Servizi
Contatti

Eventi


Imperscrutabile accelerazione

Il cammino poetico-sociologico, intrapreso da Giovanni Tavčar nella sua “Imperscrutabile accelerazione”  verso la ricerca di una verità non sempre raggiungibile e quasi sempre “imperscrutabile”, è caratterizzato dal travagliato, seppure per certi versi sereno, susseguirsi di emozioni, pensieri, sensazioni… e di domande che attendono risposte. Tassello dopo tassello o, se vogliamo attenerci alla rappresentazione di una Via Crucis intimistica, immagine dopo immagine, in una altalena di “balenante verità”, come sottolinea l’autore nei versi della poesia riproposta in copertina, questa nuova opera del Tavčar esprime il disagio e il dubbio, la stanchezza e il rancore, la “muta impotenza” di chi ha troppo sofferto e nei suoi occhi si può leggere solo vuoto e rassegnazione, la saggezza di chi si assoggetta a “sopportare il peso della vita” guardando avanti verso sempre nuovi e allettanti orizzonti ... ma anche l’ameno svolgersi della vita quotidiana nella mutevole armonia della natura osservata stando “Alla finestra” (pag. 40).

L’Autore, più che il poeta del pessimismo si può definire, un viaggiatore attento che scruta nel profondo cercando di decifrare i segni che ci colpiscono con forza inusitata lungo il cammino della Via dolorosa, che ciascuno di noi attraversa prima di poter spaziare sui territori / delle proiezioni infinite / che si aprono al di là della condensa limitante del tempo. Si avverte, però, nel suo modo di usare un linguaggio musicale e ricercato, la tristezza o meglio, una “Ambrata malinconia” (pag. 45) che ricostruisce, nell’atmosfera di continue oscillazioni… il miracolo dell’incantesimo.

Scandagliando l’interiorità dell’uomo egli riflette su se stesso, sul ruolo del poeta, “sulla marea della vita” … ogni giorno più alta / e dirompente e, con amarezza, afferma che il poeta per la società è una nullità nuda / e cruda. Un giocoliere del nulla. Un ghirigoro labile / ed evanescente. Così ribadisce che rinascere è l’unica soluzione possibile, per quel bisogno di verticalità che lo spinge verso giorni nuovi / pieni di montanti resurrezioni. E lo porta a credere ancora nei sogni e … nel paradiso, in modo anacronistico, certo, come leggiamo nella lirica “Eppure io credo” (pag. 63), dove la parola che egli tanto ama esprime la profondità di un sentimento aperto alla speranza. Il pensiero del Tavčar, già conosciuto attraverso la nutrita produzione di validi testi, in quest’ultima raccolta evidenzia una nuova maturità, apprezzabile sia sul piano linguistico che su quello spirituale, per quel “bisogno di verticalità” con cui l’uomo-poeta viene proiettato in una dimensione più ampia che lo spinge verso giorni nuovi, / pieni di montanti resurrezioni. Una fiducia dilatata “nell’accelerazione” delle ragioni del cuore. Come in “Prima o poi” (pag. 49) Prima o poi / bisognerà pur ricominciare, poiché … non si può sempre viaggiare / a luci spente. Un libro, quindi, che aiuta a meditare e fa riflettere sul senso della vita e sul valore di essa.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza