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I graffi della luna

Seni, graffi e sogni: ciò che all’autrice la vita dona (la fisicità femminile e la sensibilità speciale a essa collegata), impone (i graffi delle sofferenze, della lotta dell’esistere), permette di formulare per sfuggire alle sue durezze, nel caso del sogno (e si veda, tra i tanti ritorni del termine, la poesia che chiude la raccolta, il cui incipit è Scrivevo sempre i sogni, mai la vita, | in carezze leggere, pareti cristalline).

Queste sono alcune delle tematiche fondamentali, costitutive, di un insieme di liriche-canti che risuonano come incantesimi grazie alla formulazione musicale attentissima, alla scelta fonica e linguistica sorvegliata e limata con raffinatezza. Basterà quindi ricordare, per comprendere meglio questi elementi costitutivi, la seconda parte di una poesia come Ragazzi e sogni (p. 31), che richiama nell’animo Città smarrite di ragazzi e sogni | su mani nude di carezze intatte. | Allora vieni, ci abita la sera, | la veste chiara scivola leggera, | sulla pelle dimora l’innocenza, | brivido bruno sui seni di luna. | Nell’iride un chiarore di leggende, | parole trasparenti come fiumi. | Di pelle e miele la risposta attesa, | danza di fuoco a mordere la notte; basterà indagare la conclusione della Canzone di Francesco (p. 32) nel verso calibratissimo e suadente Di corse e amori mi accarezza il tempo, che trova un riuscito corrispettivo nella chiusa di La rotta delle stelle a p. 37 (Pergamena del tempo le parole), o ricordare la tessitura complessiva della lirica Ballata della Luna a p. 52 o, a p. 63, spigolare in Fiore luce del porto versi come Un filo d’aquilone il desiderio e C’è una città regina, sfacciata di purezza. | Canto di porto, preghiera sulle dita. Non era facile condensare con tanta misura una dimensione emotiva che risulta così magmatica, evidentemente: per questo è stata scelta, io credo, la via della ricerca armonizzata che meglio risalta in poesie come quella che dà il titolo alla raccolta, e che contiene versi imbevuti di elementi che richiamano una partitura musicale (Sui seni bianchi di carezza attesa | la mappa dei pensieri è desiderio, | spartito d’ore fragili, un fiato di gazzella. | Invito lento l’abbandono).

I giochi di luce sono un ulteriore elemento determinante, nella tessitura dell’opera, e rendono variegata ogni poesia che li contiene di colori e di chiaroscuri (non a caso la prima lirica della sezione Turchina si intitola proprio Chiaroscuri) o di illuminazioni di una forte componente evocativa, come, sempre in I graffi della luna, la parte conclusiva (Ombre chiare d’azzurro i sogni. | Solo l’argento è filo clandestino, | luce perversa, tremito languore).

Giustamente scrive Paolo Ruffilli, a p. 8 della Prefazione, «La felicità esecutiva de I graffi della Luna si deve al fatto che la scrittura sceglie la partitura musicale e, in forma quasi sinfonica, le singole parti trovano collocazione e composizione corale in un continuo salire e scendere dell’intensità sonora», a sottolineare il fatto che all’intuizione e all’ispirazione poetica viene affiancata un’attenta misura e applicazione della “grammatica musicale”, una ricerca metrica ed evocativa non scontata. Quella stessa che trasforma il testo in una favola arcaica e immersa in radici terrene e spirituali insieme, come nella parte conclusiva, d’invocazione, di Viaggio (p. 65): Parlami ancora delle nubi quiete, | di passi accesi all’indaco dei giorni, | del rumore dei baci sulla pelle | nel dipanarsi di una notte intera. | Raccontami le storie raccontate, favole | inquiete, sogni galeotti, dove correva | un fiato cortigiano. | La sera accende l’ora della resa, | spine di rosa, pelle di sirena.

Recensione
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