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L’universo parallelo degli Acquatici

Laudato si', mi’ Signore per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
                        Anno Domini 1226

Laudato si’ mi’ Signore per l’acquatico universo
in cui ci hai concesso di nascere
e morire.
                        Anno Domini 2013

1
Alla fine di un erto canale
che qualcuno m’aveva indicato
fosse il cordone ombelicale di Dio
e che io avevo asceso arrancando
senza perdere mai la speranza
di vedere l’Altissima Luce,
mi colse invece grande ripugnanza
quando fui mio malgrado carnalmente
congiunto con la grassa mucosa
dell’utero di Dio e trattenuto
con caparbietà inaspettata
mentre mi succhiava dalle vene
sangue e anima come fa un grosso ragno
sulla preda imprigionata nella tela.
Credetti allora, forse ingenuamente,
con una brusca fuga di staccare
la mia carne dall’orribile Carne
per tornare libero e vergine
alla tenera luce del sole
fra i colori del caro vecchio mondo
portando con me la salvezza
dell’anima e del corpo; così
mi lasciai rotolare a perdifiato
giù a ritroso nel canale ombelicale
da cui ero salito, ma mi accorsi
che stavo sempre più precipitando
in oscuri gironi infernali
dov’era orrendamente cocente
l’assenza del Bene e già s’aprivano
i paurosi recessi del Male.
Ma io giuro, non volevo nient’altro
che ritrovare la mia vecchia vita
tanto familiare e attraente
di innocente peccatore, inseguire
il mio mondo luccicante di luci
e sentire scorrere veemente
la linfa generosa della vita
nelle vene a quel tempo ancora intatte
del mio pure già vetusto albero.

2
Non so se nondimeno dall’Alto
mi fu benevolmente concesso
di vedere ancora una volta
almeno con l’immaginazione
le irresistibili delizie del mondo;
con la mente obnubilata infatti
udivo solo un brusio a malapena
percettibile, un vago miscuglio
di cose lontanissime, forse
campane, forse fiochi belati
di pecorelle, forse anche voci;
o erano lamenti appena udibili
di umani che s’erano smarriti,
incautamente allontanandosi dal Vero?
E io, che altro così disperatamente
andavo cercando di rivivere,
se non la mia nascita primigenia,
l’origine di ogni beatitudine,
le acque tranquille dell’amnio,
e almeno per un po’ la pelle calda
della poppa della mamma, ch’era stata
l’unico Tutto, l’unico mio Vero?

3
Mi destò dal nostalgico dormiveglia
una strana Presenza Femminile
che mi parve al primo acchito extraterrestre
poiché nel mondo non l’avevo mai vista;
ella infatti si disse appartenente
al Regno Acquatico d’un altro universo,
e mi spiegò gentilmente trattarsi
d’uno dei tanti universi paralleli
che possono capricciosamente
saltar fuori dal Buco metafisico
della burlona Meccanica Quantistica
a dispetto del rigido determinismo
del newtoniano universo; tuttavia
possono essere vissuti anche da noi,
ignari individui appartenenti
alla semplice specie terrestre,
come mondi veri e reali
soltanto se accade l’evento
straordinario di una consonanza
col nostro stato attuale di coscienza.
I Gran Dottori assicurano anche
che sono uguali a quello vero in cui viviamo
con i nostri importantissimi affari,
se non per qualche irrisorio particolare;
un universo ad esempio può esser fatto
di buona Acqua ed un altro di Aria
forse inquinata come quella che respirano
i poveri mammiferi cittadini,
ma di solito scorrono impassibilmente
paralleli senza mai incrociarsi
col nostro, e forse è per questo
ch’io non mi sono mai imbattuto in alcuno
di quegli strani universi, anzi nemmeno
ne ho mai avuto il minimo sentore
(ammetto pure per mia colpa o distrazione).

4
L’Essere Acquatico, il cui grazioso aspetto
m’aveva intenerito, disse anche
di conoscere bene la mia storia
e di avermi addirittura trattenuto
premurosamente per il braccio
in quella mia discesa forsennata
quando brancolando come un cieco
stavo per smarrire la ragione
tra le fitte tenebre dell’Ade
e lei standomi sempre dappresso
si prodigava ad inculcarmi i lumi
atti a diradarle, che non dubito
avessero la chiara evidenza
di veridiche verità filosofiche.
Ora dunque finalmente sapevo
da quale dotta fonte di sapienza
ero stato salvato sull’orlo
del profondo obnubilamento
che m’aveva portato a rotolare
all’indietro giù per la china,
che pure una volta avevo asceso
forse troppo baldanzosamente
ma ora stava minacciosamente
precipitando nel buio del Non-Essere.

5
Così dunque parlò la Donna Acquatica
forse obbedendo alla parola che il suo Dio
le aveva infuso: <Caro amico titubante
forse ancora un po’ timoroso,
è naturale che avendo tu durante
la virtuosa seppure temeraria
ascesa del Cordone Ombelicale
bene appreso la dottrina teologale,
abbia creduto d’esser giunto finalmente
a contemplare una parte così intima
di Dio, l’Utero, il Grembo Ancestrale
che pensavi t’avesse plasmato
a Sua esatta immagine e somiglianza
con la sua propria medesima carne,
seppur per mala sorte provvedendoti
d’un difettoso cervello pensante;
è anche naturale che tu creda
di portarne l’impronta indelebile
essendoti sembrato di vedere
che vene ed arterie sospinte
dalla sete di Dio spuntassero
simili ad aguzze radici
dal giovane virgulto del tuo ego
appena aveva creduto di sentire
il tepore della Carne Divina;
tuttavia avevi anche temuto
che una Mente grandemente superiore
volesse forzatamente annidare
il tuo piccolo e timido feto
nel suo cupido Utero possessivo
per fargli succhiare per sempre
non i fluidi d’una vita ultraterrena
ma il succo dolcemente velenoso
della sua prosperosa placenta;
e tu sapevi che un tale connubio
significava diventare un incestuoso
orrendo figlio-tumore concresciuto
nella Carne del proprio Dio Padre.
E’ naturale che ora tu creda
d’averne riportato cicatrici,
causate dal tuo atto violento
di doverti strappare con le barbe
dall’abbraccio mortale d’una carne
divoratrice e con le sole tue forze,
certo ancora deboli e mollicce
di orfano di padre e di madre.

6
<Ebbene sappi che fu grande errore
rinunciare a proseguire il viaggio
oltre quelle che speravi fossero
le pareti amniotiche accoglienti
dell’ultima tana, l’estremo
e insuperabile punto d’arrivo,
i confini invalicabili dell’Essere;
fu anche errore avere scioccamente
creduto di poter ripercorrere
all’indietro quel Canale Ombelicale
e tornare alle gioie allettanti
d’un mondo purtroppo illusorio
seguendo l’ingannevole chiarore
di tossici funghi fosforescenti
attaccati alle viscide pareti:
essi non erano altro
che gli infidi resti avariati
di quel mondo mai esistito
se non nelle farneticazioni
di cui spesso sono affetti gli umani.
Sappi infatti che fu solo il volere
della nostra Grande Madre Acquatica
a iniettarti con la Sua lungimiranza
nella tabula rasa della mente
l’equivoca apparizione dell’utero
e delle finte carni placentari
e addirittura l’onirico scenario
d’un altro universo, il cui sogno
la Generosa concede d’ufficio
soltanto per lenire alle anime
la mestizia della morte corporale
e per rendere meno monotona
la lunghezza infinita del viaggio
che le separa dall’unica e vera
irraggiungibile sorgente di Bene,
seppure per la loro potenza
si sentiranno eternamente i suoi raggi
provenire come onde benefiche
dalle infinite profondità dell’Acqua.
A te aveva anche concesso
in via assolutamente provvisoria
la consolante illusione d’esser nato
nell’amoroso accogliente sacco amniotico
d’una mamma carnale, e tu ingrato
anziché approfittare del dono
per coltivare il tuo spirito in vista
d’un più alta redenzione metafisica,
anelavi soltanto l’abbraccio
di quel grasso infimo simulacro
di grembo carnale: inseguendo
quell’ingannevole Fata Morgana,
rotolavi pazzamente all’indietro
dentro il tubo d’un cordone ombelicale
purtroppo totalmente immaginario
per tornare in un Tempo e in uno Spazio
che in realtà non sono mai esistiti
se non iniettati a bella posta
nella tua piatta tabula cerebrale
ove solo purtroppo pochi guizzi
di sparuti e impotenti neuroni
alimentavano una mente insipiente.

7
<Dovevi ben sapere che ogni strada
proveniente dal Mondo delle Idee,
anche fosse davvero l’invitante
divino cordone ombelicale,
è infinita, laonde non ha fine
il cammino di colui che ne intraprende
la percorrenza; ma ciò che tu non sai
è che a mano a mano che avanzavi
con paziente virtù in quel canale
credendo guadagnarne ad ogni passo
un bel tratto e avvicinarti a Dio,
dietro di te invece la strada
all’istante svaniva, come accade
che svaniscano i sogni notturni
al risveglio d’una mente malata;
t’era infatti concesso di vedere
soltanto ciò che stava avanti a te,
e tu credevi che fosse la verace
Gran Destinazione, proprio quella
di cui in cuor tuo, seppure trepidando,
sentivi l’attrazione fatale
poi che avrebbe dovuto incorporarti
nella carne di un utero che allora
non potevi certo sapere
che non apparteneva ad alcun dio;
ma almeno, ferito e disgustato
da tanta sanguinosa voracità,
facesti il gran rifiuto e ti gettasti
a rotoloni giù per una china
anch’essa totalmente inesistente,
e che quindi non potevi certo
averla prima neanche risalita
se non con l’immaginazione.

8
<Ebbene ora in verità ti dico
che la carne di quell’utero carnivoro
era soltanto un’esca per attrarti
verso il vero Massimo Bene,
il quale per antica e conosciuta
definizione è immensamente superiore
ad ogni altro che si possa immaginare;
laonde quella carne così gravida
di attraenti umori uterini
e altissime sembianze divine
giammai poteva essere la Meta,
anche se credevi ingenuamente
d’esservi annidato tuo malgrado
con le barbe dei tuoi vasi sanguigni.
Ciò che dunque allora credesti
fosse il terminale rifugio
nel ventre d’un Dio che esteriormente
s’era fatto carne d’un Cristo
per venire incontro alla tua anima
ancora lorda di materia animale,
in realtà era solo una sosta,
uno stadio nel tuo eterno avvicinarti
ad una meta che continuamente
s’allontanava e ancora s’allontana.
Il Superno Intendimento era infatti
di permettere al tuo ego provato
dal lungo strisciare in un tunnel
grondante di lubriche materie,
qual era il canale ombelicale,
di riacquistare forze spirituali
prima di riprendere un cammino
che ben presto assurgerà ad un’erta
via via sempre più metafisica
e lontana, seppure crederai
d’avvicinarti alla Sorgente del Tutto
e crescerà sempre più anche la brama
purtroppo impossibile ad estinguersi
di vedere coi tuoi piccoli occhi
quasi ciechi l’unico Bene,
che nel nostro Acquatico Universo
è l’Acqua, la Santa Madre Acqua;
la quale infatti – è doveroso dirti –
a causa del suo Essere sfuggente
non può essere mai raffigurata
sotto alcuna forma conoscibile
e nemmeno vagamente pensata
per quanto tu possa acuire
ogni forza cerebrale disponibile.

9
<Come dunque t’avevo annunciato,
il viaggio che avevi cominciato
colmo di speranza ed entusiasmo
nell’umido e caldo canale
che credevi del cordone ombelicale
non poteva che esser fatalmente
senza alcuna fine né principio
per la semplice ragione geometrica
che una retta non inizia né finisce.
Ergo anche la Gran Destinazione
cui tanto ancora ambisci non esiste;
come già altre volte ti dissi
l’idea ti fu iniettata nella mente
insieme alle delizie del mondo
per dare conforto al tuo ego,
ma è priva di sostanza reale;
parimenti, sono privi di sostanza
anche i falsi teoremi inventati
da filosofi e grandi fattucchieri
che vanamente si sono industriati
di dare con grandi paroloni
un senso al Principio e alla Fine,
ovvero alla Vita e alla Morte;
ma tu potrai facilmente trovarlo
nelle infinite profondità dell’Acqua
del nostro universo parallelo
se sarai tu stesso partecipe
del perpetuo divenire del mondo
come obbediente molecola Acquatica
fra obbedienti molecole sorelle.

10
<Ora dunque mio ignaro fratello
accetta di buon grado la realtà,
che il tuo viaggio non finisce affatto
annidato nella carne presunta
d’un dio dalle forme improbabili,
magari con la folle speranza
di poter sonnecchiare come un bimbo
mentre succhi da una grande Poppa
il latte dolce che credi tuttora
faccia crescere le minuscole anime,
ed ora che sei vecchio e stanco
magari nutri anche la speranza
di poterti dolcemente abbandonare
all’infinito oblio senza ritorno
d’un nirvana che ti privi d’ogni affetto
e sofferenza. Invece ora ti dico
che il passo successivo – per te forse
coraggioso ma assolutamente
necessario – che dovrai intraprendere
impegnando ogni forza cognitiva
della tua debilitata intelligenza,
è scordare la mitica placenta
dei tuoi infranti sogni giovanili
e lasciarti annegare nell’Amnio
sconfinatamente accogliente
della nostra Santa Madre Acqua,
creatrice di questo straordinario
incantevole universo acquatico
da cui Ella può seguire con lo sguardo
ogni piccola creatura del suo grembo,
essendo Ella l’unico Dio,
la Somma di ogni perfezione
che a noi Acquatici sia dato immaginare.
Qui anche tu col tuo grumo di cellule
non più dolorosamente bisognose
potrai nuotare senza più desideri,
saziato da quella felicità
che soltanto la vita nell’Acqua
è capace di donare; sappi anche
che i tuoi piccoli inutili cromosomi
sono stati già battezzati
e le cellule così benedette
sono accolte nel consorzio acquatico
già intente ad una nuova rigogliosa
ricostruzione, immerse nel silenzio
del Liquido Amniotico e attorniate
da infinite molecole acquatiche.
Ben presto coi metodi precisi
della scienza metapsichica dei quanti
potrai valutare tu stesso
il progresso delle brave molecole
intente a strutturare il tuo ego;
potrai calcolare l’altezza
della tua pur modesta aura astrale
nella zona visibile dello spettro,
così da sapere esattamente
la statura raggiunta dall’anima;
la quale è certamente orgogliosa
d’accompagnare il tuo piccolo ego
nelle profondità subacquatiche
dell’immenso Universo oceanico.

11
<Potrai anche constatare coi tuoi occhi
che le grandi profondità dell’Acqua,
cui tu stesso pur senza saperlo
in qualità di Acquatico appartieni,
son di tale cristallina trasparenza
da vedere nuotare quietamente
come pesci in un enorme acquario
le creature ideate, oltre a quelle
mai pensate ma già accovacciate
come uova non ancora deposte
in un angolo dell’onnicapiente
Mente Materna; tutte però
se evocate da qualche incantesimo
erompono dal cielo iperuranio
come vere assolute Idee Platoniche
di animali, vegetali, minerali;
ma possono acquisire a poco a poco
anche quelle forme reali
certamente a noi più familiari
plasmate nella materia acquatica
e fiorite con enorme abbondanza
nei millenni di sapiente evoluzione
darwiniana: il protozoo primigenio,
indi il verme, il baobab, il mammifero
e infine l’ominide, un tuo simile
però sempre così stolto da supporre
di essere il Re della foresta.
Tutte queste creature tuttavia
sono invisibili al semplice occhio nudo
dei rari profani sprovveduti
che siano casualmente arrivati
da un altro universo parallelo:
esse infatti sono state ideate
nel mondo profondo della Madre
e possono affiorare in superficie
soltanto come mere Idee Platoniche;
ma tu che sei della stessa nostra specie
e hai anche l’occhio acquatico fornito
d’una dose discreta di coscienza,
potrai senza fatica ammirarle
e scoprire che la loro evoluzione
non ha fine poiché è assoggettata
al sempiterno Ordine Acquatico
che regola con ferreo determinismo
il destino del più piccolo gamberetto.
Ogni semplice molecola d’acqua
in forza di quell’Ordine è legata
così strettamente alle sorelle
da formare tutte quante insieme
l’omogeneo Regno dell’Acqua,
eppure basta un’Idea della Madre
perché scatti subitanea una forza
diversamente attrattiva che le induce
a sganciarsi dalle anonime sorelle
per riagganciarsi in modo tutto nuovo
a formare le specifiche figure
ideate dalla Grande Mente,
ed allora diventa Atto Puro
la creazione d’ogni nuovo essere
dalla sua aristotelica Potenza:
dal mare amorfo di molecole infatti
per venire alla luce attende solo
il dono prezioso della Forma.

12
<Ora certo sarai soddisfatto
d’avere appreso che l’acqua benedetta
del Divino Ventre Materno
è un oceano infinito di molecole,
le quali come un popolo fedele
di gentili pecorelle sono spinte
ad unirsi l’una all’altra da una grande
amorosa attrazione parentale,
ma la cui reale natura
– ecco il meccanismo segreto –
è una squisita forza elettrostatica
che strisciando su di esse come un cupido
serpentello le avvince ad una ad una
e in un piccolo coito incestuoso
avviene facilmente il fatidico
scambio di elettroni che le unisce
per formare la nuova creatura.
Ebbene, certo ancora ti ricordi
per averlo appreso ai tuoi tempi
da meritevoli studi filosofici,
che ogni molecola d’acqua
è fatta da un atomo d’ossigeno
e due d’idrogeno, e tale comunione
gli conferisce una forma allungata
molto simile a un micro-bastoncino
cosiddetto dipòlo, ai cui capi
si formano per forza naturale
le pronube cariche elettriche
che inducono le buone molecole
a stringersi l’una con l’altra
per il loro microscopico atto
santamente benedetto dall’alto
dall’onnisciente Volontà della Madre.
E’ dunque grazie a questa attitudine
copulatoria delle brave molecole
e al volenteroso lavoro
di pochi elettroni della gleba,
che sotto l’imperio severo
dell’Ordine Universale si riesce
a tenere saldamente unito
il gregge delle acquatiche operaie
durante la felice formazione
delle nuove ideazioni nel ventre
della Grande Madre, creature
la cui natalità è benvenuta
e da tutti lietamente festeggiata.

13
<Adesso dunque sei pronto per apprendere
anche il prossimo livello del Sapere.
Ogni prodigiosa ideazione
di acquatiche forme da parte
del pensiero volitivo della Madre
avviene ogni volta in un attimo
tramite la copula elettrica
di prescelte unità molecolari
dove i legami di semplice vicinato,
che di solito mantengono insieme
un gregge di oziose molecole
per natura senza arte né parte
e prive d’un nobile movente
o almeno d’un disegno morale,
d’improvviso diventano d’imperio
potenti legami incestuosi
fra idonee molecole sorelle
dando luogo alle ardite architetture
che seppure celate nel profondo
del Mondo Acquatico hanno il privilegio
di rendere immensamente più alta
la gloria della nostra Madre Acquatica.

14
<Tuttavia, come avrai sperimentato
anche tu nella tua piccola vita,
perfino la più forte coesione
dei più possenti agglomerati molecolari
è duramente assoggettata a una fatale
entropica erosione: è una tara
malauguratamente innata
ai molteplici universi esistenti,
preclusi purtroppo ai nostri sensi
ma che scienziati di gran fama certificano
ciecamente in base ad ardui oroscopi
e chiamano appunto “paralleli”
perché corrono infinitamente
senza mai in alcun punto toccarsi;
senza contatto non può esserci mai
alcun minimo scambio d’informazione
fra gli ignari abitanti dell’uno
o dell’altro universo, essi pertanto
son destinati a morire da infelici
senza averne mai visto o immaginato
nella loro triste vita neanche uno.
Ma è molto più triste pensare
che perfino le grandiose strutture
immaginate dal Materno Pensiero
siano destinate un bel giorno
a disgregarsi, seppure ci conforti
sapere che saranno sostenute
ancora per un tempo limitato
(purtroppo incertamente calcolabile)
da miriadi di semplici molecole,
anonime sorelle operaie
che come api d’un grande alveare
con solerzia si danno un gran daffare
per conservarle nel Mare Comune.
Tu stesso hai potuto constatare
come le magnifiche strutture
per il tempo in cui restano in vita
abbiano le forme armoniose
di straordinarie creature tentacolate
molto simili a stelle marine
o bellissime acquatiche anemoni,
e certo avrai anche apprezzato
come tali sublimi creazioni
risparmino altruisticamente
un oscuro destino da pecore
anche alle molecole circostanti,
le quali pur da semplici operaie
son chiamate a celebrare anch’esse,
nel loro piccolo, il grande trionfo
di questa Magna Opera Acquatica
se solo per un attimo riescono
ad allontanare dalla mente
il loro incombente futuro
di miserevole dissoluzione.

15
<Ma proprietà delle anonime molecole
tremolanti nel tedio dell’Acqua
perennemente in attesa di eventi
straordinari quali l’atto volitivo
della nostra Altissima Madre,
è di essere anche sensibili
ai comandi, ancorché infinitamente
meno autorevoli, dei piccoli pensieri
dei semplici Acquatici come noi,
poi che anch’essi sono atti ad indurre
nell’omogeneo medium dell’Acqua
le minuscole copule elettrostatiche
spesso sufficienti a riaggregare
le molecole in modo che le forme
ricalchino il profilo dei pensieri,
specie quando sorgono esplosivi
nelle giovani menti; ecco allora
che nell’Acqua si formano glomeruli
di molecole assai differenziati
capaci di copiare esattamente
anche i nostri più umili dettati
pur restando totalmente immersi
a causa della loro natura
indissolubilmente acquatica
nelle profondità dell’Oceano.
Sono dunque anch’essi bellissime
per quanto fragili ideazioni sottoacquatiche,
spesso anche talmente labirintiche
da risultare quasi incomprensibili
alla stessa mente pensante
che le ha generate: arabeschi
che come piccole cattedrali sommerse
vivono soltanto in virtù
dei nostri pensamenti, pertanto
hanno gli stessi naturali attributi
di nobiltà delle creature viventi,
come quelle, seppure più perfette,
disegnate dal possente Pensiero
di nostra Madre Acquatica allorché
Ella ordina a Sua immagine e somiglianza
le anonime molecole del Regno.

16
<Come ho detto, tutte le molecole
che ebbero la ventura di nascere
e vivere lungo il canale
del nostro nobile Universo Parallelo
sono in grado di amarsi e copularsi
anche solo per l’azione induttiva
di natura come ho detto elettrostatica
di un nostro pensiero qualunque
che pellegrino ci attraversi la mente,
ma anche di una sola fortissima
emozione; tuttavia ti ripeto
che le belle strutture fantastiche,
che hai la buona sorte di osservare
formarsi così incisivamente
da imprimere quasi come il vento
sul piatto Mare oceanico di molecole
una bellissima onda quantistica,
sono assolutamente virtuali
cioè restano immerse interamente
nel mondo Acquatico, nascendo e morendo
come accade alle fuggevoli apparizioni
delle stelle cadenti grazie al dono
generoso di poter degustare
l’intenso piacere di esistere
seppure per i pochi brevi istanti
concessi dall’Acquatica Autorità.
Esse sono circondate da una folla
irrequieta di molecole sorelle,
infelici perché meno fortunate
non essendo state aiutate
neppure da un fuggevole pensiero
umano o divino a organizzarsi
per formare almeno la più semplice
delle architetture che potesse
farle uscire dal loro triste stato
di pecorile anonimità.

17
<Tuttavia lo stato virtuale
delle belle strutture create
dalla forza dell’ideazione
può essere in qualche raro caso
e solo in via meramente sperimentale
rimosso per rendere visibile
in dimensioni a noi più familiari
tutto quello che gli incolti non vedono
non essendo abilitati ad entrare
nel mondo impermeabile dell’Acqua
e a decifrare con l’organo aristotelico
della ragione (creato d’altronde
per altri universi paralleli)
le nuove dimensioni molecolari.
Un tale palesamento tuttavia
può avvenire soltanto per le semplici
acquatiche ideazioni del pensiero
dei normali abitanti come noi
poi che siamo ancora incrostati
di residui di materia, peraltro
utilizzabili vantaggiosamente
per una buona e fedele copiatura;
con un po’ d’attrezzatura tecnologica
si può infatti estrarre dal profondo
del mondo acquatico l’Idea progettuale
copiandola appunto senza errori
attraverso la preziosa falsariga
delle piccole tracce di materia
(che qui fanno da catalizzatori)
e adattando le nuove dimensioni
all’occhio più semplice e intuitivo
della ragione di origine acquatica.

18
<Si deve ovviamente procedere
seguendo le precise istruzioni
dell’inventore Masaru Emoto
con un lento e accorto congelamento
controllato al microscopio elettronico
della zona di Acqua interessata;
in questo modo, se con grande cautela
in quello stato di super-glaciazione
si è raggiunto il punto ipercritico
di massima tensione delle forze,
ecco che si vedono emergere
completamente fuori dall’Acqua
delicate trame di ghiaccio
che al microscopio ricordano quasi
delle piccole imponenti cattedrali;
esse balzano dal loro mondo acquatico
con la graziosa veste appariscente
dei cristalli di neve, e in questo modo
gli invisibili volatili pensieri
che li hanno generati dall’Acqua
si palesano anche all’occhio più miope.
Perfino gli idioti scientifici,
purtroppo com’è noto ignoranti
del Mondo delle Idee e dei misteri
quantistici dell’Universo Acquatico,
sono in grado finalmente di ammirare
le stravaganti minuscole ideine
che la loro rigida mente
irriducibilmente geometrica
qualche volta riesce a concepire;
in teoria potrebbero anche essere
visualizzate in forma di fantastiche
seppur difficilmente decifrabili
corone di frattali, ma più spesso
sono solo orrendamente confuse
accozzaglie di aghi di ghiaccio.
Ma belle o brutte, accade purtroppo
che tutte le strutture, perfino
le magiche architetture di ghiaccio
create dalle menti benpensanti,
non sopravvivano alla congelazione
essendo troppo rapide a sciogliersi
come tutti i cristalli di neve;
nondimeno, seppure essi vivano
pochi istanti al di fuori dell’Acqua,
sono sempre una grande attrazione
per gli occhi sgranati di meraviglia
di grandi e piccini, i quali armati
di piccoli ordinari microscopi
non si stancano mai d’ammirare
le immagini dei propri pensieri,
purché siano stati in precedenza
rivolti onestamente solo al Bene.
Non si riesce infatti a sopportare
l’accozzaglia degli aghi di ghiaccio
o la bruttezza deforme dei cristalli
abortiti o malamente generati
solo da pensieri cattivi.

19
<Ma l’Universo di molecole d’Acqua
ha memoria quasi infinita:
neppure le mini-cattedrali
pensate come semplice Idea
dalla mente ingegnosa degli umani
sono mai cancellate dall’oblio
o dallo spegnimento dei pensieri
che le hanno generate; non svaniscono
quindi neanche le strutture accumulate
nel corso d’una vita operosa
come quella d’un poeta o d’un filosofo,
purché essi le abbiano ideate
per scopi che non siano men che onesti:
ogni forma è serbata per un tempo
lunghissimo che sembra quasi eterno
nelle profondità dell’Acqua
come copia fedele d’ogni nostro
pensiero o emozione; tutte infatti
sono nostre dilette creature,
specie se virtuose, e son celate
nel nostro mondo acquatico comune,
materializzabili soltanto
dall’artifizio della congelazione;
ma attenzione: questa assegna equamente
ai cristalli di neve una forma
che come ho detto può essere bellissima
o bruttissima a seconda del valore
dei pensieri che l’hanno generata,
se erano ad esempio d’amore
oppure di profondo rancore.
Se l’atto volitivo è invece quello
della nostra Grande Madre, è difficile
materializzare i Suoi pensieri
evocandoli fuori dall’Acqua
in forma di cristalli di neve:
essi infatti sono chiusi in eterno
nel Mondo Perfetto delle Idee
e ovviamente sono volti d’ufficio
sempre al Bene; conservano un’anima
in cui si specchia l’innocenza e la bontà
anche quando la vulcanica creatività
della Grande Madre dell’Acqua
ne ha fatto delle copie materiali
con reali molecole acquatiche,
e allora diventano subito
delle vere creature di Dio
e vengono riposte con cura
con le altre elette creature
negli abissi oceanici comuni.

20
<E’ dunque generando perfette
figure mentali ideali
che Madre Acqua dona un’anima perfetta
a tutte le proprie ideazioni
e con le brave molecole acquatiche
ne foggia accuratissime copie
di uomini, animali, vegetali,
che ilari entrano finalmente
a far parte del grandioso palcoscenico
dell’universo, tutte fedelmente
modellate con materia acquatica
nelle forme da Essa pensate.
Anche dunque la più piccola creatura
è d’uopo che venga onorata
per la sua degnissima anima
seppure sia sempre celata
agli sguardi corruttori degli intrusi
provenienti da altri universi
e capaci di adorare soltanto
i grassi totem dei Vitelli d’Oro.
E’ allora meritevole di lode
la fede profonda e altamente
religiosa di quei buoni selvaggi
che usano venerare le anime
di tutte le creature dei boschi
seppure invisibili – elfi,
gnomi, nanetti, spiriti benefici –
ma che la falsa civiltà ha in ispregio
come razze di ominidi inferiori
o anche truci tagliatori di teste,
e li addita al pubblico ludibrio
col nome di ignoranti “animisti”.

21
<Da quanto ho detto, ma anche specialmente
dai diligenti tuoi studi filosofici,
sai dunque purtroppo che il legame
di squisita natura elettrostatica,
che unisce le incestuose molecole
nelle ardite copule acquatiche,
suo malgrado non può durare a lungo
poi che viene lentamente eroso
dall’impietoso tarlo affamato
dell’Entropia, che sgretola purtroppo
da sempre il nostro mondo acquatico
ma essendo un’impietosa legge cosmica
erode – occorre dire in modo equo –
anche gli altri universi paralleli.
La stessa sorte miserevole dunque
colpisce anche i prodotti più apprezzati
della nostra mente ingegnosa
di cui andiamo tanto orgogliosi;
tutte le strutture materiali
son votate a un crudele disfacimento,
come anche le amatissime forme
di cose, animali, vegetali,
e infine anche gli ultimi relitti
a poco a poco si solubilizzano
nella tomba comune dell’Acqua.
Voi allora, che credete di venire
da un altro universo, siete soliti
di dire con grande compassione
che uomini, alberi, animali
come tutte le creature del mondo
muoiono, ma come ho già detto
ciò è solo una vostra illusione:
ogni Idea, ma soltanto la mera Idea
iperuranica di essere vivente,
sia di uomo, ippopotamo, o sasso,
essendosi creata nella Mente
della nostra Altissima Madre
è assolutamente immortale;
al contrario, le copie delle Idee
fabbricate con la materia dell’Acqua
ad esempio come te, come me,
decadono irresistibilmente
ed il loro pietoso disgregamento
può essere soltanto assistito
molecola dopo molecola
da sorelle zelanti come api
in una comoda cella accogliente
del grande alveare dell’Acqua
fino alla completa estinzione
e scomparsa perfino della memoria.

22
Con grande devozione stavo appeso
alle labbra della strana Donna Acquatica
scrupolosamente meditando
la sua circostanziata lezione
sul Mondo metafisico dell’Acqua;
tuttavia, il mio buon baco della ragione,
per fortuna severo abitatore
dei grassi cervelli dei saggi
per vigilare sulla sana logica
dei sani ragionamenti, trovava
un tale ammanco in quelle dichiarazioni
anche a mia modesta memoria
assolutamente stravaganti,
da far rivoltare nella tomba
il caro buon senso comune.
Quindi con l’ardire del Giusto
la apostrofai forse un po’ ingalantemente
esclamando: devi allora sciogliere
l’aporia che senza dubbio contraddice
la Logica Aristotelica e il buon senso:
come puoi asserire, senza incorrere
in una insostenibile contraddizione,
che in un medium talmente omogeneo
da te stessa definito amorfo
ci siano solide strutture molecolari
cui il Pensiero della vostra Grande Madre
diede la Forma ma non la Sostanza?
O forse nel vostro strano mondo
la Sostanza non esiste, dal momento
che dovrebbe riflettere la luce
per essere visibile, ma qui
non ho visto che ombre, simulacri
senza corpo che vagano nel Nulla;
da voi forse riflettere la luce
non è più una proprietà indiscutibile
delle sostanze, seppure siano fatte
di solida e opaca materia?

23
La bella Acquatica allora con grazia
ma certo con gran risolutezza
rispose <sbagli davvero se pretendi
di accampare la tua Logica Aristotelica
nel regno onnicapiente dell’Acqua
dove invece fa legge l’incertezza
metafisica della scienza dei quanti,
ovvero del gatto di Schroedinger
secondo cui nessuno può sapere,
a causa della ormai più che nota
indeterminazione quantistica,
se la povera bestiola è viva o morta.
Come vedi, il tuo caro Non-Senso,
certo nativo d’un altro universo
e giustamente bandito dal tuo baco
seguace della Ragione Aristotelica,
qui invece ha diritto di esistenza
quanto quelli imposti impunemente
dalla tua Chiesa; anzi, qui da noi
è proprio il nostro pane quotidiano.
Dovrai quindi ritenerti soddisfatto
per il modo in cui io risponderò
al quesito della tua sicumera,
seppur (detto fra noi) perdonabile
a te che ancora credi d’esser nato
in un altro universo parallelo
e anche d’essere fornito del buon senso
che colà ovviamente è di gran moda.
Ebbene piccolo Grillo Parlante
che sbandieri la Ragione Aristotelica
pur essendoti appena risvegliato
da un sonno comatoso in questo nostro
Mondo Acquatico da sempre felice
proprio perché fortunatamente
ignora i vostri decadenti problemi:
ciò che a causa d’un abisso d’ignoranza
hai osato chiamare Non-Senso
in verità in verità io ti dico
che qui si tratta d’un vero, inscalfibile,
Dogma Teologico
che dovrai, con tutta l’umiltà
di cui ancora sei capace, accettare>.

24
Dovrei dunque senz’appello accettare
– replicai alquanto seccato –
che secondo le sacre scritture
della vostra inusitata teologia
io, essendo una mediocre creatura
sicuramente infinitesimale
innanzi a tanto infinito Universo,
non sarei che un trascurabile pensiero
non del mio Dio che ho sempre caldamente
venerato per l’altissima onniscienza,
ma solo un pensierino erratico
e per giunta malamente pensato
della vostra Grande Madre Acquatica,
un figliolino forse abortito
a causa dei legami elettrostatici
troppo labili di ioni e molecole,
insomma una cacca di mosca
e quindi da Lei con nonchalance
scaricato in qualche luogo perduto
dell’universo come acquatica spazzatura
a vegetare insopportabilmente
fra miriadi di molecole acquatiche
segnate dallo stesso miserabile
destino di disfacimento;
e quest’onta viene fatta proprio a me,
segnato dai geni superiori
dei veri ominidi e non dei Neanderthal
e neppure delle scimmie urlatrici,
oltre ai geni preziosi e venerati
assolutamente intoccabili
dei santi, dei poeti e degli eroi!
A meno che tu ammetta che Dio
(o il Demonio) abbia effettivamente
mancato di alitare un po’ di spirito
in questo triste sacco che fa merda,
come sarebbe dovuto a un Homo Sapiens;
e allora ch’Egli sia stramaledetto
nel più alto dei Cieli e delle Acque
da questo nano privo d’anima e di spirito
ma che almeno può sempre rinnegarlo.

25
Dovrei anche prendere per vero
che questo corpo privo d’anima e di spirito,
ma ch’è stato fedele compagno
durante una vita felice
e credevo senza dubbi fosse fatto
d’ossa, carni, e sangue di mammifero,
ora a causa della folle delibera
d’un cieco inappellabile dogma
non sarebbe in realtà che virtuale,
cioè invisibile fuori dall’acqua,
insomma bellamente inesistente,
forse mai neppure affiorato
dal vostro strano mondo abissale
perché privo totalmente di sostanza,
perfino di quella fugace
d’un cristallo di neve che si squaglia
al minimo alitare d’un bimbo?
Sarei dunque rimasto sospeso
sugli orrendi abissi del Nulla
nella forma d’una mera immagine
di abortivo ghiacciolo mai nato,
senza neanche il magro conforto
di sapere che esistono al mondo
molecole più fortunate
perché fornite di tanta sostanza
da potere riflettere la luce
e potere essere perfino
toccate e ritoccate, addirittura
assemblate con maggior decoro
in onorate e longeve cattedrali?

26
La mia Maestra, forse di lontana
origine celeste ma a suo dire
immersa a condividere con me
questo sconfinato mondo d’Acqua,
mostrava tuttavia di possedere
una singolare conoscenza
della mia molecolare natura
e dei dubbi che turbavano il mio animo,
poiché disse <commetti ancora errore
se pensi d’essere sospeso nel Nulla
soltanto perché tu non puoi vedere
le forme molecolari perfette
che la Madre ha ideato per te
e migliorare la socializzazione
del tuo ego nel nostro Mondo Acquatico
dato che (lo dico senza offesa)
eri alquanto carente di affetti;
è infatti per te che ha pescato
dall’infinito oceano di Se Stessa
gli atomi migliori necessari
ad un’acconcia ristrutturazione
del tuo inutile ego e a salvarlo
da un destino tristemente anonimo
accogliendoti nella nostra Comunità.
Quindi ancora in verità ti confermo
che tu esisti realmente in carne ed ossa,
seppure col tuo ego minuscolo
che non riflette la luce né l’ombra,
e che vivi la tua vita normalissima
nel felice mondo dell’Acqua
come tutti gli Acquatici dabbene
con un’anima e uno spirito ben fatti,
seppur con branchie alquanto difettose;
ti dico anche che la Grande Madre
per consolarti dei tuoi dubbi penosi
t’aveva offerto generosamente
perfino il provvisorio privilegio
di cullarti nella pia illusione
(bada bene: soltanto illusione)
che il tuo Ego sia talmente sublime
da occupare il centro del mondo
come un Re, mentre per la verità
ti ritrovi soltanto un cervello
inutilmente farcito di neuroni
totalmente incapaci di distinguere
il Vero dallo sterco. Purtroppo
amico mio tu dovrai d’ora in poi
umilmente accettare la realtà
– per quanto possa essere per te
incredibile – che il centro del mondo
con tutte le infinite bellezze
pur prive delle luci e delle ombre
del tuo improbabile universo parallelo,
è proprio il Pensiero Onnicapiente
della nostra grandissima Madre
ed esiste soltanto qui dentro,
nell’universo oceanico dell’Acqua
dove Ella si compiace di specchiare
la Sua sublime incommensurabile Perfezione.
Ella infatti è talmente onnicapiente
da comprendere in un unico abbraccio
il Tutto, il Creato e il Non-Creato,
poi che il Tutto – credimi – è proprio
Quello che a te, bestialmente blasfemo,
sembra essere nient’altro che la semplice
francescana et humile acqua pura
sorella dei poveri di spirito>.

27
Ma io, ch’ero rimasto attonito
dal Nuovo Verbo, fui di nuovo assalito
dal dubbio poco prima di perdere
l’ultimo residuo di ragione
e replicai: ma celeste Maestra
io pensavo che solo il mio Dio,
pur non visibile come tutti gli dei
ma infine per la nostra salvezza
amorosamente incarnatosi
in un corpo di uomo verace
addirittura con quel vulnus nel costato
verificabile col dito dagli increduli,
pensavo che solo quel Dio
fosse veramente onnicapiente
da contenere in un immenso Utero
di carne fatto a sua immagine e somiglianza
ciò che tutti i filosofi dabbene
designano essere il Tutto;
credevo quindi fosse vera quella Carne
che stava atrocemente succhiando
le mie vene quando tu apparisti
in mio soccorso, e della quale in fondo
serbo ancora una perversa nostalgia;
credevo vero e reale anche il grembo
della mia buona mamma, che si dice
m’abbia amorosamente nutrito
per ben dugensettanta durissimi
e interminabili giorni di pena;
vera anche l’aria, aspirata con un urlo
quando infine sono uscito dal suo ventre;
vero il mare, la Terra, le stelle,
la polvere cosmica che vaga
insensatamente nel vuoto,
ahi, ché ora mi sovviene l’aporia
del Vuoto assoluto e il suo contrario,
il terribile Nulla ed il Tutto.
Anche il Nulla, l’impensabile Nulla,
non potrebbe avere esistenza
altrettanto reale quanto il Tutto,
che pur fatto di sostanza e materia
bellamente riflettente la luce
è certamente una cieca Infinitudine
altrettanto impensabile e si dice
che perfino sia il regno di Dio?
Ma quale Dio? A me risulta invece
che siamo eternamente condannati
ad inseguirne vanamente il fantasma
ovvero il Nulla, ma cosa resterebbe
del Dio gentile con la barba bianca
assiso in cielo come un padre buono,
quel Dio che tutto vede e che perdona
di quand’ero fanciullo e piangevo
rigonfio di gioia e gratitudine
quando in chiesa la voce dell’organo
scendeva sublime dalle Altezze
con la Parola di Lui, che credevo
fosse il Tutto? che cosa accadrebbe
se davvero Lui non fosse altro
che il repellente innominabile Nulla?

28
Ma la mia divina Tutrice
rispose <il Tutto, che tu per blasfemia
o sbadataggine chiami ancora Dio
anziché Grandissima Madre
e Regina del nostro Mondo Acquatico,
certamente non può essere il Nulla;
fosti indotto in tale stolta credenza
avendo in questo caso erroneamente
recepito, come un rozzo illetterato
d’altri tempi e d’altri universi,
solo la Metafisica Quantistica
invece della Logica Aristotelica
che in questo caso è la sola a dettar legge;
pertanto il Tutto non può essere insieme
anche il Nulla suo eterno contrario,
e nostra Madre Acqua, ch’è il Tutto,
non ammette contraltare alcuno,
come accade invece per i vostri
risibili Anticristi ed Antipapi.
Ma tutto ciò evidenzia purtroppo
la cecità del tuo Ego fallesco,
così grassamente ipertrofico
da sembrare quello d’un gallo
così infoiato di povere galline
da darsi narcisisticamente
anche un nome altisonante – il Condottiero
Sir Venierus Degli Scarselli
mentre molto più modestamente
tu sei nato e vissuto come noi
in quest’Acqua salubre, interamente
inventato e assemblato (a mio parere
anche troppo generosamente)
dalla nostra Grandissima Madre
solo come umile – sia detto
senza offesa – agglomerato di molecole
dal nome puramente virtuale.
Ma questo vale anche per il Dio
con la barba che invano cercasti
ed alla cui esistenza ovviamente
dall’età della ragione più non credi;
Dio infatti mai può mai avere
una forma, una figura, o un’immagine
poiché non è altro che l’Acqua
di questo Mare infinito, l’insieme
delle infinite molecole acquatiche,
e proprio questo è il Tutto che tu
con tanta tenacia hai inseguito
nel tuo viaggio illusorio e che ancora
non vuoi credere d’avere trovato
nel nostro generoso Mondo Acquatico
di fedeli e devote sorelle
desiderose soltanto d’accoglierti
a braccia aperte come un loro fraticello>.

29
Ma io, ch’ero sempre più smarrito
nell’orror vacui di questa Infinitudine
fatta di molecole fantasma
troppo simile all’orribile Nulla,
gridai Maestra! divina Maestra!
Ma se il Dio che ho cercato non è altro
che la Madre Regina d’un mondo
di miserabili molecole d’acqua
così invisibili da essere inesistenti
(lungi da me ogni intenzione d’ironia)
forse non sarà – come tu dici –
il Nulla, ma certo è la Morte,
la totale estinzione dell’Io,
e nulla v’è di più ripugnante
per un essere vivente a sangue caldo
che la tremenda, assoluta, fredda Morte
ove ogni traccia di noi sia svanita
nei tetri abissi della vostra acqua.
Avrei dunque invano cercato
tutta la vita d’afferrare un Dio
assolutamente inafferrabile
per apprendere infine che Egli
non è che mera acqua d’un acquario
senza fine né principio, forse anche
(perdona la bestemmia) la tristissima
comune acqua dei nostri rubinetti?

30
Ora che così brutalmente
m’hai tolto le bende dagli occhi
e ottenebrato quelli della Ragione
per un presunto Vero cui certo
non è umanamente possibile
credere ciecamente, ora so
quel che voglio, e giuro che non è
questa vita-non-vita sommersa
nel vostro lago d’acqua di rubinetto,
ma quella dei chimismi della carne,
d’un cranio colmo di nervi e neuroni
in cui scalpita fieramente un Ego
sia pure, come dici, fallesco
ma certo un vero eroe solitario
che vola alto in cielo come aquila,
messaggero dell’unica Logica
che nel mio caro altro universo
era quella sicura della Ragione
(seppure, ammetto, oggi un po’ screditata).
Ma qui dov’è la gioia della carne,
culla d’ogni bene e bellezza?
Certamente non può mai esistere
nel vostro cieco oceano di molecole
che ignorano perfino d’esser nate,
legate solo dalla labile colla
d’un nugolo di elettroni e fotoni
così sfuggenti da poter svanire
ad ogni alito di vento nella tomba
dell’antimateria; sempreché
proprio ora non m’inganni il ricordo
di quella aliena fumosa teoria
forse più metafisica che aliena
di strani quanti che vanno e rivengono
ora come onde del mare
ora come birichini corpuscoli
che sanno solo giocare a nascondino.

31
Ma adesso la buona Maestra
severamente con la voce che vibrava
d’ira celeste disse <figlio blasfemo,
da chi sei nato? Mi viene il triste dubbio
che tu provenga davvero da un altro
sconosciuto universo parallelo
e non sia figlio della Grande Madre
ma d’una stupida mignotta raccattata
dai marciapiedi del tuo alieno universo,
se pronunci parole che gli orecchi
mai dovrebbero udire.
Rientra dunque finalmente in te stesso
e serba nei tuoi labili neuroni
ciò che dico: che la vita della carne
che tu errando schizofrenicamente
cerchi altrove esiste proprio e solo
in quest’unico e reale universo
poiché nessun altro mondo immaginabile
con la più sfrenata fantasia
esiste o è esistito qui od altrove.
Nella tua abissale ignoranza
arretri spaventato come un bimbo
davanti al naturale e fisiologico
orror vacui dell’Infinitudine
che credi molto simile alla morte,
e ciò t’impedisce di vedere
che invece il Mondo dell’Acqua
è un fervore di universo pullulante
di pulsanti organismi viventi
come te e come me, dalla più piccola
microscopica creatura alla più grande,
dove tutti alacremente succhiano
il prezioso succo della Vita;
ovviamente se le branchie sono sane
come vuole la nostra natura
e come accade da un tempo immemorabile
molto simile all’eternità.
Pertanto il tuo ego che pulsa
come gli altri, seppur vergognosamente
miscredente, non può mai estinguersi
essendo nato e vissuto in eterno
come Idea nella mente della Madre,
da cui fosti infine copiato
nella materia acquatica viva
ove hai trovato reale collocazione
con le tue brave branchie d’ordinanza
insieme a tutte le creature pensate
e copiate dalla Madre-Regina
nel grandioso alveare oceanico
ribollente di vita ch’è il Tutto.
Non vi sono alternative a questo mondo
e dovrai dunque necessariamente
accettare per fede questo Verbo:
il Dio che strenuamente hai cercato
ha la stessa acquatica natura
della tua minuscola anima,
ma in misura infinitamente più grande
poi che in questo universo parallelo
Dio è l’Anima infinita dell’Acqua,
l’Acqua Eterna, ordinatrice onnipotente
di tutte le strutture del mondo
che Lei in un sol colpo fa nascere
e morire, eppure ne conserva
le Idee eternamente negli abissi
del suo Essere, nel mare infinito
di Se Stessa.

32
<Certamente non hai mai compreso
ciò che dissi allorché primieramente
t’ho incontrato e strisciavi come un verme
su un cordone ombelicale fantasma
sperando di farti incarnare
in quello che credevi ingenuamente
fosse l’utero di Dio, la grande Meta
predestinata dei tuoi sogni infantili;
già allora ti dissi che il viaggio
non ha fine, eppure tuttora
credi d’essere arrivato fino al fondo
del tuo cammino e ti rifiuti di credere
di non essere altro che un grumo
di erratiche molecole acquatiche
con appena un misero nome
come noi, e all’eterna ricerca
d’uno stato infinitamente più alto
dello Spirito; questo è il nostro viaggio
senza fine cui siamo votati
per attingere l’Assoluta Perfezione,
scordando che questa è l’esclusivo
ed assolutamente inarrivabile
divino attributo dell’Acqua.

33
Ma purtroppo sei anche ribelle,
come alcuni talvolta anche qui
malgrado il Bene che hanno ricevuto
ancora osano stoltamente dubitare,
andando dovunque cercando
vaghe e assurde origini extra-acquatiche;
anch’essi sperano un giorno di vedere
materializzarsi in un balzo
dal placido specchio dell’Acqua
di quest’Oceano anche solo un modesto
ma solido cristallo di neve
onde credere fortissimamente
che sia il Padreterno, seppure
tutti sappiano con tagliente certezza
che un ente metafisico è soltanto
creato dal loro desiderio,
ed anche questo è generato nel grembo
onnicapiente dell’Acqua, poiché tutto
è generato soltanto dall’Acqua,
né mai un pensiero, neppure
del più onnipotente dio,
può uscire dal suo mondo acquatico
e abbracciarli come un padre, poi che neanche
la forza d’un amore paterno
potrebbe forare le spesse
impenetrabili pareti di vetro
dell’Acquario ch’è il nostro universo
fra tutti gli universi possibili.

34
<Nondimeno tu non devi credere
che il mondo dell’Acqua, che sembra
una prigione alla tua mente malata,
sia tale per gli Acquatici che l’abitano
da tempo immemorabile; sappi
ch’essi vivono in modo assolutamente
normale poiché l’Acqua è per loro
come l’aria dello strano mondo
dove tu fantasticavi di vivere;
tutte le creature qui dentro,
uomini, animali, vegetali,
come ho detto vivono da sempre
serenamente la vita dei pesci
nel loro immenso acquario, nessuno
pensa d’essere chiuso in un carcere,
nessuno, tranne un pazzo visionario,
spera d’essere un giorno liberato
da un Ente metafisico per essere
portato chissà dove, anzi nessuno
neppure immagina che esista un altro luogo
al di fuori dell’Acqua, come neanche
può mai immaginare ciò che accade
negli altri universi paralleli.
Prendi pure nota che in quest’Acqua
che la tua delusione fa sembrare
d’un grigiore mortale anch’io vivo
serenamente la mia vita tranquilla
nuotando come te, piccolissimo
pesce arrogante, ma neanche una volta
io mi sono sentita prigioniera.

35
<Ma ora forse t’interessa di più
aver notizie della tua malattia,
poi che vedo approssimarsi trepidando
il giorno della tua guarigione
da quella singolare condizione
che senza dubbio ha afflitto la tua vita
con la tua strana pervicace nostalgia
di un presunto paradiso perduto
in un altro universo parallelo,
vedo quindi avvicinarsi anche il giorno
d’una mia doverosa confessione.
E’ mio compito infatti rivelarti
ciò che tutti i nostri amici acquatici
per solidale carità cristiana
e per non aggravare le crisi
delle tue farneticanti illusioni
han dovuto celarti fingendo
di ignorare la rara e incredibile
malattia che t’ha colpito e che finora
per chi ti ama è stata fonte d’ansia
essendo stata certamente causata
da qualche specie maligna di nanuncoli
di astrale provenienza aliena,
o forse fu l’infausta esondazione
di un fiume di onde elettromagnetiche
fuori dal suo letto naturale
in qualche labile universo parallelo
avvenuta al tempo di tua madre
e riversatasi come uno tsunami
su noi indifesi acquatici spettatori.
E’ doveroso tuttavia anche notare
che qualcuno di questi universi
è riuscito seppure raramente
a trapelare dal proprio parallelo
utilizzando canali sottilissimi
di ultrafrequenze telepatiche
riuscendo a sconvolgere la mente
particolarmente sensitiva
di qualche nostro Acquatico più debole.

36
<Ma ascolta dunque ciò che ancora oggi
esito a rivelarti riguardante
il tuo penoso caso personale,
seppure mi conforti la speranza
che in questa fase della tua convalescenza
sia meno duro incassare un nuovo colpo.
Ebbene sappi, mio povero amico,
che per un raro fenomeno biologico
che accade ogni milione di anni
per qualcuna delle cause suddette
la tua pur degnissima madre
purtroppo non ha generato
un figlio sanamente dotato
d’un corpo e d’una mente normali
ma a quel tempo ha partorito un Mutante,
che per un lungo periodo addirittura
è rimasto sfornito di branchie.
Pare che sia stato un evento
indipendente da cause artificiali,
da virus o altri inquinamenti
di perversa natura sessuale
quali accoppiamenti incestuosi
d’inconsapevoli cromosomi consanguinei;
tutti i medici che t’hanno studiato
hanno anche escluso patologie
pregresse, schizofrenia, paranoia,
sdoppiamento della personalità,
e soltanto dopo avere analizzato
il DNA delle cellule cerebrali
hanno potuto accertare la realtà,
che in un gene dei tuoi cromosomi
quando tu eri ancora soltanto
un ignaro innocente spermatozoo
avvenne l’infelice mutazione
che covando nel buio amorevole
dell’utero inconsapevole di tua madre
è cresciuta smisuratamente
sbocciando nell’enorme corpo
che ora purtroppo ti ritrovi
d’un verace gigantesco Scarafaggio.
Coi tuoi moncherini di branchie
riesci a malapena a respirare,
ma sei anche purtroppo fornito
d’una mente totalmente contorta
com’è usuale tra gli scarafaggi,
e ciò per conseguenza ha capovolto
il modo naturale di vedere
il nostro ordinatissimo mondo,
ragion per cui ciò che senza dubbio
è sempre stata la nostra normalissima
acquatica realtà, a te appariva
come un mondo al di fuori dell’acqua,
ovvero un mondo fatto d’aria ossigenata
da respirare coi sacchi mezzo vuoti
di strani organi detti “polmoni”
anziché con le solide branchie
approvate dall’Amministrazione;
tu insomma per l’effetto stravolgente
di quel morbo vivevi davvero
un’altra secondaria realtà
chiaramente appartenente a un universo
parallelo, che non stento a credere
fosse senza dubbio più che onesto,
ma purtroppo totalmente diverso
da quello che viviamo nella semplice
ma operosa quotidianità
noi Acquatici più fortunati
perché felici portatori di branchie
di provate prestazioni fisiologiche.

37
<Ebbene questa stravolgente commistione
di realtà fra universi paralleli
e la sfibrante stanchezza del tuo viaggio,
ma soprattutto la sua deludente
inanità, t’ha ovviamente causato
una cocente disperata frustrazione,
oltre ad una totalmente distorta
immagine del mondo e una distorta
percezione della stessa mia persona,
donde venne l’interpretazione
completamente errata delle“verità”
che hai creduto di capire equivocando
frammenti di parole incautamente
da me balbettate, poi che io
certamente non sono che una semplice
e non certo erudita abitatrice
del nostro acquatico comune universo;
a te insomma al contrario di me,
che da sempre vivo contenta
nel mio mondo per quanto esso possa
sembrarti monotono, è toccata
la sorte rara e più fortunata
(la Gran Madre voglia perdonarmi)
di vivere avventurosamente
con le tue deliranti fantasie
nella molto più eccitante dimensione
spazio-temporale d’un remoto
alieno universo parallelo,
seppure con l’amara percezione
d’un corpo bestialmente deforme
ed anche, per colmo di sventura,
ansimante per difetto d’ossigeno>.

38
Io che infatti m’ero appena accorto
di essere alquanto boccheggiante
per la mia fino allora inconsapevole
animalesca insufficienza respiratoria,
risposi con un filo di voce
ch’era certo il difetto d’ossigeno
ad avermi affievolito le risorse
più vitali; ma sopra ogni altra cosa
m’aveva moralmente abbattuto
la nuova terribile incertezza
della doppia misteriosa identità
forse d’uomo o forse di bestia,
dov’era contestabile perfino
il possesso di un’anima, quella
ch’io vagheggiavo assolutamente perfetta
ma che forse avevo perso per sempre
nella cieca sfortunata inanità
del mio viaggio acquatico-terrestre
senza meta in un mondo avvilente
e sterminato di semplice acqua.
Tuttavia la gentile Donna Acquatica
non sembrava altrettanto impressionata
dal mio stato di debilitazione
e con sincero affetto incalzava:
<non devi assolutamente abbatterti
poiché i medici son certi che al danno
ormai molto ben diagnosticato
debba anche seguire il rimedio
ed anche (a Dio-Madre piacendo)
la totale sospirata guarigione,
considerando le attuali risorse
della moderna chirurgia estetica
dei nostri ospedali di eccellenza
e un magistrale mirato intervento
sui tuoi disgraziati cromosomi;
ma le massime speranze son riposte
nel nostro nuovo elettroshoc proctologico,
il cui elettrodo dev’essere infilato
in direzione (con rispetto parlando)
rigorosamente ano-craniale
sì che arrivi a titillare il cervelletto
ottenendo un effetto terminale
efficacemente trans-mentale;
ciò dovrebbe distruggere i neuroni
sovvertiti dal maligno Alieno,
oltre ovviamente a migliorare
il tuo orribile aspetto corporale
che ti causa tanto male morale;
dovrebbe insomma farti anche rinsavire,
sicché tu possa tornare fra noi
senza tristi camicie di forza
e senza più quel disgustoso aspetto
scarafaggesco, che dovrebbe a poco a poco
quasi totalmente scomparire.

39
<Non abbatterti dunque, puoi ancora
coltivare la speranza di integrarti
in questo nostro felice universo
senza più grilli di mondi metafisici
o nostalgiche situazioni extra-acquatiche,
anche se dovrai portar pazienza
per il culo (con rispetto parlando)
che ti ritroverai malandato
chissà per quanto tempo ancora;
ma potrai almeno serenamente
nuotare fra noi quasi-sano
insieme ai sani, e certo finalmente
con delle branchie nuove di zecca
generosamente donate
da qualche Acquatico morto violento.
Potrai insomma, ovviamente accontentandoti,
godere ancora in qualche modo rappezzato
le bellezze eterne dell’Acquario,
che assicura a tutti i suoi volonterosi
il sorriso d’una vita sociale
lontana dagli odi e dalle guerre
che travagliano invece altri universi
a causa dell’aria inquinata
che son costretti a respirare in modo
assolutamente improprio
con quel sacco che chiamano polmoni.

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In quel giorno felice, respirando
a piene branchie l’acqua frizzantina
delle nostre rinomate Alpi acquatiche
sorgenti nel profondo dell’Oceano
con le imponenti vette sottoacquatiche
dorate dal sole che sembrano
forare arditamente l’Acquario,
non potrai fare a meno di apprezzare
la tua vita seppure mediocre
riconoscendo che questo universo
è il dono infinitamente più prezioso
che la nostra generosa Fattrice,
onnisciente Grande Madre Acquatica
nonché onnipotente Ape Regina
si sia degnata di fare a noi indegni>.

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Io non sapevo che cosa rispondere
a tale magniloquente sciorinare
di tante bellezze e speranze
purtroppo così poco credibili
nel grigio oceano che avevo conosciuto.
Pensai ch’era l’ora del commiato
per educatamente ringraziare
tutto quel gentile consorzio
che s’era fatto in quattro a confortare
il mio cuore forse un po’ intimorito
per l’ingrata imminente partenza
ancora priva della Gran Destinazione.
Forse è fortuna che il peso degli anni
e il fatale logorio cerebrale
a poco a poco eroda la memoria
purché il processo non duri troppo a lungo,
affinché possa estinguersi al più presto
il rimpianto degli affetti terreni.
Ma io, che non sapevo a quale diavolo
d’universo parallelo appartenessi,
né in quale fiume la gentile Acquatica
m’avesse trovato neonato
a galleggiare in una cesta e raccolto
con tanta generosa sollecitudine,
lei è l’unico affetto terreno,
e allora mi piace sognare
d’abbracciarla almeno una volta,
se non sapessi che davvero troppo orribile
è questo corpo dimezzato di bestia
per avvicinarmi anche in sogno
alla sua bella persona. Ma almeno
– ti prego dolcissima Amica –
accogli il mio ultimo desiderio,
di farmi tornare dove un giorno
mi trovasti. Però non guardarmi
quando dovrai lasciare questa volta
andare per sempre la mia cesta
alla lenta corrente del fiume
d’uno dei tanti incredibili universi,
che vorrei fosse ancora d’Amore.

APPENDICE

A titolo puramente indicativo ritengo utile fornire al lettore qualche notizia sulle fonti che hanno colpito il mio immaginario e mi hanno condotto all’invenzione di questo poemetto. Esso è nato in primo luogo dalla conoscenza dei numerosi studi sulla Memoria dell’acqua. Uno dei ricercatori è il giapponese Masaru Emoto, famoso per essere riuscito a evidenziare cristalli di ghiaccio (vedi copertina) che mostrano oggettivamente una forma diversa a seconda della provenienza dell’acqua e delle molecole inquinanti da essa memorizzate, e perfino secondo la natura dei pensieri dell’operatore che li ha prodotti.

Di fatto, ricerche scientifiche coeve dimostrerebbero che l’acqua possiede una propria memoria molecolare. Nel 1988 il medico immunologo Jacques Benveniste ha riportato sulla rivista scientifica Nature che i globuli bianchi del sangue possono produrre una risposta immunologica anche con soluzioni di anticorpi talmente diluite da non contenere più nessuna di queste biomolecole; è insomma come se le molecole dell’acqua mantenessero in memoria uno “stampo” degli anticorpi con cui sono venute a contatto. Secondo Benveniste le biomolecole producono i loro effetti biochimici comunicando con le molecole circostanti tramite segnali elettromagnetici che egli ha potuto addirittura registrare con adatti strumenti. Lo stesso Premio Nobel Luc Montagnier ha confermato sulJournal of Physics 2011 che la molecola del DNA produce segnali elettromagnetici chiaramente registrabili in soluzioni anche altamente diluite, e queste supporterebbero la "memoria" del DNA stesso. Anche il nostro Sergio Stagnaro, specialista di Semeiotica Fisica all’Univ. di Genova, oltre a molti altri, ha recentemente confermato i risultati di Benveniste e Montagnier, chel’acqua non è solo in grado di memorizzare, ma addirittura ricevere e trasmettere radiazioni elettromagnetiche contenenti informazione. Altri sconvolgenti dati sperimentali sembrano indicare che perfino nostre emozioni o pensieri, intensamente orientati verso campioni di acqua durante la congelazione, possano influire sulla struttura dei cristalli ottenuti. I fautori della medicina alternativa sostengono naturalmente che tali studi spiegherebbero e confermerebbero l’efficacia della medicina omeopatica.

Il Gatto di Schroedinger citato nella lassa 21 è un paradosso discendente direttamente dalla Meccanica Quantistica, e può essere espresso praticamente affermando che l’esistenza di un fenomeno dipende strettamente dall’osservatore. Schroedinger ha ideato un esperimento immaginario che illustra molto bene tale effetto: un processo quantico ha 50 probabilità su 100 di rilasciare del cianuro che uccide un gatto. Dalla teoria dei quanti discende che il sistema entra in uno stato ibrido di realtà in cui il gatto può essere vivo o morto fino al momento in cui viene effettuata l’osservazione, grazie alla quale si percepirà solo una delle due opzioni; l’osservazione quindi blocca l’indeterminazione fissando una sola, seppure qualsiasi, delle realtà possibili.

Hugh Everett ha affrontato la soluzione di questo paradosso con la teoria degli Universi Paralleli che, invadendo una zona tra scienza e metafisica, afferma che tutti i mondi quantici alternativi sono reali e coesistono in parallelo l’uno con l’altro; ogni volta che si compie una misurazione per determinare ad esempio se il gatto sia vivo o morto, il nostro universo si scinde in due universi: in uno il gatto è vivo, nell’altro è morto. Entrambi gli universi sono reali, e in entrambi vi sono osservatori umani che però percepiscono solo l’universo in cui si trovano. Infatti, quando l’universo si scinde, si scinde anche la nostra mente in due menti, ognuna delle quali va ad abitare in un proprio universo dove ciascuna è convinta di essere unica e indivisa.

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