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Rileggendo “Camera oscura”
            A Paolo Ruffilli

Rileggendo “Camera oscura”

Nella foto non più in bianco e nero
il verde “dream green” nell’insegna,
il vestito della festa di nozze
bianco ecru luccicante
nel sole cocente –
piuttosto evanescenti i sorrisi
il mare nello sfondo: l’attimo
dello scatto quasi felice – gli astanti
immortali nei flebili flasch
di future incertezze –
si sciolsero come blande carezze
pagliuzze dorate
nell’acqua verdastra –
solo gli occhi trasparenti
innanzi alle inusitate circostanze
quasi incisioni di bisturi
nei volti accaldati –
nel tardo pomeriggio estivo
i solchi dei viale
come rughe di vento
nel tramonto rossastro – scirocco
in agguato per una notte d’agosto,
spade di suoni e parole-armi non letali
assenza di vita – asfissia
pur nell’ossigeno marino
immersi: sensazione mortale
astio – ribellione per l’immagine
che non si rinnova pur se immortale –
il verde dell’insegna si stagliava nella foto a colori
nota di gioia nel tempo ostile
luce se pure opaca
mera illusione di felicità futura
nebbia soffusa – foriera
d’incerte certezze
da vivere come incognite –
verità celate ad arte
dall’occhio vigile di uno scatto
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