
sapere che l’anima si perde
non appena il corpo se ne muore,
ma sarai più vicino al Vero
se vorrai considerarla identica
al concetto certamente più reale
ch’è l’Io, seppure ugualmente mortale,
poiché l’Io è la sfera di molecole
che racchiude sigillandolo in una monade
quel mondo brulicante di chimismi
animati dall’essenza vitale
quale è l’organismo vivente.
Dunque tienilo a mente: Anima ed Io
son la stessa identica cosa,
anche se, per antica consuetudine,
continueremo a nominarli come Anima.

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«Ma è anche vero tuttavia che quest’Io,
o anima come dir si voglia,
ha un’anomala proprietà che stupisce:
è animato da un potente anelito
a liberarsi dalla sfera di molecole
ch’è il suo corpo mortale; sembra quasi
che ambisca a condurre un’esistenza
autonoma totalmente svincolata
dalla materia, una sorta fantasmatica,
quanto impossibile, di vita immateriale.
Purtroppo nessuno ha mai potuto
scoprire la natura del chimismo
che induce negli esseri viventi
un tale anelito eternamente insoddisfatto,
vani sono stati gli studi
psichici e metapsichici e le lunghe
approfondite analisi chimiche
su tutti i componenti biologici;
si può però ipotizzare che l’Io
conservi il ricordo ancestrale
di vite precedenti rese anch’esse
immortali da qualche altra antica
primitiva Macchina Elettrostatica,
come infatti ancora oggi accade».

        24
«Come vedi siamo dunque all’inizio
del lungo iter del tuo apprendimento;
ora siamo nei profondi sotterranei
dove arriva la potenza elettrica
che alimenta il Motore che dà moto
a tutti gli altri ingranaggi fino al Vertice,
dove ora tu sai ch’è installata
la più grandiosa invenzione elettrostatica
fra tutte quelle cui mai poté giungere
la carnale intelligenza degli umani.
Però prendi nota, perché solo
quando sarà giunto il giusto tempo
ti sarà concesso di vederla
coi tuoi occhi, grazie alla ricchezza
della nuova sapienza che man mano
ti sarà inoculata e che ad essi
darà una nuova straordinaria luce».
Io frastornato dalle nuove emozionanti
cognizioni che scuotevano il precario
mio sapere, non potei trattenermi
dal chiedere alla saggia Maestra
in che maniera la fluida energia
che sentivo scorrere nei tubi
vibrando come cosa calda e viva
potesse mai così radicalmente
trasformare la natura carnale,
e quindi corruttibile dell’anima,
in incorporee vibrazioni elettriche
tanto simili allo spirito metafisico.

        25
Ella allora con sollecita grazia
mi rese edotto su tale argomento
spiegandomi: «i tubi che qui vedi
provengono dal centro della Terra,
dal nucleo caldo che nessuno ha mai visto
ma nel quale le Scritture asseriscono
abbia luogo una fusione nucleare
molto simile a quella del Sole
e che pertanto è la Primiera Matrice;
è dunque la sua forza rigenerante,
che dopo un adeguato raffreddamento
fa vibrare le anime all’unisono
e le spinge fino all’ultimo piano,
come linfa di albero che anela
attraverso faticosi canalicoli
a liberarsi all’apice delle foglie
nel trionfo dell’evaporazione.
Similmente, le anime bonificate
evaporano al minimo contatto
con l’alta temperatura delle scintille
assumendo quella forma sublime
che ora sai di natura psicoelettrica,
ma che ancora nel tuo stato d’ignoranza
non puoi essere in grado di comprendere.
Per soddisfare tuttavia la tua lodevole
sete di conoscenza metafisica,
posso anticiparti fin d’ora
che ai piani più elevati è possibile
visitare il gran Cervello della Macchina
che pensa ed ordina tutto l’Esistente
e cui tutti gli scienziati attingono
le loro più preziose conoscenze;
è lì che la Super-Energia
fa circolare il Pensiero Assoluto
sotto forma elettrochimica di ioni
nelle impenetrabili matasse
di conduttori e processori, in cui peraltro
ancora non sapresti raccapezzarti.

        26
«Questo qui che invece ora vedi
è il Primo Laboratorio dedicato
alla ricerca pura di base
sulla natura e le funzioni dell’anima;
qui inizia la filiera salvifica
che dopo avere aspirato dal mondo
col Grande Orecchio le anime dei morti
le fa felicemente salire
fino all’agognata evaporazione
fra le scintille della Macchina elettrostatica
sotto forma di energia psicoelettrica.
Qui studiano grandi Pensatori
che nei simposi discettano dottamente
sui Massimi Sistemi Metafisici
e sul problema a lungo dibattuto
dell’esatta composizione dell’Anima,
se essa sia ad esempio di natura
materiale oppure spirituale,
fluida, gassosa, oppure eterica,
nonché sui meccanismi sconosciuti
ch’essa usa per agire sulla materia
e per darle la forma voluta
con l’arte, la magia, o i miracoli.
L’applicazione delle loro filosofie
è invece compito dei piani successivi,
adibiti alla realizzazione
di idonei specifici prototipi».

        27
A questo dire dell’angelica Creatura
mi colse un dubbio, molto naturale
davanti a così nuova e straordinaria
conoscenza, e dovetti interrompere
il fluire delle dotte parole
chiedendo alla Grande Maestra
sopra quali verità comprovate
può fondarsi la certezza scientifica
circa la natura dell’anima
e circa i fini che l’Etica impone
di perseguire per la nostra salvezza.
Ella pur con indulgente riprovazione
mi riprese: «oh anima ingenua,
ricorda che fai spregio alla Ragione
se ti culli in illusorie credenze
proprie ormai di tempi passati
e che oggi la Santa Inquisizione
condanna col rogo affinché
non siano contagiate altre menti:
quelle che tu chiami erroneamente
certezza scientifica, o peggio
verità comprovate, rammenta
che non sono concesse a mente umana;
a questa è dato solo immaginare
il più modesto Vero Verosimile,
il quale non è altro che un Vero
Virtuale, e quindi incapace
di soddisfare la tua sete metafisica.
Ma se ora apri bene la tua mente
alla Ragione Pratica, vedrai
che il pur piccolo vero virtuale
può essere una base utilissima
per valide soluzioni tecnologiche
aventi in se stesse tutti i crismi
d’una sana virtuale oggettività
che soddisfi almeno la speranza,
come sai inscindibilmente legata
alla natura umana, che un giorno
si possa ottenere una splendida
sostitutiva immortalità artificiale.
Salito infatti ai piani superiori,
ecco trovi una schiera di filosofi
guidata da dotti metafisici
tutti dediti alacremente allo studio
dei metodi più confacenti
a correggere l’errore avvenuto
durante la Creazione dell’anima
e a causa del quale questa ospite
così preziosa invece di liberarsi
con uno sbuffo come essenza incorporea
dal guscio caduco del corpo,
com’è suo incorreggibile anelito,
è costretta a seguirne il destino
fra le carni che l’hanno generata
e poi così ingiustamente condannata.

        28
«Poscia passeremo ad un reparto
in cui regna sovrana e onnipotente
la tecnocratica Scienza applicativa,
dove abili ingegneri, sostenuti
dall’apporto della scienza astrologica
(studiosa dei sistemi cosmologici
turbativi dei meccanismi terrestri)
studiano le mirabili applicazioni
della Intelligenza Artificiale
nonché ogni mezzo o strumento capace
di perfezionare sempre più
le già buone prestazioni cognitive
dei nuovissimi robot multifunzione,
i nuovi angeli dal potente cervello
in cui vengono inserite le anime
prescelte per il conferimento
dell’immortalità. Come vedi
qui si costruiscono e collaudano
prototipi di alta perfezione,
che non essendo soggetti a fallanze
sono massimamente affidabili
nell’integrare dentro i propri incorruttibili
meccanismi i vecchi ma plastici
materiali corruttibili delle anime.
Esperimenti molto scrupolosi
per controllarne il perfetto attecchimento
vengono pertanto condotti
da severi ed esperti collaudatori
con maschera e camice bianco
in ambienti molto ben protetti
da radiazioni spurie e addirittura
insonorizzati allo scopo
di evitare che rumori promiscui,
canti o risa, possano influenzare
i delicati strumenti di controllo
o distrarre il personale addetto
alla severa valutazione dei dati.

        29
«Frattanto gli studi sul genoma
sono progrediti ad un grado
così elevato da poter sintetizzare,
come già t’avevo anticipato,
molte copie dei geni carnali
che la Natura un giorno ebbe l’idea
di darci in dotazione, sicché ora
schede assolutamente sintetiche
si possono avvitare nel cranio
di pazienti robot, e si è visto
ch’esse sono perfino capaci
di far nascere nei loro cervelli
elevati pensieri sintetici
di ottima qualità filosofica.
Si è anche riusciti a fabbricare
un intero genoma sintetico
e a farlo attecchire perfettamente
in un grandissimo cervello elettrico
alimentato ovviamente da stragrandi
quantità di energia provenienti
dal nucleo centrale della Terra,
creando in tal modo dei robot
smisurati, ma con un’anima artificiale
davvero fatta a nostra immagine e somiglianza;
sembra anche che in loro vibrasse
insieme ai pensieri filosofici
addirittura qualche guizzo di emozione
di squisita natura psicoelettrica,
come alcuni sono pronti a giurare,
ma non si è mai potuto verificare
a causa d’insufficiente sensibilità
dei pur moderni elettroencefalografi
incapaci di rilevare le sottili
evanescenti vibrazioni emotive.

        30
«Ma è solo nei saloni superiori
che i più recenti progetti di robot
congruamente ridimensionati
nelle loro esorbitanti misure
e approvati dal beneplacito dell’Autorità
vengono passati alla produzione
su vasta scala per clonarne i prototipi;
così, normative dettagliate
son fornite a schiere di operaie
e infaticabili catene di montaggio
per il veloce assemblaggio dei robot
e il finale inserimento nei cervelli
dei nuovissimi geni sintetici
previamente testati in laboratorio
per un loro sicuro attecchimento
nei meccanismi assegnatari. Infine
dopo l’ultima accurata regolazione
dei circuiti elettromeccanici
sui crani ancora aperti dei robot
e dopo l’ultimo monitoraggio encefalico
di tutte le funzioni psichiche,
si procede all’accensione dei cervelli.

        31
«I robot così costruiti
ora sono pronti per svolgere
i delicati incarichi spirituali
per cui sono stati creati.
E’ doveroso a questo punto ricordare
che fu qui, che per la prima volta
furono sviluppati dei robot
(e la notizia fece il giro del mondo)
perfettamente semoventi e pensanti
con un cervello molto simile a quello
degli umani, con un corpo robustissimo
e forse anche un’anima gentile
esente dalla triste caducità
che così pesantemente l’accomuna
al nostro corpo marcescibile; infatti
è noto che i metalli dei robot
possono restare molto lungo,
quasi eternamente, incorrotti
finché anch’essi tuttavia nei millenni
sono vinti dalla forza superiore
assolutamente ineludibile
dell’entropica degradazione dell’universo
trascinando nell’annichilimento
anche la propria anima artificiale
insieme al genoma sintetico
ch’era stato in fabbrica saldamente
avvitato nei loro cervelli.

        32
«Adesso puoi vedere da vicino
il potente Aspiratore di anime
col suo imbuto gigantesco somigliante
ad un Orecchio Cosmico; esso ha il compito
di risucchiare ad una ad una le anime
dai miasmi delle insane città
sottraendole al corpo carnale
nell’esatto tragico momento
ch’esso esala l’ultimo respiro
e prima ch’esse marciscano con lui.
Vada pure perciò in disfacimento
quella massa ormai inutile di cellule,
e anche le molecole corporali
che prima ne tenevano insieme
così precariamente la vita
vadano pure ad annichilirsi
nella nera voragine del Non-Essere
man mano che ciascuna si sfalda
dagli ultimi aggregati di enzimi,
di filamenti macro-proteici,
di lacerti di membrane cellulari!
Invece quelle anime fortunate,
che il Grande Orecchio Cosmico ha raccolto
appena rotto il cordone ombelicale
col corpo morto, sono subito immesse
nel programma di manipolazione
squisitamente eugenetica
affinché la struttura del DNA
sia opportunamente bonificata
in modo che risultino degne
di venire integrate stabilmente
nei cervelli dei portatori meccanici,
moderni pionieri col compito
di andare alla conquista del cosmo».

        33
Udendo così alti concetti
sulle cose dell’anima, mi sovvenni
dei dubbi che avevano a lungo
tormentato la mia giovane mente
durante i lunghi studi filosofici;
volli allora metterne a parte
anche la mia Guida, che con grande
sollecitudine m’aveva ammaestrato
su tanti problemi, e gli chiesi:
«Maestra Gemma ascolta ti prego
i dubbi del tuo umile discepolo:
come può il solo lume della ragione
assicurarsi che un’anima sintetica
abbia attecchito in un corpo meccanico
se neanche sappiamo in che modo,
e in quale buia parte anatomica,
e con quale cordone ombelicale,
la nostra stessa anima naturale
che da sempre riteniamo incorporea
sia attaccata al nostro stesso corpo?
E come può un’entità immateriale,
come forse è l’anima, dirsi ancorata
alla bruta materia del corpo,
ed essere addirittura controllata
dai geni che fino a prova contraria
son fatti di tristi molecole
della stessa solida e bruta
infelice materia corporale?»

        34
«Figliolo, è vero – rispose – ch’è un mistero
in quale parte anatomica e con quale
cordone ombelicale sia attaccata
l’anima immateriale alla materia
del fegato, della milza, o del cervello,
o se sia distribuita equamente
in ogni singola cellula del corpo;
e c’è anche chi pensa che l’anima
sia diffusa ad un livello più profondo
della materia corporea ed abbia il compito
di tenere incollate fra loro
le molecole che come ben sai
sono spesso piuttosto riottose;
la sua colla renderebbe così solida
la loro aggregazione, da far sì
che la forma e la sostanza dell’organismo
si mantengano immutate nel tempo
anche dopo innumerevoli generazioni
e malgrado le forze distruttive
che tendono a romperne i legami.
Ma poni bene mente a ciò che dico:
sapere in quale parte del corpo
e con quale astuzia chimicale
l’anima sia attaccata alla materia
è assolutamente irrilevante,
poi che noi sappiamo esattamente
in quale parte del cervello dei robot
avvitiamo i nostri geni sintetici
affinché le fredde macchine risultino
senzienti e pensanti come noi;
e che questo veramente accada
è ampiamente dimostrato dai fatti.
Rammenta dunque, figliolo: soltanto
ciò che noi inseriamo nei robot
per donargli una vita sovrumana
è davvero importante ai fini pratici;
infatti ciò che sopra ogni altra cosa
noi vogliamo è solo un’anima che viva
per un tempo infinitamente più lungo
di quella vecchia, se portata in cuore
da una macchina senziente e pensante.
Credi, non importa più a nessuna
di queste anime rifatte sapere
dove e come l’anima vecchia
si attaccasse al suo corpo defunto,
quando ora la sua nuova vita
dura un tempo quasi infinito
seppure come anima artificiale.

        35
«Dunque ora, figliolo, hai conosciuto
anche questa verità: l’avanzato
progresso tecnologico è in grado
di ripulire con grande accuratezza
il genoma da tutti i geni infami
che deturpano la bellezza dell’anima.
Il genoma come sai è la sede
che governa (e purtroppo anche arma)
ogni umano e bestiale comportamento,
ed oggi tutti i geni che fan capo
a nocivi sentimenti di invidia,
violenza, aggressività, sete di guerra,
possono essere chirurgicamente eliminati
lasciando intatti solo i geni dell’Amore.
Si son creati insomma dei robot
portatori delle nostre migliori
e più nobili qualità: super-robot
pronti ad essere inviati nello spazio
per portare il Bene a un universo
dove regna purtroppo solo il Male
a causa della marcia inesorabile
dell’Entropia che tutto corrompe,
anime, corpi, pianeti, montagne;
perfino i nostri più nobili pensieri,
che crediamo di natura spirituale,
se li inghiotte un brutale universo
dove il tempo stesso è risucchiato
da un osceno buco nero senza fondo.

        36
«Purtroppo questo nobile progetto,
di portare e spargere il Bene
tramite i robot addirittura
in tutti gli spazi del cosmo
fino ai suoi confini più lontani,
si è dovuto abbandonare a causa
delle pesanti, smisurate dimensioni
delle loro strutture metalliche,
che ancora nonostante i più potenti
razzi vettori gli impediscono di sottrarsi
all’attrazione del nostro Pianeta.
Ma anche il loro guscio materiale,
nonostante la durezza in apparenza
inattaccabile, verrebbe presto o tardi
consumato da tempeste cosmiche
e dalla pioggia di veloci meteoriti;
la loro stessa struttura molecolare
non resterebbe a lungo incorrotta
davanti ai penetranti raggi cosmici
che ancora ci colpiscono, scagliati
dal Big-Bang alle origini del mondo;
essi spezzano i legami molecolari
e annichiliscono le stesse molecole
trasformandole in antimateria,
pertanto anche il corpo dei robot
seppure dopo molti millenni
subirebbe infine il fatale
entropico disfacimento comune,
portando con sé nella rovina
anche i buoni geni sintetici
che gli abbiamo affidato credendoli
custoditi nella culla sicura
del DNA. Sarebbero pertanto
vanificati gli sforzi diuturni
di schiere di onorevoli scienziati
che credettero al progetto favoloso
di produrre l’agognata eternità.

        37
«Sappi tuttavia che anche a questo
pur difficile problema fu trovata
una brillante soluzione; gli studi
e l’ingegno di fisici e metafisici
dotati di pensiero telematico
hanno fatto l’invenzione straordinaria
di tradurre nel linguaggio digitale
peculiare di tutti i computer
anche la struttura delicata
e così misteriosamente evanescente
dell’anima; dopo tale trasformazione
essa infatti diventa una serie
elettro-digitale di bip-bip
espressi nel linguaggio binario
e trasmissibili a distanza via cavo.
Oggi dunque il contenuto delle anime
si legge con un semplice computer
ed è quindi manipolabile a piacimento:
ogni addetto alla digitalizzazione
delle anime che giungono alla Piramide
potrebbe trasformare ad esempio
in una stringa strepitosa di bip-bip
anche la buon’anima della nonna
appena esala dal corpo grinzoso;
anche l’anima del nostro vecchio cane
dagli occhi lacrimosi ormai ciechi
e giunto stremato alla fine
dopo lungo e fedele servizio
potrebbe essere digitalizzata
e i suoi scodinzolanti bip-bip
essere fissati con amore
in un CD-ricordo, come al tempo
delle buone famiglie negli album
di ingiallite fotografie cartacee».

        38
A queste degne parole mi sovvenni
di un antico problema lungamente
dibattuto fra gli amici degli animali,
quindi chiesi alla dotta Maestra
se anche i cani abbiano un’anima
uguale alla nostra e ugualmente
destinata a una triste estinzione
in seguito alla morte corporale,
e Lei con grazia rispose «certamente,
tu già sai che Anima ed Io
sono formulazioni diverse
d’uno stesso concetto, sai anche
che ciò che chiamiamo Io
non è altro che la sfera di molecole
che racchiude e circoscrive esattamente
ogni organismo vivente, sovrano
e prigioniero di se stesso nella monade
dell’Io; ergo, se conosci la logica
dei sillogismi ti sarà pure chiaro
che se i cani come tutti gli animali
sono organismi viventi, è giocoforza
ch’essi debbano avere un loro Io,
o come dir si voglia un’anima».
Ella non sapea ch’io loico fussi,
quindi «è vero – consentii – ma rassicurami
Somma Maestra, che non erro quando penso
che l’anima d’un cane sia per forza
enormemente più grande e pesante
di quella piccolissima di un’ape»;
ma la Somma Maestra un’altra volta
dovette con garbo riprendermi:
«questo è proprio l’errore in cui cadono
le menti umane abituate a ragionare
con gli illusori termini materiali
di peso, lunghezza e larghezza:
non esistono anime piccole
ed anime grandi, bensì solo
anime semplici ed anime complesse,
perciò tutte sono degne ugualmente
d’essere amate, così come ugualmente
si amano ad esempio i neonati,
nonostante l’aspetto poco umano
di grossi vermiciattoli con l’anima
più semplice di quella d’una larva,
e come anche per la stessa ragione
si amano i nonni brontoloni
ma carichi di anni e di saggezza.

        39
«Ecco dunque perché l’invenzione
di trasformare le anime mortali
in stringhe di bip-bip incorruttibili,
seppur salvate provvisoriamente
nell’effimera materia d’un CD,
deve essere senza discriminazione
di censo, di colore, o animalità,
applicata con amore ad ogni anima
che sia nata per caso o per errore
in questo grigio universo: l’Amore
verso tutte le creature del Creato,
uomini piante animali, è appunto
ciò che muove ogni singola azione
che si svolge nella Grande Piramide;
è proprio anche soltanto l’Amore,
ciò che induce a correggere le tare
che deturpano le anime grezze
appena giunte al Grande Orecchio Cosmico
dagli infelici letti di morte
dell’infame città di Gomorra
gravide ancora degli errori del Demiurgo;
eseguita infatti la fatidica
operazione di digitalizzazione,
schiere di correttori di bozze
chiusi dentro asettici laboratori
e attrezzati con veloci computer
cancellano dalle stringhe digitali
ogni storto e maligno bip-bip
rilevato dal check up dello scanner
e salvano un pacchetto di file
contenente soltanto i più nobili
e amorosi bip-bip delle anime.
E’ pur vero che chissà per quanto tempo
in attesa di tempi migliori
ci dovremo purtroppo accontentare
di conservare le anime digitalizzate
dentro la banca-dati d’un precario
e corruttibile CD, seppure immerso
in un solido contenitore d’azoto liquido;
nondimeno l’incessante fatalità
del Progresso lascia aperta la speranza
che altre arditissime tecnologie
possano un giorno non lontano superare
questa fase della digitalizzazione,
che si presume appunto transitoria,
e affrancare finalmente i bip-bip
dalla schiavitù d’un CD
o d’altra analoga trappola tecnologica
rendendoli incorporei e incorruttibili,
così da poterli impiegare
davvero per diffondere l’Amore
che manca alle brute molecole
che vagano senza scopo nell’universo.

        40
«Ora sai che anche i CD,
contenenti le stringhe dei bip-bip
che ricalcano fedelmente le anime,
sebbene immersi nell’azoto liquido
del più robusto dei contenitori
vengono lentamente consumati
dalla corruzione dei millenni:
non esiste struttura molecolare,
neanche del più duro e inossidabile
acciaio, che sia risparmiata
dalla forza distruttiva dei raggi
che fin dal Principio dei Principi
piovono dal profondo universo
e penetrano senza pietà
negli interstizi fra le molecole per dividerle
e annichilirle: la morte e l’entropia
sono inarrestabili meccanismi
comandati da un cosmico Timer
che governa la durata effimera
della materia ovunque essa si trovi
sì che nulla può salvarsi in eterno,
neppure la stringa dei bip-bip
col codice del nostro DNA
se portata da un supporto materiale;
a meno che – ascolta, ascolta bene –
non si riesca a trovare un supporto
veramente incorporeo molto simile
a quello che nei tempi antichi
il volgo credeva fosse Spirito
e si diceva fornito alla nascita
già confezionato e pronto all’uso
dal vecchio Dio creatore e distruttore
delle proprie infelici creature».

        41
Tali apocalittiche parole
sconvolsero talmente il mio animo
da chiedere alla divina Maestra
se sia proprio fatale rassegnarsi
al nostro disperato destino
di morte universale. Ella allora
sembrò impietosirsi, e a gran sorpresa
disse «molto onorevole Poeta,
ora è giunto il fatidico momento
che ti avevo già preconizzato
quando arrivasti per la prima volta
trafelato in cima alla Vetta
per conoscere il segreto della Piramide,
e oggi che una nuova consapevolezza
è dall’Alto discesa benignamente
sulla vergine mente di allora,
posso finalmente svelarti
le Verità che ti avevo nascosto
finché fossi in grado di comprendere:
molti argomenti di ciò che hai visto e udito
dalla mia stessa voce durante
l’iter del tuo lungo apprendimento
felicemente giunto fino al Vertice
della Piramide, non erano interamente
la veritiera realtà d’oggigiorno,
ma piuttosto la ricostruzione
del cammino arrovellato della Scienza
nella ricerca dell’immortalità,
di cui ho creduto necessario
farti edotto affinché tu capissi
i complessi problemi metafisici
che si sono dovuti risolvere
per giungere all’attuale perfezione
della funzione salvifica della Piramide.
Scorda dunque i goffi robot,
i super-intelligenti cervelli,
le forzate integrazioni dei geni
in quei freddi meccanismi, perché oggi
le scintille della Macchina Elettrostatica
garantiscono a ogni anima mortale
la vita eterna; ciò grazie alla scoperta
di straordinarie onde elettromagnetiche
in grado di rendere incorporee
e di fatto immortali come fossero
di vero purissimo spirito
tutte quelle anime digitalizzate
fatte a nostra immagine e somiglianza
ma conservate per un tempo finito
come vecchie cose in disuso
in delicati e obsoleti CD
di materia purtroppo degradabile
e molto precariamente protetta
in fumanti contenitori d’azoto liquido.

        42
«Devi sapere che le onde elettromagnetiche
in principio si credeva che fossero
increspature in forma di onda
di un fluido materiale invisibile
che i filosofi ipotizzavano permeasse
tutto il mondo come l’aria o l’acqua,
e in mancanza di prove sicure
circa la sua esistenza decisero
di dargli il nome bizzarro di Etere;
finché studi del nostro buon Maxwell
(scienziato colpevolmente ignorato
dai filosofi) sulla natura delle onde
e sulla loro propagazione nello spazio
stabilirono senz’ombra di dubbio
che l’Etere non esiste, e che ad esse
non necessita alcun fluido materiale.
Sono infatti assolutamente immateriali
anche quando vengono generate
da un meccanismo di per sé materiale
come sono ad esempio le scintille
della potente Macchina Elettrostatica,
e si propagano nello spazio in linea retta
alla velocità della luce
su infinite distanze; si può dire
che non esiste maligna Entropia
capace di distruggerle quando viaggiano
in quella folle corsa; sono quindi
veramente incorruttibili e immortali
perché fatte di sola Energia,
e come dice la Legge del Demiurgo
l’Energia non si crea né si distrugge.
Possiamo dunque generare delle onde
di natura squisitamente elettromagnetica
che veramente perforino l’Eternità
alla velocità della luce,
ma ciò che più preme ai teorici
dell’immortalità artificiale
è che essendo assolutamente incorruttibili
esse sono un perfetto supporto
per le stringhe digitali dei bip-bip
da inviare negli spazi cosmici
con gli scelti caratteri genetici
della nostra decrepita umanità».

        43
A queste rincuoranti parole
fui colto da una tale curiosità
per le nuove tecnologie elettromagnetiche,
che non potei trattenermi dal chiedere
alla cortese e sapiente Maestra
con quale straordinaria procedura
si possano incorporare le stringhe
dei bib-bip digitali dell’anima
in questa nuova onda elettromagnetica,
se già sappiamo che è immateriale
e nessuno può quindi vederla
né toccarla. «Come vedi – rispose –
ora siamo sul Vertice della Piramide,
dove avvengono le scariche elettriche;
ebbene sappi, che è proprio qui
fra i terribili elettrodi di platino
della Suprema Macchina Elettrostatica
che ogni scintilla di milioni
e milioni di volt col suo aggressivo
micidiale campo magnetico
cozza contro il debole campo
dei bip-bip e lo fulmina istantaneamente;
resta una sorta di scheletro incorporeo,
una vera immateriale radiazione
di altissima radio-frequenza
ch’è la bellissima onda elettro-magnetica.
Ma ora sei in grado di comprendere
tutto ciò che chiedi sulle onde
e in che modo le anime artificiali
vengono da esse trasportate;
quindi apri le orecchie ed il cuore,
e medita le parole che dico.

        44
«Il flusso di onde elettromagnetiche,
destinato a trasportare i bip-bip
delle stringhe digitalizzate
prodotto da potenti scintille,
è sottoposto a un elettrico processo
di profonda modulazione, senza il quale
esso sarebbe un flusso continuo
assolutamente uniforme
come il getto d’acqua pura che esce
da un normale rubinetto sanitario;
tale modulazione è effettuata
proprio dai bip-bip che incalzano
per ottenere l’immortalità,
quindi aprono e chiudono il passaggio
al flusso delle onde elettromagnetiche
e come il rubinetto descritto
scandiscono apertura e chiusura
in modo da lasciare via aperta
solo a stringhe di onde che ricalchino
fedelmente il ritmo di bip-bip
peculiare d’ogni anima digitalizzata.
Insomma, tutto avviene esattamente
come se si aprisse e chiudesse
il rubinetto al ritmo velocissimo
dei bip-bip, sennonché il flusso uscente
non è fatto d’acqua pura, bensì
di bellissime onde elettromagnetiche
con inciso il profilo delle anime
che i bip-bip hanno loro conferito.

        45
«Queste onde generate dal grembo
generante di potenti scintille
e modulate dai bip-bip dell’Amore
sono pronte per il grande momento
di essere lanciate nell’eterna
profondità degli spazi cosmici
da un’enorme antenna parabolica
poi che sono normali radioonde
come quelle della vostra TV
o dei potenti radiotelescopi
che frugano ogni giorno il cielo
e com’è noto sono in grado di raggiungere
le più remote distanze siderali.
Ma ecco, ascolta adesso coi sensori
sviluppati dai tuoi organi uditivi
le anime che arrivano vibrando
dai piani inferiori via cavo
già completamente digitalizzate
e pronte per esser trasformate
dalla Macchina Elettrostatica in immortali
velocissime sequenze elettromagnetiche:
ora sai, col senno del poi,
che diventando delle pure onde
saranno eternamente incorruttibili,
ma soltanto pochi istanti fa
le conoscevi come fruste anime
gravide dei peccati loro e altrui,
aspirate dall’Orecchio Cosmico
sulle tragiche plaghe delle pianure
dopo essere state sottratte
al proprio corpo moribondo nel momento
dell’ultimo tremebondo sospiro;
erano dunque anime infelici
con l’unico conforto della speranza,
ed ora sai che hanno avuto la grazia
di entrare nel ciclo salvifico
che attua la suprema trasformazione.

        46
«Oggi queste onde sublimi,
vere copie elettromagnetiche dell’anima,
si possono librare in quel volo
un tempo precluso ai robot
a causa dell’inerzia frenante
della Materia: questa forza maligna,
espressione del Male, che impedisce
di sollevare l’anima al cielo;
ora invece esse possono portare
ovunque i semi digitali del Bene
resi totalmente incorporei
dalla scienza degli ultimi umani
rimasti eroicamente sulla Terra
per guidare il grande viaggio celeste;
penetrano nel ventre dell’universo
attratte magicamente come api
dal possente Centro Generatore
che col lampo accecante del Big-Bang
ha creato tutte le cose
che abitano gli spazi del Cosmo;
nel loro eterno viaggio d’amore
possono vedere da vicino
il Creato, i soli, le nebulose,
giungere ai confini dell’universo,
toccare il fondo luminoso dei buchi neri;
forse possono fissare come aquile
la luce abbagliante di Dio,
che nessuno ha mai potuto vedere
senza morire».

        47
A questo punto la Somma Maestra
si è fermata; sembrava pensosa
delle proprie gravi parole,
ma poi con uno sguardo struggente
(io avevo le lacrime agli occhi)
«ora – disse – che metafisica sapienza
ha spalancato la tua mente al Vero,
non hai più bisogno d’una Guida,
per cui devo lasciarti, figliolo,
chiamata dall’Alta Autorità
ad altri compiti celesti». Lasciandomi
così, a me stesso, per la prima volta,
ha voluto benignamente benedire
la mia nuova consapevole vita
col soffio d’una lieve carezza,
poi che quando mi prese con sé
avevo il cuore ignaro d’un bimbo
venuto a Lei per farmi rinascere
alla luce d’una Nuova Conoscenza
e così son diventato Uomo;
ora anch’io conosco i segreti
della vita, della morte, dell’universo,
e so guardare senza tema nel profondo
del Creato i soli e le nebulose:
è una nuova casa di stelle
che col manto d’una grande Madre
ora attende il mio piccolo io
che non ha più timore della morte.

        48
Un giorno infatti anche il piccolo io,
che ignaro ha languito una vita
nel carcere del corpo col timore
angoscioso della propria estinzione,
potrà staccarsi dalla triste materia
colpito da una provvida, rigenerante,
virtuosa scarica elettrostatica;
pronto per il grande viaggio,
sarà anche lui un io elettromagnetico
vibrante nello spazio celeste
con la sua splendida anima sintetica;
bucherà lo spessore dell’Eternità
attraverso l’infinito d’anni luce,
e dividendosi in cloni elettromagnetici
genererà miriadi e miriadi
d’altri piccoli io consapevoli
brillanti in cielo d’una luce propria,
ma anelanti soltanto a riunirsi
alla Grande Luce di Dio.

        49
Nelle grandi notti celesti
il cielo appare già popolato
dai luminosi bip-bip digitali
di mille lucciole pulsanti e pensanti,
mille piccole stringhe elettromagnetiche
che contengono i geni migliori
dei fratelli che ci hanno preceduti;
tutte vagano pulsando in eterno
e seminando i geni dell’Amore
ben oltre la fine prevista
del cosmo attuale, ben oltre
gl’innumerabili cicli a venire
delle nuove Creazioni che ancora
avverranno nei millenni dei millenni,
e ben oltre l’improbabile esaurimento
di tutte le riserve energetiche
del grandissimo Sole ch’è Dio.

        50
Nel loro eterno viaggio celeste
assisteranno dunque alle esplosioni
abbaglianti dei futuri Big Bang:
altri cicli di vita e di morte
dai quali fatalmente nasceranno
altri uomini infelici sulla Terra,
altre anime rose dal timore
angoscioso della morte dell’Io,
ma che piene di speranza guarderanno
anch’esse a una nuova Piramide
creata per vincere l’Eternità
fabbricando ancora incorruttibili,
immortali Anime Artificiali.
Come quelle che oggi sono nate
con una nuova veste smagliante
di purissime onde elettromagnetiche.

In quarta di copertina:
Una nuova audace irruzione di Veniero Scarselli nei territori del surreale, trasportato tuttavia da una spinta propulsiva di alto valore spirituale e a suo modo religiosa. In una allusiva rivisitazione del dantesco viaggio celeste, il Poeta si fa guidare da una moderna Beatrice che illustra il complesso funzionamento della Grande Fabbrica di anime artificiali destinate a riempire d’Amore l’universo. Si affacciano le eterne inquietanti domande del pensiero universale, che qui trovano perfino originali risposte meta-scientifiche; il Lettore dunque non troverà lirismi idilliaci, ma il geniale pensiero poetante di Scarselli, che si scatena in una ridda di immagini e ragionamenti di grande fascinazione, donandoci infine anche una parola di speranza.

Materiale
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