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Guerra carestia peste. Con i frati cappuccini nell’opera manzoniana

Non capita tutti i giorni, nella nostra epoca informatizzata e degli e-book, prendere tra le mani un libro e sentire l’odore tipico del “fresco di stampa” che associo, spontaneamente e assai volentieri, all’odore del pane appena sfornato e di tutto ciò che nasce e vede la luce (lo stesso si diceva infatti dei libri appena stampati).

Questa la gradita e gioiosa esperienza che ho potuto sperimentare, pur in un contesto di rigido isolamento per la mia positività al COVID-19, cominciando a sfogliare il libro davvero voluminoso che il prof. Francesco Di Ciaccia aggiunge alla sua già consistente bibliografia, che spazia dalla storia alla letteratura, alla filologia e alla saggistica, come si può verificare nella pagina a lui dedicata nel sito www.literary.it e nel suo sito www.diciaccia.it e dalla nota 2, alle pp. 5-6 di questo volume.

In realtà questa pubblicazione, che arricchisce la nuova serie della collana del Centro Studi dei Cappuccini Lombardi, tenacemente rilanciata da Costanzo Cargnoni, che non ha certo bisogno di presentazioni, per la sua arcinota competenza in tutto ciò che riguarda la storia e la spiritualità dei cappuccini, potrebbe essere considerata come la somma di tre distinti saggi, un “trittico” appunto lo definisce lo stesso Cargnoni in Una presentazione che apre il libro.

Naturalmente, in questa parte introduttiva, padre Costanzo approfondisce la parte che gli è più connaturale e cioè il ruolo e la presenza dei frati cappuccini, non solo nell’opera manzoniana, ma nella storia in generale, mettendo in evidenza, per esempio, con documenti d’archivio inediti, quello che era il rapporto dei cappuccini con il Manzoni, anche in relazione alle scelte e simpatie politico-filosofiche dello scrittore, in modo particolare il “liberalismo” e il “rosminianesimo”, nella cui querelle diversi frati, non solo lombardi, furono coinvolti.

Ma anche su guerra, carestia e peste non mancano precisazioni e indicazioni preziose che certamente aiutano a capire, e nello stesso tempo a valutare, le scelte dell’Autore che portano al capolinea di tutto il lungo percorso: una cappella costruita nell’800 a Condino, in Trentino, per ricordare i morti di peste e di fame del 1630 e “Qui la nostra memoria storica si trasforma in preghiera” (pp. 5-14).

A mo’ di premessa, in una sorta di prefazione, che l’Autore intitola simpaticamente Panoramica corsara (pp. 15-19), sono offerte alcune chiavi di lettura del volume, precedute da una professione di umiltà che depone a suo favore: “devo tutto a chi mi ha preceduto” e che il lavoro offerto in queste pagine “consegue ad anni di letture e studio, ma anche a un impulso di chiarificazione intorno ad alcuni interrogativi su alcuni punti delle problematiche in oggetto” (p. 15).

Sulle tematiche trattate e le implicanze politiche, che ne fanno da cornice e da sfondo, l’Autore offre poi qualche generica indicazione metodologica, ma anche sulla “complicata e dibattuta concezione dell’intervento demoniaco nelle vicende umane nella modalità sia dell’operatore fisicamente diretto, sia del mandante degli operatori umani”, la scelta “è puramente e limpidamente a favore della concezione espressa, limpidamente e puramente, da Alessandro Manzoni” (p. 19).

La prima parte del trittico del prof. Di Ciaccia affronta il problema, forse storiograficamente più ricorrente, e cioè quello della Guerra e rivoluzioni (pp. 25-194), con particolare attenzione naturalmente alla guerra nei Promessi Sposi, colonna sonora di tutto il romanzo, che vedrà poi in azione sterminatrice e inquietante la carestia e la peste.

In parallelo, in altri due capitoli, l’Autore non manca di analizzare, e in qualche modo interpretare, sia le Guerre rivoluzionarie che le Guerre ideologiche, in cui riesce a innescare quelle che lui chiama parentesi o riflessioni “extravaganti” (p.17) che gli offrono però l’agio, in questo caso, di parlare di “Provvidenza” e del “Patriottismo del Manzoni”, in prospettiva di quelle che saranno poi le Guerre ideologiche risorgimentali che non escludono le “controversie fra i cattolici”.

Nell’Appendice a questa prima parte, Di Ciaccia mette a confronto “l’indole e il pensiero politico” di Manzoni e di Massimo d’Azeglio e, pur evidenziando le differenze tra i due, dovute soprattutto ai loro diversi modi di agire, li qualifica come “artefici di prim’ordine del Risorgimento” (p. 188).

La seconda parte del volume affronta, in due corposi capitoli, la Carestia (pp. 197-264) a partire dalla descrizione che ne fa il Manzoni con l’inserzione di due personaggi protagonisti del romanzo: il cardinale Federico e Renzo, entrambi in relazione al pane con l’approfondimento, assai interessante ed originale: Il dono dell’<inutile> e i sospiri nel Palazzo (pp. 221-231).

Nel secondo capitolo il prof. Di Ciaccia colloca interessanti excursus e riflessioni “extravaganti”, sempre pertinenti e avvincenti, non trascurando collegamenti che includono “L’elemosina nelle Osservazioni sulla morale cattolica” e “Elemosina ed economia”, argomenti che da sempre hanno alimentato, e continuano ad alimentare, un vivace dibattito a più voci.

La peste occupa la Parte terza di questa orchestrale narrazione, in cui il prof. Di Ciaccia ha fatto confluire, come sappiamo, gli studi e le ricerche di tutta una vita partendo, nel capitolo primo, ad occuparsi della peste e dei frati cappuccini (pp. 267-359) anche alla luce del sottotitolo Con i frati cappuccini nell’opera manzoniana, in cui largo spazio ha l’analisi di un classico sull’argomento e cioè il Dialogo della peste di Paolo Bellintani da Salò (pp. 303-336).

Nel capitolo secondo l’Autore concentra la sua attenzione sulla Parola e sul Processo, privilegiando da un lato il “ragionamento” di Felice Casati (p. 365) e la “traversata di redenzione” con la sua “vigna”, indice “della dissoluzione” (p. 392ss) e dall’altra analizzando “il sogno di don Rodrigo” (p. 398ss). L’ultima parte del capitolo, il paragrafo 2, è occupato dal “processo agli untori” (p. 405ss) che culmina con le interessanti riflessioni sulla Storia della colonna infame che il prof. Di Ciaccia non esita a definire un vero e proprio “romanzo <religioso>” (p. 461ss).

Pertinente a questo argomento, è l’Appendice alla parte terza in cui l’Autore narra La peste del 1630 nelle Giudicarie, che costituisce il nucleo di quella peste “chiamata, letterariamente, manzoniana” e l’assistenza dei cappuccini nei Lazzaretti, descritti qui con toni di crudo realismo (p. 473ss).

Scrupolosamente, alla fine della sua narrazione, il prof. Di Ciaccia elenca, in ordine alfabetico, i Testi citati o menzionati (pp. 485-512), inusuale ma assai utile repertorio, le Indicazioni bibliografiche (pp. 513-523), i Nomi di persona (pp. 525-542) e l’Indice delle illustrazioni, 64 per l’esattezza, a colori e in b/n, disseminate sapientemente lungo tutto il volume, gioia per gli occhi del lettore e corredate da opportune e dettagliate didascalie (pp. 543-546).

Nonostante la brevità e l’inadeguatezza di questa recensione, vogliamo comunque esprimere la nostra gratitudine al prof. Francesco Di Ciaccia che ha messo a disposizione di tutti gli studiosi e - perché no? - anche dei curiosi, un materiale così sconfinato, utile per approfondire tre temi: la guerra, la peste e la carestia, vere colonne sonore, anche con nome diverso, in questa strana avventura che è la storia di esseri smemorati altrimenti detti uomini.

Recensione
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