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I nostri giorni perfetti

Svariati segmenti punteggiati e un colorismo veneto abitano le pagine de I nostri giorni perfetti di Francesco Piemonte, mentre dalle stratificazioni, o dai ritagli, affiorano immagini, vedute, quadri in cui la natura seduce l’occhio e la mente. Le luci perfette dei paesaggi, unitamente al verde e alle sue pennellate, compongono la naturale armonia: dinanzi a tale bellezza anche la parola ne esce vivificata.

Libro, questo, che si distingue per le capacità descrittive dell’autore, il quale, come dimostra la sequenza di pubblicazioni ben distanziate nel tempo, presso le Edizioni del Leone, ha tracciato e seguito un percorso a suo modo ponderato.

All’armonia della natura e al suo ordine si contrappone il caos del frenetico vivere quotidiano. Nemmeno la memoria risulta di grande aiuto, e allora anche la parola conosce le sue crisi, tra convenzioni, obblighi, forzature e precarietà di forme e senso.

È vero che il presente fugge inesorabile, mentre nel già noto si insinuano crepe che lasciano intravedere all’orizzonte ragguagli dall’incerto significato, tuttavia, facendo autocritica, è possibile adottare comportamenti meno controproducenti, non contribuire ulteriormente a peggiorare la situazione: «L’occhio contempla tutto, il senso gode / Solo la coscienza distingue, vigila / L’estetica deve essere etica?».

Se nelle moderne «periferie innalzano palazzoni asettici», «altre periferie ricordano gli occhi», e con nostalgia. Ora «Ai confini teste mozzate di bambola / siepi alte per togliere la vista / Nel prato in ombra gatti isterici / Tonfi soffocati, sibili veloci, urla / Colpi con il silenziatore, passi scanditi». E ancora: «Nel crepuscolo viola / in giardino si allenano alla guerra».

Il conflitto fa parte dell’esistere, è sua componente ineliminabile. L’opposizione solitamente avviene nei confronti degli altri soggetti e individui, ma anche il proprio io può scatenare momenti di attrito, di contrasto non facili da risolvere e superare. Tuttavia dal magma della crisi potrebbe trarre origine una diversa consapevolezza, un modo più maturo di considerare e valutare l’interiorità e la realtà circostante.

Niente di nuovo sotto il sole eppure, quando sentiamo che è proprio la nostra riserva di tempo individuale a esaurirsi rapidamente, l’amarezza pervade. Le lancette dell’orologio ci ricordano la comune sorte, tuttavia rimane diffusa la disattenzione nei confronti del prossimo, e solo talvolta per difesa.

In questo libro compaiono cenni di ironia e discorsi di responsabilità collettiva, qualche “noi” può suonare all’orecchio di qualcuno forse come un “voi”. Sicuramente è sempre utile ricordare che la sensibilità non è mai abbastanza, come l’attenzione a quanto ci circonda. Per esempio, di certo il problema non è che «culliamo in braccio cani piccoli nostri bambini», ma che spesso se vediamo una creatura in difficoltà per strada ci giriamo dall’altra parte. O «esibiamo foto della nostra carità lontana / individualisti, opportunisti, un po’ qualunquisti / perfino un po’ comunisti, ma di altro tipo».

A volte risulta difficile capire se stiamo guardando la realtà o una sua imitazione, l’originale o un falso. E persino «La protesta si fa installazione».

Recensione
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