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Le cose del mondo

Dal 28 febbraio scorso è in libreria il libro di Paolo Ruffilli "Le cose del Mondo", un volume che raccoglie un percorso poetico che, come recita Maurizio Cucchi nell'intenso risvolto di copertina, comprende "un arco di tempo pressoché quarantennale, trattandosi di un'opera unitaria composta a partire dagli anni Settanta, un ampio work in progress arricchitosi nel tempo." Doverosa questa citazione per entrare nell'anima di Ruffilli, poeta di fama non solo nazionale, dai molteplici interessi, presente nelle maggiori antologie degli ultimi decenni, scrittore, traduttore, saggista e curatore di classici italiani e inglesi, poeta che con quest'opera riesce a stupire per la complessità dei messaggi, le ambientazioni diverse, le ascese e le cadute dell'animo umano in un viaggio unico e irripetibile, quale è la vita per ognuno di noi.

Vita che somiglia a un grande cantiere aperto con accessi e divieti, rallentamenti per lasciar spazio al sogno, turbamenti a volte irrequieti, parentesi di angosce appena accennate in versi che mantengono in tutta l'opera una rara dignità e una musicalità particolare costellata di assonanze e dissonanze, rime che sbocciano come miracolo, quasi a voler smitizzare imposizioni e regole. Paolo Ruffilli in poesia e in prosa non si smentisce mai: riesce a coinvolgere chi lo segue nella sua avventura esistenziale, in quello scavo archeologico interiore alla ricerca dell'essenza del respiro del mondo, in tutte le sue cose animate e non, in tutto quello che ci appare e poi svanisce all'improvviso come a volte riesce a fare solo l'immaginario creativo. Vengono alla mente i brividi dati dalle stelle cadenti la notte di San Lorenzo, la vertigine del cielo stellato che pare per un attimo franare nei nostri occhi, come fa un treno direttissimo che ci sfreccia davanti senza che noi possiamo salire: e il treno ormai perduto nel ritardo, restando atteso, io, da qualche parte invano.

E il sogno è lo sfondo di tutte le rotte, le fermate, le attese snervanti dei giorni, la loro caducità, le mappe che si srotolano in analisi di stati d'animo diversi, l'ombrosità delle stagioni in fuga anche loro verso l'ignoto.

Percorrendo con attenzione le pagine di questo bellissimo libro è come inoltrarsi nel segreto di un'anima, un'anima irrequieta che si pone domande a ogni passo, che si chiede il perché delle partenze suggellanti il cammino che non è solo personale. Proprio allora fiorisce magicamente l'illusione di far parte di un disegno antico. Scalfisce ancor di più l'impotenza delle scelte nella trafila di secoli e di morti della storia,.. ed è ritmo, pausa, galoppo sfrenato, l'amore viscerale per le cose e per le persone, per la natura animata e inanimata, per l'universo tutto, per il mondo nelle sue perfezioni e imperfezioni, per i sentimenti. Lungo questo tragitto poetico di Paolo Ruffilli è chiaro il desiderio di rincorsa esistenziale, supportato da una sensualità dettata dall'occhio critico di chi tenta di sentire in profondità di proiezione interiore situazioni diverse, attimi esaltanti, coinvolgimenti, persino intriganti: Non riesco a figurarmi che si spoglia / e gli si stende accanto, e non riesco / neppure a immaginarla che sta nuda / o in sottoveste... ma sento il cigolio / del letto ripetersi al di là dalla parete...

Molto arbitrario e difficoltoso estrapolare versi da poesie che dovrebbero essere lette in tutta la loro interezza ed essenza di pensiero.

Paolo Ruffilli è sicuramente un poeta che sa osservare, indagare le gioie e le paure, le fantasie e le realtà minime che sfiorano durante il percorso l'umanità in generale, abbracciandola in poesia, riuscendo a farla piangere e cantare, ma soprattutto a farla pensare, analizzare nella sua grande complessità. Sa scrivere in versi di rara compostezza l'anatomia dell'uomo in una descrizione di sensi e organi che somiglia quasi a una sfida d'equilibrio di parole in alternanza fantasiosa e reale.

Quelle Parole sciolte via dal laccio / che le lega nel più profondo strette...

Paolo Ruffilli ama la parola, la coccola dentro di sé prima di fermarla sulla carta, ha capito che da quel momento in poi non è più solo sua, ma anche di chi la legge cercando di interpretarla nel migliore dei modi. Ha bisogno di dignità la parola, di estrema attenzione, specialmente se la si ferma in poesia, se la si gioca in tutta la sua potenzialità di musica e messaggio che in questo splendido volume si lascia carezzare, inventare, riesce addirittura a fare capriole, rincorse ardite che a tratti riescono a stupire nella loro sapiente leggerezza e in comunanza di sensibilità rara rivelando in chi legge affinità di emozioni, profondità di umano sentire.

In "Le cose del mondo" si erge fiera la parola, troneggia nella magia del sogno, travalica i confini del tempo in una parata regale di messaggi che si rivelano a poco a poco, quasi con pudore, come se il poeta, a volte, si sentisse frenato per timore di rivelarsi troppo, di stordire col proprio pensiero.

Un libro molto ricco, (più di 150 poesie scelte), con messaggi in marcia continua, caleidoscopio prezioso capace di stupire nel rincorrersi dei giorni in braccio al tempo.

Tanto ancora si potrebbe dire, desidero però chiudere queste brevi riflessioni citando alcuni versi tratti da una poesia tra le molte preziosità contenute in questa raccolta, e per me emblematica : "La voce del silenzio": È dal silenzio che viene la chiamata, / prima dispersa, giù affogata / nel chiasso inascoltata : la voce / che grida non parlando nel deserto / e dando nome a ciò che è assente ...

Trento 10 marzo 2020

Recensione
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