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Inquiete indolenze

L’opera Incontro scontro positivo Ah Ban, olio su tela del 1989 di Vinicio Berti, è stata scelta per rappresentare, in copertina, le Inquiete indolenze edite da Fermenti nel 2017, in forma di volume antologico recante un’approfondita Introduzione e note di Raffaele Piazza.

A dispetto delle tante prognosi infauste, la poesia non è morta e addirittura i poeti (e quanti sognano o sono convinti di essere tali), sono diventati, e paiono ulteriormente destinati a divenire, sempre più numerosi, in una ricchissima varietà di soluzioni espressive e intenti, tra casi di ripiegamento intimistico e altri di strenua difesa della civiltà in ogni suo aspetto.

La poesia è salvezza, è vita che non muore. Al di là dell’impossibilità di ingabbiarla in una formula o definizione che consenta di individuarla in modo assoluto, e malgrado la scarsa o inesistente capacità dell’opera stessa di incidere sulla realtà in questo mondo così poco ospitale e poco disposto all’ascolto, e nonostante l’impossibilità di fare bilanci e trarre conclusioni almeno provvisorie, persiste la dimensione del sogno, dell’ideale.

Le Inquiete indolenze hanno visto la luce e si inseriscono in un’epoca in cui «si moltiplicano siti, blog, concorsi e piccoli editori disponibili ad assecondare le esigenze dei poeti. Sono iniziative tutte politically correct, anche se esistono rivalità e litigiosità tra i rappresentanti di questo settore», come sottolinea Raffaele Piazza.

Tuttavia questo volume antologico rientra in una tipologia di pubblicazioni purtroppo rare, per intenti e risultati.

Sarebbe auspicabile un maggior numero di iniziative analoghe, per poter dar voce ad autori messi a confronto non su un tema imposto, bensì lasciati liberi di proporre quanto ritengano meglio rappresentarli e, nel caso specifico, «Tutti i poeti sono inseriti con sillogi tematicamente unitarie, che possono spesso essere lette come poemetti autonomi».

I criteri seguiti per la curatela hanno consentito di porre in evidenza innanzitutto la qualità delle produzioni poetiche prese in esame. Il curatore, particolarmente esigente per quanto concerne le proprie opere di poesia e studioso che si è distinto nel corso del tempo per l’acume critico, ha dato un’impronta ben precisa al libro.

Per ogni autore Raffaele Piazza ha curato la stesura di due note: una riguardante i componimenti e una breve personalizzata.

Diciotto sono le voci incluse in questa polifonia. Per tutte il curatore ha individuato i filoni in cui «gli autori svolgono il loro connotati poetici».

In modo chiaro, egli ammette: «L’elenco si completa a parte con osservazioni riguardanti ciascun autore che sembrano svolgere discorsi senza esito, con la prerogativa di accennare o ribadire come ogni possibile conciliante conclusione sia vana nei nostri tempi di inquiete indolenze».

Quasi una piccola prefazione viene dedicata da Raffaele Piazza a ogni silloge dei poeti antologizzati all’interno della stessa Introduzione dedicata all’opera complessiva. I protagonisti appaiono in ordine alfabetico e compongono un insieme alquanto variegato per età, formazione, provenienza geografica, risultati.

Il curatore dimostra notevole abilità sia nell’analizzare le produzioni poetiche proposte all’attenzione del lettore, sia nel fornire un quadro sintetico, inquadrando gli autori nelle linee fondamentali che li contraddistinguono. Pertanto egli, definendo i filoni di appartenenza qui di seguito elencati, si sofferma sulle interpretazioni onirico-psicologiche di Giovanni Baldaccini, sulle analisi interiori tout-court di Franco Celenza, sulla scrittura reinventata di Bruno Conte, sulle sperimentazioni magnetiche di Antonino Contiliano. Dopodiché analizza la trasgressività mordace di Gianluca Di Stefano, le trasfigurazioni rarefatte di Edith Dzieduszycka, le filosofizzazioni anti materia di Marco Furia. E prosegue rammentando le tragiche rievocazioni epocalo-contingenti di Maria Lenti, le amorose sintesi di Loris Maria Marchetti, il dialetto piemontese con guide a fronte di Dario Pasero, il ludismo giocoso di Antòn Pasterius, il nichilismo cosmico di Pietro Salmoiraghi, la politicità sociale di Italo Scotti, il distacco rievocativo-sublimato di Antonio Spagnuolo, le misteriose formule ontologiche di Liliana Ugolini, le grazie e levità trasfigurate di Silvia Venuti, il connubio di segni e parole da legare e slegare di Vinicio Verzieri, gli erotismi esistenziali di Giuseppe Vetromile.

Le composizioni raggruppate in brevi sillogi, proposte all’attenzione del lettore dai singoli autori, recano i seguenti titoli: Alla mia estraneità (di Giovanni Baldaccini), Scenario dei brevi splendori (di Franco Celenza), Stridocosmo (di Bruno Conte), Trafficanti armi, pas oubliant (di Antonino Contiliano), Esilio terrestre (di Gianluca Di Stefano), L’erba incredula (di Edith Dzieduszycka), Ecco, sorprende (di Marco Furia), Frutti di stagione (di Maria Lenti), Traversate (di Loris Maria Marchetti), Tor Bronda (di Dario Pasero), I capelli sono sempre fuori di testa (di Antòn Pasterius), Inseguire le voci (di Pietro Salmoiraghi), Politikòn Zoòn (di Italo Scotti), Svestire le memorie (di Antonio Spagnuolo), Pellegrinaggio con eco a Firenze (di Liliana Ugolini), Dediche (di Silvia Venuti), In attesa di risurrezione (di Vinicio Verzieri), Da questi treni non attendo più notizie (di Giuseppe Vetromile).

Per dare un’idea dei contenuti e materiali radunati, possiamo soffermarci almeno su alcuni versi di qualche autore presente nel denso tomo.

Tra i più interessanti possiamo ricordare Bruno Conte, famoso per la sua poesia visuale. I suoi frammenti brillano per il nitore che li contraddistingue, per i concetti catturati in veloce successione, tra rapide immagini destinate a non essere dimenticate, tra «sogni di sogni», «un prato di prati», in una «giornata di giornate», mentre «l’artrite della sedia» e un «osso di adesso», ci portano nel vivo intreccio delle diverse dimensioni temporali.

Poiché come sosteneva Plinio il Vecchio non esiste nessun libro così cattivo che non possa anche insegnare qualcosa di buono, a saper ben guardare, leggendo si può scoprire, anche tra poesie che possono venire giudicate noiose, che «tra la novanta e la novantuno / si apre la ovantuno / tradipagina / attraente oltremente».

Edith de Hody Dzieduszycka cattura, invece, le crisi di identità ed esistenziali che spesso dobbiamo affrontare: «Nella folta foresta / dall’oscuro bisbiglio / si è persa / una parte di me / quale non saprei», «Dire / il pensato / il sognato / il sommerso» … «dire / per non dire», in un percorso «tra / orgoglio e paura».

Tra le voci più significative antologizzate nelle Inquiete indolenze compare pure quella di Antonio Spagnuolo, la cui produzione poetica si è a lungo contraddistinta per complessità e tratti oscuri, mentre, come osserva Raffaele Piazza, «affioravano le illuminazioni di un inconscio controllato». Negli ultimi anni il poeta si è affidato, invece, a una parola più chiara e comprensibile. Comunque, si tratta sempre di “alta poesia”, e nel caso delle ultime sillogi essa risulta incentrata sulla figura della moglie Elena, da poco scomparsa. Come ancora sottolinea il curatore del volume, «La rievocazione e la riattualizzazione della figura dell’amata sono catartiche e salvifiche e, attraverso una parola icastica e detta con urgenza, continua in poesia il colloquio interrotto». «Antonio non si autocompiace del suo dolore, non è nostalgia la sua, ma parabola che è sottesa alla forza dell’attimo, all’uscita dal tempo lineare».

Segmenti, dunque, dotati di grande forza espressiva, quelli dei versi di Antonio Spagnuolo: «Mi stordisce la vertigine di questa estrema forma del dolore»; «Ho posseduto i tuoi occhi / smontando nervi per ricominciare. / Garbate le tue unghie vibravano segreti, / grano senza promesse nei racconti oltre la porta»; «Non saprei dove la memoria più remota / scende, come il cerbiatto alla riva, alle morbide e delicate carezze / che non hanno più pelle».

Di certo Inquiete indolenze è un ricco crocevia, un punto di incontro di esperienze culturali e poetiche molto interessanti, in grado di stimolare ulteriori approfondimenti e confronti.

Recensione
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