Servizi
Contatti

Eventi


La vita fa rumore. Noi viviamo di lavoro

Si mostra innanzitutto come una grande esaltazione della vita e dei suoi protagonisti la raccolta di Roberto Mosi La vita fa rumore, che prende spunto dalla chiusura di un locale mito di Firenze, la Libreria Cafè de la Citè, a cui era stato impedito di prolungare l’apertura oltre le 22, negando alla città di fatto un punto di riferimento culturale e sociale fondamentale. Ma la chiusura del locale nei versi di Mosi diventa il simbolo di una chiusura molto più virtuale e globale, quella che impedisce alla vita di espandersi e, come dice Mosi, "fare rumore", soprattutto nella forma che più le dà dignità: quella del lavoro. Non per niente la silloge è dedicata nel sottotitolo "a Firenze e ai suoi giovani che stanno cercando lavoro", e con un realismo, a cui fa da contraltare uno sfumato simbolismo per accumulo di eventi e oggetti, il poeta cede volentieri la sua parola ai tanti che il lavoro l’hanno perso o lo cercano.

Oltre a ciò il poeta sottolinea anche il dramma degli extracomunitari e le tragedie individuali che il cammino verso una inevitabile e naturale società multietnica provoca, e unisce il destino degli immigrati a quella di altri personaggi, più calati nella realtà italiana di emarginazione e/o di umiltà. L’astronomo che regala le stelle alla gente, l’infermiera del manicomio, figure eccelse che si sacrificano lavorando in ospedale, un uomo delle pompe funebri, una guida turistica, anche coloro che operano nel teatro. L’antologia diventa in questo modo uno strumento di espressione di tante figure nascoste nella loro modestia, che però compiono gesti incredibili e importantissimi per la comunità, anche se la loro vita è spesso travagliata, e in tutti Mosi rivede un mito classico come quello di Ulisse. Sono un po’ tutte, queste figure umane, come Ulisse che torna ad Itaca, solo che nelle città contemporanee lo si fa ogni sera. "Ogni sera Ulisse / torna ad Itaca// L’alba sorprende il volo dell’eroe/ le armi impugnate/ il computer per scudo/ il telefono in mano/ altri cento achei/ infossati nelle poltrone".

Mosi vede dunque la vita di tutti, quella che appunto fa rumore, come una grande Odissea. Tuttavia la negatività è solo apparente, e permette al poeta di proiettare nella contemporaneità anche un altro mito, quello della poesia che sconfigge la morte, quando ad esempio rispolvera la leggenda di Orfeo. E' la vita che trasforma il rumore in canto, è la grande verità che l’autore vuole trasmettere con questo libro alla fine del suo percorso di versi, conclusione evidente nella splendida lirica Impiegati comunali, dove il poeta mette in scena quasi una situazione comica da film: nello stabile a un certo punto l’ascensore si blocca ma nel momento in cui si ferma (e ciò potrebbe simboleggiare un ipotetico arresto del progresso tecnologico e materiale) quando ciò accade, proprio allora l’uomo riesce a potenziare la sua ascesa spirituale e "scalare le vette del cielo", perché è proprio l’arresto del benessere materiale che può elevare quello autentico, cioè spirituale.

Un epilogo simile, poi, sembra confermato dalle lunghe liriche finali, alcune delle quali dedicate alla Recherche du temp perdu di Marcel Proust, un’altra direttamente impostata sul lavoro del poeta, che viene paragonato inevitabilmente agli altri mestieri a cui la raccolta è dedicata. Tuttavia se la poesia perde nella considerazione di Mosi la sua aureola, la sua presunta superiorità spirituale, guadagna nella visione dell’autore una sua utilità e praticità, affiancandosi così ad altri mestieri, umili ma fondamentali, nella difesa e nell’aiuto della dignità umana.

Del resto Mosi ha nei suoi obiettivi proprio la riduzione della poesia ad arte collaborativa, strumentale ed utile, e ciò è evidente anche nella scelta di servirsi tra le pagine delle costruzioni iconiche e figurative di un pittore, Enrico Guerrini, che aveva già collaborato con Mosi in altre pubblicazioni. Stilizzate, quasi schizzate velocemente sulla tela, le opere di Guerrini offrono, in maniera forse più accennata e indiretta, la stessa vibrante esaltazione che ritroviamo nei versi di Mosi. Il che contribuisce a rendere questa raccolta ancora più efficace sia sotto il punto di vista dell’espressione, sia sotto il profilo del contesto ideologico.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza