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Musica e poesia: felice connubio

Lo scorso venerdì 11 settembre 2009, presso l’ex Chiesa dell’Angelo a Lodi, la prof. Clotilde Fino ha presentato il volumetto di liriche Poesie in forme musicali, recentemente pubblicato da Alberto Raimondi, Lo ha fatto per un pubblico costituito prevalentemente dagli amici del Salotto Letterario di Lodi, ma anche da altri conoscenti, curiosi forse di scoprire ed apprezzare un aspetto meno noto del “pediatra”, solitamente assai riservato e schivo.

Il libro presentato era già stato ampiamente recensito e la stampa locale ne aveva già parlato. L’incontro di venerdì ha avuto come intento quello di creare un’atmosfera confidenziale, lontana dalla mondanità di certi eventi culturali, in cui la prof. Fino da una parte e l’autore dall’altra, avvicinassero i presenti ai testi contenuti nel volume ed in genere alla precedente produzione di Alberto Raimondi. L’autore, superando l’impaccio che il parlare di sé in pubblico solitamente gli comporta, ha spiegato agli ascoltatori, con semplicità e modestia, le motivazioni che lo hanno portato a scrivere, le fasi della sua produzione, e le fonti della sua ispirazione, costituite soprattutto dagli elementi sonori e ritmici, alternati ai momenti di silenzio, di cui la natura e la vita quotidiana ci circondano, connotando di significati musicali le nostre esperienze concrete ed emotive. E sentendolo parlare, molti si saranno sorpresi nell’apprendere che proprio un libro di Jerome, ricevuto in dono quand’era quindicenne, gli avesse comunicato un tale divertimento da accendere in lui l’ardente desiderio di usare a sua volta la scrittura come strumento per una comunicazione che diventasse fonte di piacere per sé e per gli altri. Ed analogo stupore avrà suscitato scoprire che le sue prime produzioni risalgono ad un’età molto giovanile (non ha avuto problemi, il nostro autore, nel riconoscere nelle sue prime opere caratteristiche ed imperfezioni di tipo adolescenziale!), e che il pediatra ha ripreso a scrivere solo dopo una lunga interruzione. Il pubblico ha altresì scoperto che musica e poesia, subito dopo quelli riservati allo stretto ambito familiare, sono stati da sempre i grandi amori di Alberto. La musica, in particolare, che costituisce per lui la più alta forma di espressione artistica. Musica di alto livello, certo, quella scritta dai grandi autori (il suo prediletto resta fra tutti Mozart!), ma altresì tutta la musica offertaci dalla natura, come il fluire delle acque, il fruscio delle fronde, il garrire delle rondini, il ronzio di una mosca noiosa, … E a questo proposito, ci ha tenuto a puntualizzare una cosa: contrariamente agli autori di melodrammi, che partivano da un testo scritto (Libretto) per comporre un testo musicale adatto ad esprimere e sottolineare le emozioni contenute nelle parole, lui ha sempre proceduto in senso inverso, cioè partendo da suoni e rumori di varia natura e provenienza per produrre parole e testi che meglio esprimessero la musica interiore sollecitata in lui a livello emotivo dalle sonorità esterne.

Incalzato dalle domande della prof. Fino, l’autore ha chiarito anche il rapporto fra la sua produzione e l’influsso che le sue conoscenze letterarie scolastiche o personali possono aver avuto su di essa. Da buon medico ha semplicemente spiegato che, come a livello nutrizionale il cibo che mangiamo viene assimilato e diventa parte inscindibile del nostro organismo, allo stesso modo tutto ciò che viviamo o leggiamo o apprendiamo, finisce col diventare qualcosa del nostro essere e che, come tale, involontariamente riemerge in ciò che pensiamo ed esprimiamo.

La lettura altamente espressiva di alcuni testi, affidata alla voce di Wanda Bruttomesso, e l’esecuzione al flauto di alcuni brani di Mozart, ad opera di Filippo Perelli, si sono inseriti nei vari momenti dell’incontro con eleganza e misura, quella misura adatta ad uno scrittore sensibile, discreto, musicale e nostalgico quale è Raimondi.

Al di là della validità e piacevolezza artistica del poeta, il pubblico ha avuto modo di apprezzare alcuni flash dell’infanzia felice di Alberto, vissuta a contatto con la natura e con zii e zie tenerissime (personaggi, queste ultime, affascinanti e per certi versi enigmatiche). L’autore ha globalmente definito tale periodo come il suo “paradiso terrestre”. Non perduto. Vivo più che mai in un animo che continua a mantenere serenità, equilibrio ed un pizzico di verve anche in un mondo un po’ sottosopra e nella quotidianità della vita che sempre tante preoccupazioni procura.

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