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Il deserto e il cactus

E’ questa di Pietro Nigro una poesia impastata coi colori tersi della sua Sicilia, con la lava della sua fumigante montagna, con l’afrore del sole e l’immensità delle sue campagne ricche di aranceti e di zagare. Una poesia colta dalla vita d’ogni giorno, dal rigoglio della natura, dalla sapiente comunanza di sentimenti che lo legano a quanti – giorno dopo giorno – lavorano con intensità per dare il meglio di se stessi a quanti aspettano una parola materiale di passione, di fede e di amore. E passione, fede e amore riscontriamo in questi versi snelli, arabescati quasi col mulino del cesellatore, in quanto ogni verso è rivestito di dolce incantamento. E’ una poesia che lascia un segno nel nostro cuore, per le immagini vibranti di intense emozioni, per i sentimenti che la sostengono e per quella delicata armonia che pervade ogni pagina.

Nigro è poeta autentico, palpitante di intense emozioni che sa cogliere dall’universo le più delicate espressioni, il ritmo d’una musicalità che riesce a sommuovere la nostra anima sempre assetata d’ infinito.

Tra tutte questa liriche, scegliamo una piccola gemma che brilla di luce propria: “Ascolta il fruscio lieve degli alberi / su cui mille volte posammo i nostri sguardi, / e ti giungerà il lamento / che il vento / strappò alle mie labbra” (Richiamo, pag. 13).

Segnaliamo: “E un pianto di gioia si leverà anche dai rovi”, “Sud”, “Oh sentirsi mutare in quercia”, “Preghiera” e “Nuovi lidi”.

Una poesia legata a eterni ricordi.
Recensione
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