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Le meditazioni cosmiche della Benagiano

Nel Cosmo è l'ultima opera letteraria di Antonietta Benagiano, di cui possiamo su giornali e riviste leggere pagine critiche che evidenziano il suo mondo culturale ampio, la capacità di analisi puntuali, approfondite.

Conoscevamo già la poièsis cosmica di questa scrittrice per aver letto racconti da cui non può non scaturire la sollecitazione a meditare sulle eventualità degli esseri nel futuro, i quali saranno, com'è presumibile, non solo tecnologicamente molto più avanzati di noi, ma diversi anche nel loro modo di essere, di pensare e attuare la vita. Racconti che per la profondità del messaggio inducono il lettore a riflettere molto sulla positività delle future scelte del neurone eccelso.

È quella della Benagiano una creatività particolare che si estrinseca nel verso e nella prosa e che l'ha, negli anni in cui partecipava a corsi, gratificata con svariati primi premi da parte di oommissioni di rilievo, tra cui quello dell'Istituto Italiano di Cultura che le ha pubblicato, oltre ad una raccolta di narrativa, una silloge lirica, anch'essa pluripremiata come le altre opere. Aspettando lo stop, Malafede e Gnosis, presenti in Nel Cosmo, hanno un impianto che le fa rientrare nel genere teatrale.

Un teatro rinnovato nei contenuti e nella impostazione, adeguato all'uomo del Terzo Millenno che sente già la sua enorme distanza da quello del Novecento perché più forti sono all'esistenza presenti gl'interrogativi che vanno oltre il nostro pianeta, oltre il sistema ben noto, anch'esso ridimensionato, uno dei tanti negl'infiniti mondi dell'universo, alla cui conoscenza l'uomo aneòa pervenire. Le tre proposte sopra menzionate van lette con attenzione maggiore di quella che potremmo avere per cogliere messaggi da pagine cui siamo normalmente abituati.

Nell'atto unico Aspettando lo stop è, tra le altre tematiche, particolarmente presente il problema di quella libertà per la quale ogni essere può rivendicare la sua uncità e dare senso al proprio esistere.

Chi è semplicemente numero dentro il sistema e tale soltanto ritiene di poter essere, ci fa comprendere la nostra autrice, non ha l'esistenza, può considerarsi solo una vita/utilità all'interno di esso, per cui scomparso o ridimensionato l'utile, deve accettare di essere inevitabilmente annullato.

I "quasi robotici", tecnologicamente molto avanzati, hanno, proprio in virtù della loro organizzazione una realtà sulla quale non s'interrogano. Non è pertanto in essi presente la coscienza dell'esistere. Essa viene dai personaggi percepita soltanto in prossimità dlla fine, ed insieme anche la dolorosa constatazione di quanto sia stato inutile quel sistema, il loro stesso vivere.

Nell'attesa dello stop i perrsonaggi diventano di un lirismo drammatico ches'aprirà nelle ultime battute alla liberazione dalla eondizione di non-vita per approdare ad un esistenza vera.

La Benagiano ci fa in questo atto unico meditare sugli eventuali esiti della strada imboccata dal "technologicus" ed inoltre sulla perdita dell'attesa come fantasia, vale a dire come capacità di immaginare un evento che possa portare il mutamento; ed ancora sul travisamento dell'efficienza/inefficienza, sul comprendere/sperimentare e su altro ancora..

Malafede che è in due atti, chiarifica quanto sia dannoso il persistere di una certa eredità del "sapiens". La brama di dominio non abbandona infatti i "galattici" ed è alla base della loro stessa distruzione. La "miopia" fa sì che la storia continui a segnare nel cosmo la cosra all'inutile lotta e quindi alla rovina. Anche qui l'analisi degli esseri semirobotici è approfondita, puntuale in quel graduale prendere coscienza degli errori ai quali non si può più porre riparo, nel rassegnarsi ad una fine ch'essi stessi hanno scelto, cui anche i nuovi dominatori dovranno poi soggiacere per scomparire nel nulla.

Gnosis sembra incentrare il discorso sulla scienza come possibilità di pervenire alla conoscenza massima. Il dubbio, che appare sorgere da un caso fortuito, porta pian piano i personaggi ad annullare la sicurezza come possesso. Gli esseri "intergalattici" si sono liberati dal deterioramento fisico attraverso la rigenerazione della propria materia trasformata, pensano quindi di potersi considerare svincolati dalla morte/limite. Hanno come traguardo la Grande Parete, vale a dire la Conoscenza intesa nel suo valore assoluto. Essi non possono accettare la limitatezza della scienza perché sarebbe ammetere in loro stessi il limite. Ma "il caso" insinua il dubbio, costringe al ridimensionamento. La meditazione si fa anche i questi personaggi filosofica nella duplice valenza della scienza, nel principio del molteplice e della scelta, in quello del limite e della imperfezione che dà spazio al caso. Avvertiamo inoltre quasi un pensiero religioso nella conoscenza da attuarsi senza il dominio, che è da considerarsi obiettivo ristretto £eredità dei precosmici".

Lo stile della Benagiano è denso, essenziale, stringato, atto non soltanto "alla natura dei personaggi", come elle scrive nella Premess ala libro, ma gli esiti letterari di un pensiero fortemente pregnante che induce il lettore attento a riflettere su problematiche anche nostre e su quelle del probabile "homo astralis".

Recensione
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