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Simone Weil. Il dominio della Forza e la Libertà

Soffermarsi approfonditamente e intingere la penna per entrare nel pensiero e nelle idee filosofiche di Simone Adolphine Weil non è facile.

Di origine ebraica, nata a Parigi nel 1909, da madre russa e padre Bernard ebreo, morta di tisi di cui era affetta e di collasso cardiaco nel 1943, in Inghilterra e precisamente nella contea di Kent, in una piccola città Ashord, deceduta sia per i disagi della guerra che per le privazioni subite a causa della stessa.

Proveniente da una famiglia ebrea non praticante, ma con alti concetti filosofici e culturali, vissuta in un ambiente dove liberamente era manifestava la libertà di pensiero, amante della cultura, la Weil era inserita in un ambiente socio-culturale molto aperto.

Antonietta Benagiano, saggista fine e accorta, in questo saggio studio, scritto in occasione del centenario dalla nascita di Simone Weil, entra quasi di soppiatto, nell’animo e nella mente, contemporaneamente esamina lo stesso concetto di vita, di uno dei maggiori pensatori del Novecento.

La Benagiano, esamina e mette in luce la vera Weil “spogliandola” dalla sua durezza esteriore e donandole una figura di donna intimamente fragile, che sa di essere esteriormente fragile ma con un’intelligenza molto lucida pronta a confrontarsi con gli altri.

In quest’analisi approfondita sulla personalità di Simone Weil, la Benagiano riesce a mettere a fuoco, penetrando nei meandri più nascosti della sua anima, il suo continuo donarsi agli altri, questo suo perdersi e annullarsi per tutti i derelitti e sofferenti.

Per la Benagiano non è stata certamente una passeggiata, vuoi per la stessa vita movimentata da lei vissuta, vuoi per il continuo peregrinare da un posto all’altro, da docente prima ad operaia, da operaia a militante anti –franchista e ancora il suo spendersi per gli altri, assistere gli altri, senza mai pensare a se stessa.

Tutto questo, nel 1943, la porta a entrare in sanatorio dove continua a scrivere e a riflettere sulla condizione esistenziale dell’annullamento dell’”io”.

Nel sanatorio con l’illusione di guarire, si aggrappa ancora di più alla vita continuando a scrivere.

Dopo l’esperienza bellica, la Weil parla e ci fa capire, come l’uomo si esalti nel gioco della guerra, anche se, alla fine, vince la guerra sull’uomo che, pur se ne esce vincitore, è sempre un perdente.

La guerra è la riprova della miseria umana, quella che si scaglia contro lo stesso genere umano che ne paga le conseguenze al gioco di due poteri di forze contrastanti che lo schiacciano e lo incatenano al proprio destino.

A nulla serve cercare Dio nel bisogno, la fede deve essere fiaccola vivente e, per vivere sempre nell’uomo deve essere alimentata costantemente per bruciare senza mai spegnersi.

Innamorata di Dio la Weil riusciva a vivere parlando a Lui e di Lui con amore viscerale tanto che, parlandone con un amico, lo invita a provare anch’egli a vivere nella completa dedizione verso i diseredati e gli oppressi.

In questa prospettiva, matura anche la sua critica sul marxismo e di Marx, rifiuta il materialismo, la riduzione delle idee dell’espressione del gioco di forze e la fede che negli ingranaggi sociali, se lasciati alle loro leggi materiali produce il bene.

Contro il necessitarismo storico, la Weil riafferma, recuperando Platone, che nel regno spirituale, del male non può nascere il bene e che l’umanità nella sua lontananza dalla perfezione divina, è in sé miseria,limitata e, quindi ,non può auto redimersi attraverso la dialettica materialista.

Non è facile sintetizzare sulla vita vissuta da Weil che, dalla fase d’impegno militante d’ispirazione comunista-sindacalista è passata a piè pari, a una seconda fase, quella religiosa, che lo avvicina più a una vita mistica.

Svolta, questa, molto importante, se si scandagliano meticolosamente i suoi scritti secondo criteri filologici e non arbitrari per meglio valutare la sua profondità e continuità di pensiero.

Vanno anche presi in considerazione, a mio modesto avviso, gli scritti giovanili, scolastici, decisivi che portano la filosofia, francese, politologa, teologa a un percorso tanto travagliato quanto sviluppato filosoficamente.

Un’esperienza diretta di crisi, la sua, nel periodo della fabbrica, crisi e sfiducia nei confronti dell’umanesimo laico che l’avrebbe portata alla rivalutazione del sacrificio cristiano e di tutta la simbologia religiosa.

Recensione
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