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Dal fuoco etneo alle acque polesane

Nella serata di venerdì 23 marzo 2018 interamente dedicata alla poesia ho avuto l’onore di conoscere la poetessa Maria Luisa Daniele Toffanin e di presentare il suo meraviglioso libro intitolato “Dal fuoco etneo alle acque polesane”, che ha ottenuto come silloge il primo premio al Concorso Internazionale Il Convivio 2017.

Dopo un’introduzione in cui ho illustrato brevemente la biografia della poetessa, ho voluto evidenziare le caratteristiche peculiari della sua silloge. Si tratta innanzitutto di un percorso spazio-temporale che coinvolge due terre, che abbraccia due mondi distanti: la Sicilia e il Veneto. L’opera ha quindi una struttura bipartita: la prima parte, dedicata ai cognati e compagni di viaggio Grazia e Paolo, è incentrata sul mondo siciliano, mentre la seconda, dedicata al marito Massimo,è un omaggio a un ambiente a noi ben più noto e familiare, ovvero il mondo polesano, la zona del Delta, Rosapineta e Ariano. La poesia della Toffanin si può definire pertanto una poesia dei luoghi, ma è anche una poesia degli opposti, come si può vedere sul piano stilistico dalla presenza di ossimori: ogni luogo è specchio / di emozioni uguali diverse / come amori giovani / raccolti tutti / nelle aiuole del cuore / energie vitali rinate.

In queste opposizioni rientra la collocazione geografica che va dal sud al nord, cioè dall’Etna alle acque polesane, due luoghi in cui l’autrice affonda le proprie radici e attraverso i quali è possibile cogliere la propria essenza.

In questo libro viene presentato il dominio del regno della natura con tutta la pregnanza dei suoi quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Il tema della natura quindi occupa uno spazio rilevante nella raccolta, così come il tema dei ricordi. Il ricordo è inteso come memoria di luoghi cariche collegano la Sicilia e il Veneto, due luoghi amati dall’autrice che riflettono la sua complessa personalità. Ogni poesia riporta la data, utile indizio per ricavare questo aspetto della centralità del ricordo. Nel corso della presentazione, che è stata piacevole perché ha assunto il carattere di chiacchierata con i presenti, si è messo in evidenza anche il fatto che la bellezza è femminea, cioè la bellezza è donna: Etna, la montagna per eccellenza dei siciliani, la montagna sacra, è il topos in cui ritrovare se stessi , ma anche il simbolo della vita oltre la morte (L’eterna donna etnea è il titolo della poesia dedicata a questo vulcano che, quando è in eruzione, agita gli abitanti).

Il tema della femminilità, del carattere femminile della natura, emerge anche nella seconda parte dell’opera; esso caratterizza infatti la poesia che apre questa sezione, intitolata Estate Padana: Ti invoca la terra padana / fanciulla dai capelli di grano / attende il cielo i tuoi occhi fiordaliso / e il vento accarezza / morbidi papaveri quasi tue labbra / ma tu, o estate, fanciulla di sole / nel tuo splendore isolano /  qui svanisci nell’aria / fra sipari di pioggia.

Come si evince dal testo, l’estate padana si rivela nelle campagne con le inattese movenze di una “fanciulla dai capelli di grano”.

In questa seconda parte il filo conduttore è l’acqua: si parla infatti del Po, di Albarella, dell’Adige. Tra le più belle e significative c’è quella intitolata “La gente del fiume”, importante perché riassume in una strofa tutti i temi che finora abbiamo illustrato: Memorie raccolte in stanze del cuore / insieme a reti d’affetti / filate tramate saldate / dal fuoco dal sole dall’aria / mai logorate dall’acqua del tempo / rinate in vivo sentire / teneri pioppi al risveglio d’aprile.

Un’altra etichetta che si può attribuire alla poesia della Toffanin è quella di poesia degli affetti, perché anche il sentimento in tutte le sue sfaccettature riveste uno spazio importante: Rosapineta è la poesia dedicata a suo padre e a sua madre.

Le ultime liriche, quelle poste a chiusura della silloge, trattano il tema del senso sacro della poesia. La vita è un privilegio, che va difesa e amata, anche nelle inquietudini, nei momenti difficili, e i luoghi sono fondamentali per coglierne l’essenza. In “Ho scritto il privilegio di sentirmi viva” si giustificano i motivi che hanno spinto la poetessa a scrivere: dall’osservazione del paesaggio e del mondo naturale deriva la poesia, l’ispirazione che permette di scrivere.

Nella raccolta della Toffanin confluisce anche un motivo d’ispirazione leopardiana: il passero fanciullo. Uno dei motivi di tristezza e di inquietudine è dato dalla consapevolezza del trascorrere inesorabile del tempo. Noi talvolta di fronte al trascorrere inesorabile del tempo restiamo inermi, non sappiamo come comportarci. Questo testo ci presenta il tema della natura come metafora della vita: Ma a sera repente / fra le dune del vento / festoso arruffa le piume / le piume arruffa festoso / in un palmo di sabbia / sollazzo al ruvido grembo. /  Tu, passero fanciullo / lontana mia stagione / delirio di pensieri / sguazzanti tra le dune / e mille altre avventure / allentami tu l’attimo / ché quest’ora più indugi sulla terra.

Queste poesie sono eleganti, raffinate, complesse, non sono facilmente comprensibili ad una prima lettura, ma richiedono un esame più approfondito, che permetterà di coglierne la straordinaria essenza.

Per concludere, posso affermare che si tratta di un’opera eccezionale, che merita di essere letta, un vero e proprio capolavoro realizzato da una donna di grandissima cultura, acquisita nel corso degli anni grazie al suo lavoro di insegnante e alla sua attività nelle scuole a nome dell’Associazione Levi-Montalcini di cui è coordinatrice culturale nel Centro di Orientamento di Abano Terme.

26 Aprile 2018

Recensione
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