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[In Versi alfabetici ] più spesso la parola possiede un magnetismo che sembra attirarle intorno altri vocaboli  cui non si attinge immediatamente il senso e la relazione (può essere sonora, può essere segreta). Sembra che queste parole per noi mute siano però note a quelle che le circondano, le quali possono  darci ragione, garantire almeno l'identità, l'onorabilità, della sorella ignota che hanno ospitato nella loro cerchia. "Voi non sapete nulla di queste sconosciute – sembrano dirci – ma noi garantiamo per loro. Attendete. Guardate. Cercate di intuire, penetrare, comprendere, e un giorno forse vi mostreranno il loro segreto, il tesoro, il senso. E intanto accoglietele per rispetto a noi, al nostro senso che conoscete”.

Si potrebbe quasi affermare che abitano in queste righe coppie possibili e impossibili di vocaboli le quali, come le coppie umane sono feconde, prolificano e si moltiplicano, producendo nuove parole, a loro somiglianti ma portatrici di nuove istanze, come figli dalla personalità autonoma, sempre più remoti, dissomiglianti e discordanti dal punto di origine.

Si potrebbe infine accostare il ritmo di queste poesie a quello uniforme di un ruscello che fluisce inciampando e saltando su di un sasso più grosso e aguzzo degli altri, o un oggetto fabbricato dall'uomo, un oggetto intero oppure un suo frammento – caduto accidentalmente o gettato – che distaccandosi dalla sua forma o destinazione precedente ha assunto una forma inedita, un'identità nuova. Scivola il ruscello/parola, lo scorrere liquido tutto leviga, manipola e assimila a se stesso, tutto trasforma in abitante del regno acquatico/poetico.

Recensione
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