Servizi
Contatti

Eventi


Le penne tricolori

Nel vastissimo panorama delle pubblicazioni relative al 150° dell’Unità d’Italia si inserisce l’interessante opera di Carmelo Ciccia Gli scrittori che hanno unito l’Italia, sintetica rivisitazione della letteratura italiana edita dalla Libraria Padovana Editrice-Literary.it.

Dopo una breve introduzione dedicata ai vari fattori di natura politica, linguistica e religiosa che hanno contribuito nei secoli a favorire l’unità nazionale con l’autore impegnato a soffermarsi sul ruolo positivo di quel cattolicesimo che «ha fatto sentire meglio l’identità delle popolazioni delle varie regioni, grazie allo stesso credo, alle stesse preghiere, agli stessi canti (gregoriani), alla stessa lingua (latina)» e a puntare viceversa il dito contro quella «curia pontificia, la quale invece impedì l’unità d’Italia per oltre mille anni con tutti i mezzi possibili e immaginabili», riconosciuto il «contributo dato dalla scuola alla formazione dell’unità nazionale» e quello non meno rilevante offerto dalla stampa e «dalla radio-televisione, che hanno diffuso modelli di linguaggio e di comportamento sociale» Ciccia si lancia in un affascinante itinerario volto a individuare, all’interno del vastissimo universo costituito dalla nostra letteratura quei poeti e narratori che nei secoli hanno contribuito alla nascita dell’idea dell’Italia intesa quale nazione partendo da Gioacchino da Fiore, abate calabrese del XII secolo che nel suo Liber Concordiae Veteris et Novi Testamenti «ritenne la nostra patria come un’unica nazione con il compito conferito da Dio di spiritualizzare il mondo» mentre San Francesco d'Assisi "ha unificato le coscienze degl'italiani, tanto da essere proclamato patrono d'Italia". Tuttavia, "il primo impulso concreto all'unita nazionale dell'Italia fu dato dalla scuola poetica siciliana, sorta nella Magna Curia di Palermo durante il sec. XIII attorno a Federico di Svevia". L'autore si sofferma sul ruolo di Dante Alighieri "padre della lingua, della letteratura e della nazione italiana" e sul quel grido che si leva nel canto VI del Purgatorio: "Ahi, serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiero in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!"

Anche Francesco Petrarca "compose poesie patriottiche" intendendo l'Italia "come nazione risorta all'antica gloria romana, auspicando per essa un futuro senza lotte intestine e invasioni straniere."

Venendo al Rinascimento Carmelo Ciccia ci ricorda come Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, conosciuto "per la sua equilibrata attività politica d'ago della bilancia italiana, fu anche un noto poeta" e si sofferma su Leonardo, Michelangelo e sugli storiografi Machiavelli e Guicciardini per approdare a Ludovico Ariosto.

Una sezione a parte e dedicata alle "poetesse del Rinascimento" da Barbara Torelli a Vittoria Colonna e dalla sfortunata Isabella Morra a Gaspara Stampa.

A questo punto l'autore approfondisce "la questione della lingua unitaria" ed ecco che sull'ideale palcoscenico allestito dal Ciccia sfilano il cardinale Pietro Bembo, Baldassar Castiglione con il suo libro del cortegiano e ancora il Trissino, i Cruscanti, Aristarco Scannabue (pseudonimo del torinese Baretti), il Monti e naturalmente quell'Alessandro Manzoni il quale "prima della pubblicazione dell'edizione definitiva del romanzo I promessi sposi si recò a Firenze a sciacquare i panni in Arno".

Di notevole interesse è la sezione dedicata ai filosofi e agli scienziati con l'apertura accordata a Giordano Bruno, "clamoroso esempio dell'intolleranza ecclesiastica e simbolo del libero pensiero che non si piega all'altrui volere, fino al martirio".

Tra gli altri, ricordiamo Galileo Galilei, Tommaso Campanella, l'avventuriero-seduttore Giacomo Casanova e quel Lorenzo Da Ponte la cui "notorietà è dovuta principalmente ai tre fortunati libretti scritti a Vienna per il musicista W.A. Mozart (Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte)".

La sezione dedicata all'Illuminismo si occupa tra gli altri del Muratori, del Vico e di quel Gian Rinaldo Carli autore di un celebre articolo intitolato "Sulla patria degli Italiani, apparso nel giornale milanese "Il caffè". In tale articolo, premesso che egli crede nella nazione italiana e la vede estesa dalle Alpi alla Sicilia, il Carli sostiene fortemente che in Italia nessun italiano è mai forestiero, essendo tutti gl'italiani dei connazionali".

Dopo lo spazio dedicato a Carlo Goldoni, Giuseppe Parini e Vittorio Alfieri ecco la canzonetta di Vincenzo Monti "Per la liberazione d'Italia / Dopo la battaglia di Marengo", il romanzo patriottico Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, "romanticamente basato su amore e patria" e la canzone All'Italia di Giacomo Leopardi senza dimenticare quel Giuseppe Verdi il quale "musicò una serie d'opere che per contenuto e melodia infiammavano i patrioti italiani".

"Forse — aggiunge I'autore — la migliore definizione della nazione italiana è quella data dal Manzoni nell'ode "Marzo 1821": "una d'arme, di lingua, d'altare, / di memorie, di sangue e di cor". Lo stesso Manzoni ai versi 7-8 della medesima ode aveva scritto: "non fia loco ove sorgan barriere / tra l'Italia e l'Italia, mai più!".

Ciccia ricorda inoltre Giovanni Berchet, Silvio Pellico, Pietro Giannone, Vincenzo Gioberti e quel Carlo Cattaneo, patriota e saggista il quale "durante le Cinque Giornate di Milano capeggio il Consiglio di guerra".

Altro scrittore dall'incontestabile impegno patriottico fu il Tommaseo che con Daniele Manin "nel 1848 promosse la nuova Repubblica di San Marco".

Ciccia si sofferma a questo punto su due padri della patria, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini e ci ricorda anche figure minori quali quella di Carlo Alberto Bosi autore della notissima La partenza del volontario: "lo vengo a dirti addio / l'armata se ne va; / e se non partissi anch'io / sarebbe una viltà" mentre il sacrificio di Carlo Pisacane diventa poesia con La spigolatrice di Sapri del Mercantini, autore anche dell'inno di Garibaldi: "Si scopron le tombe, / si levano i morti, / i martini nostri son tutti risorti!".

Carlo Lorenzini ci regala con il suo Pinocchio un autentico inno alla libertà e Goffredo Mameli, morto "a soli 22 anni nella difesa della Roma laica e repubblicana" scrive quel Canto degli Italiani musicato da Michele Novaro che costituisce il nostro inno nazionale.

Per il Carducci "tutto ciò che al mondo è civile, grande e augusto, esso è anche romano, e quindi la civiltà coincide con la romanità" e coi i suoi primi lavori anche il Verga denota un chiaro spirito patriottico. Nel romanzo Sulle lagune ad esempio, del 1863, "egli perorava la liberazione del Veneto e di Mantova."

Il viaggio di Ciccia prosegue attraverso le opere di Pirandello, Deledda, Fogazzaro e Pascoli per giungere a Svevo e a D'Annunzio del quale l'autore scrive: "nonostante l'altisonante retorica, la sua figura d'eroe della prima guerra mondiale, che subì anche una parziale cecità ed ottenne varie decorazioni e onorificenze, è indiscutibile". Tra gli storiografi e i critici I'autore ricorda Villari, Pitre, Fortunato, quell'Oriani che "sulla scorta del filosofo Hegel ritenne naturale e ineludibile l'avvenuta unificazione politica dell'Italia" e ancora Croce, Salvemini e Gentile.

Nel periodo tra le due guerre mondiali oltre a Trilussa e a Saba una citazione la meritano E.A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta), autore de La leggenda del Piave e la scrittrice di Alimena Maria Messina, autrice del romanzo Cenerella nel quale la "protagonista, che aspetta un suo fratello prigioniero degli austroungarici, si esalta al passaggio dei bersaglieri". Molti poeti e scrittori si arruolarono come volontari e andarono a combattere at fronte. Si pensi a Giuseppe Ungaretti, a Mario Pichi caduto at Monte San Michele, a Carlo Stuparich che perse la vita sul Monte Cengio. La lunghissima carrellata non trascura Tomasi di Lampedusa, Montale, Silone, Quasimodo del quale Ciccia ricorda "l'impegno partigiano (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore...)" per giungere dopo Pavese e Bassani a Dino Menichini con il quale si conclude questo lavoro dedicato ai «molti scrittori che nell’arco di quasi un millennio hanno prefigurato, propiziato (spesso col proprio sangue) e sostenuto l’unità d’Italia».

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza