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All’interno di una verità poetica che potrebbe essere lo smascheramento consuetudinario della quotidianità approdata ad un punto cruciale della scrittura, anzi della parola detta attraverso il semplice occhieggiare di una esperienza consumata, qui il pensiero si posa felicemente con il tripudio del colore e della gestualità in una espressione che abbia il comune denominatore in ciò che appare gioco della realtà e delle vicissitudini.

«... il giorno declina in rituali da coprifuoco | (è un rischio di sera la città) intanto | svolano dalla cucina vegetali effluvi...» (pag. 46).

Il contrasto massacratore della storia che scriviamo giorno dopo giorno e la perforazione delle essenzialità dell’esserci comunque e purtroppo...è tra queste poesie la forza che assimila il bisogno di svuotarsi dei propri contenuti cerebrali ed emotivi.

Le ambivalenze dichiarate dalla molteplicità degli intenti e degli impulsi non delimitano assolutamente orizzonti ristretti, in questo raccontarsi in versi, nella certezza di ...esser letto da chissà quale amico o profeta, nella incertezza che queste strofe formino materia ed antitesi della riconciliazione.

Universo poetico dagli ampi respiri, nella richiesta spasmodica di volersi confrontare con una voce dall’apertura temuta, mascherata dalla fragilità memoriale e dal mistero di alcune culture che lasciano impronta pagina dopo pagina ai bordi degli avvenimenti che sono passati; accensioni che, riportando al rischio della possibilità che mai ci accontenta, diventano lusso letterario e figurativo di notevole consistenza.

Immagine e simbolo che oltre la pagina tracciano la deperibilità in cui si articolano spazio, essenza del silenzio, nostalgia; voci delicate che incidono sulla parola e sul non detto, sino a quella spoglia dichiarata improvvisa leggibilità.

Truccarsi da disincantata scintilla dell’indifferenza potrebbe nutrire una struttura lontana dal vero, ma Lucio Zinna riproduce con metafisica ironia l’immediata esigua misura del lineare abbraccio della vita per progressione del particolare, nel recupero del movimento stesso della metafora.

«... e sempre venni con un giglio. | In una zampa e l’altra libera lasciai | per chi al fiore leale opponesse celati | rovi...» (pag. 43).

«... e furono per noi | malintesi nonché le parole | i silenzi-preludio del silenzio...» (pag. 23).

Trarre il causale e dargli un senso, anche una dimensione, come può l’istinto prendere forma nel contatto con altre essenze ed altri sentimenti.

Quanto mai estroso negli azzardi combinatori Zinna usa un linguaggio in apparenza tra i più semplici e banali, ma sempre accorto nel determinare figure perfette e sorvegliate, ciò che rientra nella sua vigile organicità e omogeneità di scrittura.
Recensione
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