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Rossano Onano, “ironico” spettatore della commedia umana

La storia dello psichiatra, poeta, saggista e critico cavriaghese

“Sono nato a Cavriago di Reggio Emilia. Il nonno mi raccontava, e non soltanto il nonno, che a Cavriago era alloggiato il quartier generale di Kesselring e che il paese per questo fu bombardato con particolare puntiglio dagli aerei alleati. In seguito ho letto l'autobiografia di Kesselring, che mai e poi mai cita Cavriago. La faccenda del quartier generale corrisponde evidentemente a una leggenda paesana. Fatto è che i bombardamenti furono violentissimi, tanto che la famiglia trovò rifugio in campagna, ...e lì siamo rimasti in attesa che le acque si calmassero... La famiglia tornò a Cavriago, dove rimasi fino alla seconda elementare... fino a quando mio padre fu comandato in Somalia...”.

Così Rossano Onano, psichiatra di chiara professionalità, ma soprattutto poeta, saggista, critico tra i più accreditati della letteratura italiana contemporanea, avvia il colloquio-intervista con Sandro Gros-Pietro sulla rivista letteraria “Vernice”. E' l'incipit di un singolare percorso umano e culturale alla scoperta di sé, degli altri e del mondo. Fino alla terza media a Mogadiscio, poi un breve ritorno a Cavriago nel '58, quindi Reggio, Padova, Verona e definitivamente a Reggio “seguendo le fantasie di papà Renato, che i trasferimenti se li andava a cercare”. Un percorso alimentato da variegati valori sociali, modi di essere, sollecitazioni e, soprattutto, da esperienze giovanili di “integrazione razziale quando il problema ancora non si poneva”.

Già da ragazzo un'affinità elettiva con la lettura di poeti e narratori, spesso anche estranei alla formazione scolastica del tempo, necessariamente patriottica e guerresca. Già precise passioni, specie per la classicità, e autonomi giudizi critici: i troppo aulici endecasillabi montiani dell'Iliade; gli abnormi scatti d'ira di Achille, la simpatia per il “fatuo e complesso” Aramis e per il “generoso” D'Artagnan de “I Tre Moschettieri”, gli appassionanti guerrieri comunali di Carducci, ma anche “l'odiosa donzelletta che vien dalla campagna”, l'emozionante “perché mi dici poeta” di Corazzini, la Clorinda tassesca (“da ragazzino ero molto sentimentale”), le spalancate braccia della madre ungarettiana, il greco Erodoto che “racconta le sue storie come si raccontano le favole ai bambini”.

Interessi mantenuti, coltivati, allargati smisuratamente nel tempo, per nulla contrastanti con la scelta professionale. Anzi, parafrasando Anton Checov, paradigma del medico-scrittore, se la medicina è la sposa, la letteratura è l'amante di molti medici: una specie di attrazione fatale di cui Onano è vittima predestinata, seppur relativamente tardiva. Pubblica infatti il suo primo libro di poesia appena superati i quarant'anni, trasferendo in versi quel crogiolo intimo in cui si fondono esperienza professionale, visioni, stimoli, considerazioni dettategli dal multiforme palcoscenico della commedia umana. “Amo i luoghi frequentati da molte persone per osservare, e subito dopo trovare il modo per evitarle”, sottolinea.

L'ipermercato è un luogo di aggregazione / raccomandato dal governo per via dell'aria condizionata / infatti i vecchietti lo frequentano con applicazione accanita / dove Giovanni conduce il carrello e riconosce Gabriella / a causa degli occhi terrestri e fuggitivi / dove Gabriella conduce il carrello e riconosce Giovanni / a causa degli occhi terrestri e ancora più fuggitivi, / fortuna che l'ipermercato presenta passaggi di servitù / colonne ordinate di barattoli e cartoni colorati verso l'uscita / nella notte serena per l'ultima disperazione.

Il che non significa ritiro aristocratico, bensì occhio riservato, attento, colto, disincantato sul mondo, sulle sue manifestazioni, deplorevoli e grottesche che siano, con particolare attenzione per quelle abnormi, se non proprio psicopatologiche, dove l'essere manifesta la sua più profonda identità. Perché, aggiunge, “chi descrive comportamenti normali, ad esempio l'amore giovanile con tanto di lucchetti a Ponte Milvio, compie un'operazione piacevole, ma nulla dice di nuovo”.

Così facevano i classici da Svevo a Kafka, da Cervantes a Eliot, senza tralasciare la cinematografia, la pittura, la musica di ieri e di oggi. E, come in loro, arduo cercare in Onano una visione del mondo unitaria: la sua attenzione è attratta da bagliori, schegge, brandelli del reale, che demistifica, viviseziona, smaschera nei loro sogni e nelle loro affabulazioni.

Anche i mediani attraversano momenti un po' così...

Si tratta di sublimare, mi spieghi nella torrida / estate 06, una specie di fuga / ascensionale del sentimento, come il vapore / profumato del bricco di caffè: oppure / (sfoderi dopo la pausa la voce a serramanico) / la determinazione oscura, diversamente / ascensionale, del calciatore Pessotto.

Righe, versi non sempre facili. Il suo laboratorio di scrittura “parte da una ricognizione intorno alla psiche umana puntando a risalire ad una agnizione del linguaggio poetico. Realizza, cioè, l'esatto sovvertimento della teoria classica che parte dalla definizione del linguaggio per arrivare alla definizione della psiche” (Gros-Pietro). Un lessico inconfondibile, originale, una fantasia lussureggiante: sgargianti distorsioni verbali o grammaticali, parole inusitate, accostamenti spiazzanti e trasgressivi, arcaismi, ma anche termini della più banale quotidianità e tecnicismi, in un inedito e raffinato gioco. Un rovesciamento da cui “quel gusto del contrario, della negazione, dell'antifrasi che tanta parte ha nella costruzione dell'ironia di Onano. L'ironia è il vero viaggio al termine della notte di Onano: l'ironia come distruzione garbata e messa in stato di accusa di ogni facile conquista della conoscenza” (Gros-Pietro). Ironia, sia chiaro, che non è derisione, ma disincanto e talora denuncia; la denuncia “del disagio dell'intellettuale alla constatazione del fallimento dei valori della civiltà occidentale che ha rinnegato se stessa e che, consequenzialmente, si riflette in un linguaggio rotto e frantumato” continua Gros-Pietro. Vero, ma altrettanto vero che una volta entrati in sintonia con simile mondo poetico, ci si ritrova, ci si immedesima, ci si riconosce, come si riconoscono, in fondo in fondo, i sentimenti di tenerezza, comprensione e solidarietà che ne sono alla base. Riduttivo, comunque, parlare di Rossano Onano solo come poeta. Oltre alla pluripremiata produzione lirica, c'è il saggista, c'è il critico delle riviste culturali, c'è l'articolista acuto, originale e spiazzante di giornali d'opinione,quello che duella in punta di satira con l'amico Defelice, o quello che rinnega il suo abituale verseggiare indossando l'abito del poeta narrativo, alla faccia dell'immancabile critico, con geniali poemetti d'impronta medievale, in classici e perfetti ottonari tipici delle ballate romantiche, delle odi-canzonette del Chiabrera o della poesia religiosa per musica.

Lasciato il lavoro per raggiunti limiti d'età, Rossano Oano oggi vive a Reggio Emilia, nell'affetto della deliziosa Erminia e di un nipotino datogli dal figlio Efis, attivissimo nell'arricchimento della sua già doviziosa bibliografia e intenzionato a non finire di catturare l'attenzione del lettore e della critica.

Con un solo, piccolo, forse malcelato rammarico: “Mi chiamano da tante parti per consegnarmi premi, per parlare di poesia in scuole e convegni; da Cavriago non succede: forse la mia riservatezza somiglia troppo alla scontrosità”. Che sia il caso di provvedere?

Ascolta bene

Mia timidezza, quasi un peccato / di malaffare, subìto o fatto, sottile / di lama fra cuore e costato, coatto / quanto basta perché l'anima dica cosa ci posso / fare, avarizia, alibi terrestre / che conta trenta denari (e l'ala / riflessa sul campo di grano è l'ombra velocissima / dell'albatros, dell'aeroplano?): ascolta / bene, datti un poco da fare, mia timidezza / d'amore e trincea, pavone diurno, indotta / o caratteriale (l'ombra d'albatros ha odore di fosco / mare): resisti, ancella purpurea o disfatta / rosa, rocca di parte guelfa o ghibellina / scoscesa, ultima difesa, medicina.

Bibliografia

Gli umani accampamenti (1985), L'incombenza individuale (1987), Dolci velenosissime spezie (1989), Inventario del motociclista in partenza per la Parigi-Dakar (1990), Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio (1991), Viaggio a Terranova con neri cani d'acqua (1992), Le ancora chiuse figlie marinaie (1994), La trasmigrazione atlantica degli schiavi (1995), Il senso romanico della misura (1996), Il pesce di Ishikawa (1998, saggistica), Homo non dice (1998), La maternale terra di ponente (1999), Preghiera a Manitou di cane Pazzo (2001), Appunti ragionati di prossemica (2002), Artificialia (2005), L'ultimo respiro di Cesare (2006, saggistica), Il nano di Velàzquez (2007), Ammuina (2009), Diafonie poetiche a contrasto (2010, in collaborazione con V. Scarselli), La bellezza di Amanda (2011, in collaborazione con P. Paganelli), Mascara (2011), Scaramazzo (2012), Alleluia in sala d'armi (2014, in collaborazione con D. Defelice), Il sandalo di Nefertari (2016).

Materiale
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