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Navicello etrusco – Per il mare di Piombino

Roberto Mosi, poeta che vive a Firenze e che ha lavorato come dirigente per la Cultura alla Regione Toscana, con Navicello Etrusco – Per il mare di Piombino, ha reso omaggio al mare di Populonia facendo procedere la navigazione poetica dal Golfo di Baratti al promontorio di Piombino, alle spiagge di Follonica.

Tra brevi pennellate e veli poetici descrittivi, e leggeri tocchi di metallici scintillii, si dipana pure l’impegno sociale e su vari versanti (la disoccupazione e le difficoltà dei migranti, tra gli argomenti variamente affrontati in questi segmenti di versi).

La prima parte del libro, denominata “Lo specchio di Turan”, è in onore della dea etrusca della rinascita e dell’amore; la seconda parte, invece, si intitola “L’Ombra della sera”.

La parola, in queste pagine, vuole riemergere dalla nebbie in cui è stata non di rado dimenticata e sepolta, vuole ritrovare nuova veste, nuova voce, per ristabilire contatti che siano veramente comunicativi, degni di un incontro amicale.

In Navicello Etrusco le diverse dimensioni temporali si sovrappongono e si intrecciano per catturare il fascino di luoghi densi di mistero e stratificazioni. Il presente riporta in vita, sulla scia di una memoria sempre attiva, ombre esistenze e storie dimenticate. Nel passato l’ispirazione affinché la contemporaneità possa risolvere i grandi problemi del suo tempo, nell’ambito di una solidarietà tra popoli foriera di ulteriori rinascite artistiche e culturali.

Per esempio, la donna etrusca, qui rappresentata dalla figura di Velia, considerata al suo tempo al pari dell’uomo nella vita sia pubblica che privata, come ci rammenta Roberto Mosi potrebbe ancora essere presa a modello: “Vesti preziose, fibbie d’oro, pettini / d’avorio giunti da terre lontane. / Per virtù, energia, ambizione, scrivere. // Vi aspettiamo, sorelle etrusche, / nel nostro secolo, libere da ostacoli, / da violenze, maestre di vita, di libertà.”.

Con l’augurio che si possa intravvedere molto presto un domani migliore grazie a una maggiore presa di coscienza, un messaggio di speranza anima nel profondo questo libro: “Nella sala della punteria, / l’osservatorio, oggi, / per guardare le stelle”.

Infatti, i cerchi della Storia e dell’Archeologia, le leggende e i miti (“Il sangue/ nutre la vita del mito”, ovvero il sacrificio) innescano processi immaginativi e la formulazione di quesiti lancinanti, che dovrebbero risvegliare le coscienze: “Come sarà / stato il mare il 25 settembre / nel terzo anno di guerra, / il giorno delle bombe su Firenze?”.

La sofferenza è uguale per tutti e si irradia ovunque: “il sentiero delle cave, / i detriti dello scoppio / delle mine, la ferita / mortale al Monte, / al Parco archeologico.”. E in una società che voglia dirsi civile è necessario tenere presenti le necessità di tutti. Non a caso l’autore si ricorda pure de “Le vacanze di Tommy”, “al bagno BauBau” (la Toscana si è dimostrata sensibile e attenta alle esigenze degli “animali d’affezione” già da molto tempo, e le Dog Beach ne sono una testimonianza).

Chiunque abbia visitato le spiagge protagoniste di questo libro, le ricorderà “nere di sassi” e scintillanti. In fondo al volumetto ci vengono ricordate le origini di tali preziosità: i quartieri industriali di Populonia in zona portuale “si erano estesi al di sopra delle necropoli più antiche, lasciando una notevole quantità di scorie di ferro residuate dall’attività metallurgica”. Queste tracce tuttora visibili arricchiscono lo scenario naturale dei luoghi visitati dal lettore grazie al Navicello Etrusco: “residui impalpabili che luccicano come lamine d’oro, come brillanti al sole”. E ancora, in apertura della narrazione poetica: “Si rinnova l’arte degli Etruschi: / i forni fusori per fondere la pirite / dell’Elba e sulla sabbia ai nostri / piedi brillano al sole la polvere / di ferro, i pezzi di argilla rossa, / i frammenti della storia.”.

Navicello Etrusco si delinea come opera di agile lettura, ricca di immagini capaci di catturare l’attenzione del lettore, sia che egli non abbia avuto occasione di visitare i luoghi poeticamente qui descritti, sia che egli, invece, abbia già avuto modo di ammirare le spiagge toscane più belle.

Recensione
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