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La casa in mezzo al prato in Boscoverde di Rocca Pietore

da: LXXVIII Quaderno di Praglia
Cenacolo di poesia
“Insieme nell'umano e nel divino”
18 gennaio 2019

Ogni nuova pubblicazione di Marisa ci vede prodighi di espressioni di compiacimento ed ammirazione. Con la consueta profusione di musicali espressioni evocative che chiamano alla magia degli affetti, delle storie, dei paesaggi, maestosi e potenti, delle piccole e grandi manifestazioni del miracolo quotidiano del vivere, Marisa ci incanta ancora.

Ma non delle sue umanissime composizioni, variamente ispirate nel tempo vorrei parlare ora; ora ho nella mente il ricordo personale dei luoghi del libro.

Sospesa in quel suo terrazzo sopra il cielo Rocca Pietore, quando vi soggiorni per un giorno, un mese o una vita, ti si incide dentro, ti scuote con la forza dei suoi paesaggi, le cime vertiginose, le acque scroscianti, le scenografie di luce tra candide nubi e cieli cristallini. Subito mi ha sorpreso un mutare di stato d'animo, tornata la voglia di giocare con mia sorella, come da ragazzine, riunendoci sotto l'ombrello per scherzare con gli scrosci spumeggianti delle cascatelle ai Serrai di Sottoguda.

Come novelli esploratori, poi, carichi gli zaini di provviste, salendo nel bosco lungo tracce di sentiero in disfacimento, con un gruppo di amici si raggiunto il terrazzo dove si adagia, baciato dal sole, il paese disabitato ma ancora vivo con le sue stradine, i cancelletti e gli orti. Un custode eremita ci attendeva nella casa personalmente restaurata, nel soggiorno affacciato alla valle, fiorito di tenui disegni di tradizione locale. Sulla via, davanti alla fontana col suo fresco rivolo, si allestita la tavolata, ricordo di amicizia, di pensieri non scontati, di progetti di riflessioni...

Ma il canto del creato mi esploso dentro particolarmente sull'altopiano di Mondeval. Col mio corpo dolorante, con le mie stanchezze quotidiane, da tempo il mio orizzonte di passeggiate si era ristretto ai consueti percorsi sui colli, certamente suggestivi e ristoratori, e non chiedevo altro.

Fu un azzardo aderire all'escursione che mi portava tanto in alto, mi convinse quel briciolo di follia che animava anche chi mi stava vicino. Non tutto uguale, non sempre lo stesso cielo e lo stesso mondo. Il colore di quel cielo era di un azzurro terso e profondo, qui bianche nubi leggere, l qualche nube scura, sospinte dal vento variavano posizione e consistenza lasciando filtrare or qui, or l, ampi fasci di luce. Sul prato smeraldino si muovevano riflessi cangianti al variare della luce; incastonati nel verde occhieggiavano laghetti blu, specchi di cielo. Al centro, come diamante, il grande masso che fu ricovero di preistorici abitatori, a conferma che quello fu ed un luogo prezioso. Silenziosa verso nord, splendente nel sole, la Croda da Lago, verso est altre cime a corona. Seppur i piedi si trascinavano doloranti, un caldo sentimento di gratitudine vibrava dentro, un grazie esplosivo alla vita che ancora mi concedeva tanta bellezza.

Recensione
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