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Solitudini

Dietro ogni prodotto letterario c'è sempre un'esigenza di comunicazione tra l'autore e il fruitore (lettore) che deve cogliere il fluire delle emozioni e del pensiero che ispira la composizione.

La poetessa, in uno dei suoi versi, ci comunica "cammino nella vita come dentro me stessa lentamente" e poi "senza chiedere al cielo ciò che non è in grado di dare".

E' un' affermazione che rivela una ferma e coraggiosa rassegnazione, una saggezza antica ed un equilibrio sofferto. In questo caso, la poetessa rivela il suo pensiero, la sua filosofia riguardo alla vita e al fato. Il pensiero è quella funzione psicologica che crea un nesso concettuale tra le rappresentazioni mentali e quindi ogni immagine, ogni emozione può essere così analizzata e introiettata da chi legge ma non è semplice tradurle in poesia.

La ricerca poetica è un percorso legato non solo alla ricerca del linguaggio, cardine fisso di ogni poetica, ma un percorso per la ricerca del significato del vivere. Ho l'assoluta certezza che la poetessa Fernanda Nicolis, prima di accingersi a creare una composizione, crea intorno a se stessa una bolla di silenzio. Silenzio non vuol dire assenza di rumore. Silenzio significa immergersi in se stessi e riappropriarsi del proprio centro per un' auto identificazione. Il bisogno del silenzio s' intuisce più che mai nei versi "silenzi brevi senza fine" e ancora "sono legata al dolore come il silenzio ad una cella".

Direi che questo (il silenzio) sia un passaggio essenziale per il riconoscimento delle esperienze che un essere umano possa avere avuto (positive o negative, nella gioia o nel dolore). Il silenzio interiore produce solitudine che è uno stadio, una temporanea condizione soggettiva ma indispensabile alla creazione, come lei stessa afferma nei versi "forse guarderei senza vedere se non avessi gli occhi della solitudine" e ancora nell' altra composizione in cui lei afferma "vaganti e silenziose per vie sconosciute piume e farfalle e solitudini dell' anima". Solitudine dell' anima che si sente sola di fronte al mistero della creazione; infatti "senza nuvole anche il cielo è più solo". E' in questa dimensione creativa che emerge il sé, coscienza allo stato puro, in cui rimane soltanto il puro essere.

Nei suoi versi esiste una natura, "brezza di campagna" e "rose sbiadite", "fruscii di foglie" e le stelle che disegnano nell' acqua la scia della solitudine, meravigliose immagini, quasi pittoriche, regalate al lettore.

Affiora nel dialogo interno alla sua poesia il tema del dolore, sentimento comune a tutti gli esseri umani sia pur con modalità diverse. L' autrice afferma "sono legata al dolore" ed il suo dolore nei suoi versi si fa dolore universale, dando voce a chi non può più gridare. Nei suoi ultimi versi "nel peso della neve" lei va "attraverso i fragili spazi della vita", "più stanca dell' ultima foglia". E lei, come la sua poesia catartica, va, fragile, delicata e forte nel mare della vita.

Silvana Ticci Pirrello

Recensione
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