Servizi
Contatti

Eventi


La rivincita di Tommy. Una storia di bullismo omofobico

Il bullismo a scuola e l’emarginazione sociale: le piaghe di nuova generazione

L’omofobia ai tempi dei social network in un attuale e delicato romanzo pubblicato da La medusa editrice

Nonostante l’allarmismo dei media, non si è ancora riusciti ad arginare un fenomeno quale il bullismo omofobico, espressione di un disagio giovanile esasperato dalla frequentazione giornaliera in classe. La scuola è ormai una sorta di microcosmo regolato da rapporti di potere: da un lato i bulli, dall’altra le vittime, due figure solo in apparenza antitetiche dato che il carnefice è spesso un gay represso, abituato a sfogare la propria aggressività su chi gli somiglia maggiormente.

Nel romanzo La rivincita di Tommy di Monica Florio il riscatto del protagonista, adolescente discriminato per motivi sessuali, si intreccia con la storia di Stella, una teenager talmente bella da essere oggetto di invidia da parte delle compagne che, dopo averla ammirata, finiscono per denigrarla.

L’aguzzino del protagonista è Diego, un ripetente dal fisico massiccio che vive con la madre divorziata, all’ombra di un fratello maggiore i cui unici interessi sembrano essere le donne e le macchine. Con questi modelli di riferimento non sorprende che sia di mentalità angusta, apatico e invidioso.

Delia, la rivale di Stella, sembra modellata sullo stesso prototipo: tozza e accentratrice, non esita a crearsi una falsa identità su Facebook per montare accuse infondate contro la compagna più fortunata e riacquistare così la popolarità perduta.

L’utilizzo spregiudicato da parte degli adolescenti dei social network anticipa i recenti episodi di cyberbullismo culminati con il suicidio da parte delle vittime. Nel romanzo, invece, Stella si limita a cambiare istituto dopo aver subito il mobbing dalle compagne, disgustate dalla sua presunta omosessualità.

Il ritratto dell’ambiente scolastico offerto dall’autrice non si discosta molto dalla realtà, tra docenti tradizionalisti – eccetto quel Marco Fabris con la «barba sfatta da ex-ribelle» che appare subito come un tipo poco propenso a omologarsi – e studenti superficiali la cui ignoranza è sottolineata da qualche scenetta non priva di senso dell’umorismo.

Se la scuola è incapace di fornire validi punti di riferimento, la famiglia appare persino più disgregata: Tommy soffre nel vedere i propri genitori ignorarsi a vicenda, pur godendo nel suo intimo perché stanno ancora insieme.

Più che uno spaccato realistico del mondo della scuola, con le sue classificazioni (belli e brutti, integrati ed emarginati), il libro intende essere il ritratto di una fase critica, l’adolescenza. Come giustamente rileva Antonio Filippetti sul quotidiano la Repubblica, «L’originalità della proposta della Florio sta nel fatto che affronta il tema in chiave narrativa, lasciando in disparte dati e notizie sul tema del racconto per rappresentarci il problema sotto una luce letteraria, incentrando la storia sulla figura del protagonista del titolo, un ragazzino di tredici anni colto nel momento forse più difficile dell’esistenza. […] Ma la storia del ragazzo è anche un esempio di riscatto umano e civile, poiché il giovane adolescente troverà alla fine la forza di riscattarsi; e lo farà attraverso la solidarietà della vera amicizia, l’affetto verso il fratello più piccolo e l’amore per i fumetti. Tommy uscirà alla fine vincitore dal suo inferno, ma più ancora dalla sua esperienza avrà acquisito gli anticorpi necessari per affrontare serenamente il resto della vita».

Monica Florio non rimarca l’anormalità dei suoi (anti)eroi ma preferisce mostrarli come dei ragazzi in perenne disaccordo con gli adulti, distaccati e incapaci di sintonizzarsi sui loro reali bisogni. A metà strada tra il bambino e l’adolescente, Tommy è un tredicenne basso, timido e di ceto modesto. Come molti coetanei, non ama lo studio, ascolta musica rock, legge avidamente i fumetti e sogna di poter assomigliare al Wolverine cinematografico, supereroe bello e tormentato.

Al contrario, Stella è alta, sicura di sé e ricca. Non è la scuola, peraltro, il luogo d’incontro tra i due, bensì la palestra, a riprova di come lo sport, insieme all’informatica, sia una componente imprescindibile della vita di questi giovanissimi.

In palestra Tommy conosce Gabriele, già maggiorenne e al di fuori dell’universo scolastico, abbandonato anni prima in seguito alle prepotenze subite.

Ciò spiega forse la cautela con cui la scrittrice allude al rapporto tra i due amici, confinato nei limiti della relazione platonica benché quello che Gabriele attua nei riguardi di Tommy sia un vero e proprio corteggiamento, cosa che non sfugge all’apprensiva Sara, la madre del protagonista. Altrettanta prudenza si coglie nel racconto delle molestie a sfondo sessuale subite da Annalisa, l’amica del cuore di Stella, durante la scuola elementare.

Questa misura è stata sottolineata da Giovanna Mozzillo che sul Corriere del Mezzogiorno definisce il testo come «un libro che efficacemente dimostra come un argomento, per quanto urgente e scottante, possa esser affrontato senza usare toni urlati e senza ricorrere alla descrizione di situazioni “estreme” (a conferma del sospetto che alle situazioni “estreme” a volte chi scrive indulga più per solleticare il potenziale voyeurismo del lettore che per autentica necessità narrativa). Quello della Florio è invece un breve romanzo che, pur trattando un tema drammatico come il bullismo nelle scuole, non rinuncia mai alla pacatezza e, io credo, si fa leggere d’un fiato proprio in virtù del suo tono lieve e sommesso. Una pacatezza che non ci stupisce, perché costituisce la cifra caratterizzante della scrittura dell’autrice».

Sarebbe inutile negare che la scuola italiana, lungi dal preparare i giovani alle esperienze future proponendo loro un insegnamento che abbia anche valore formativo, rifugga da qualsiasi approccio alla realtà concreta. Non si spiegherebbe altrimenti perché la proposta, spesso ventilata, di inserire tra gli insegnamenti anche l’educazione sessuale non si mai andata in porto, dimenticando che per quanto i giovani ne sappiano in materia, gioverebbe parlare liberamente di identità e orientamenti sessuali così da sfatare pregiudizi e luoghi comuni. Non è raro poi che i comportamenti prevaricatori dei bulli siano, se non avallati, quantomeno giustificati dai docenti conservatori e bigotti che, invece di creare un clima disteso, esasperano le differenze in seno alla scolaresca, mettendo i ragazzi gli uni contro gli altri. Anche l’introduzione della tecnologia (computer e attrezzature didattiche) si è rivelata solo un’operazione di facciata che ha reso la scuola solo in apparenza più efficiente e moderna.

Omosessuali e portatori di handicap nel libro di Monica Florio condividono lo stesso sgradevole destino: a Tommy viene ordinato di sedersi accanto a Davide, un disabile che poi lo tradisce, quasi uno schiaffo a quel “politicamente corretto” che predica la solidarietà verso gli esclusi ma che è frutto di un atteggiamento ipocrita e consolatorio.

La rivincita di Tommy si traduce, quindi, in una vittoria contro un sistema scolastico obsoleto e rinunciatario, in cui tutto è permesso, persino discriminare un tredicenne introverso e capellone. Piuttosto che insistere sulla facile contrapposizione tra bulli e vittime – Diego e Delia sono talmente schiacciati dalle convenzioni sociali da poter esser definiti dei perdenti – il romanzo fa leva sull’importanza assunta dall’amicizia nel percorso esistenziale di ognuno di noi. Diversamente da quanto accade nella realtà, Tommy non è mai solo: accanto a lui, a sostenerlo, ci sono Gabriele, Stella e Alessia, una compagna di classe.

Una nota di speranza illumina, dunque, la vicenda che, pur non prospettando soluzioni miracolose – è scontato che il bullismo omofobico si possa sconfiggere solo attraverso la cooperazione fra scuola e famiglia –, trasmette un messaggio positivo. Il che, in questi tempi bui, non è poco.
Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza