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Tentazioni mistiche

Armando Santinato era nato a Chioggia e viveva a Torino. Egli è venuto a mancare nel mese di dicembre del 2017.

Ha dedicato la sua vita soprattutto all’insegnamento, avendo conseguito la laurea in Lettere e in Pedagogia. Ha sempre cercato di porsi al servizio degli altri e di trasmettere ai suoi allievi l’amore per la conoscenza in generale e quello per la poesia in particolare, in piena coerenza con la sua formazione cattolica.

Dopo una lunga pausa, su consiglio di amici stimati, ha ripreso a comporre dando alle stampe nel 1989 il libro Tentazioni liriche.

Nel 2004, invece, è uscito il corposo volume delle Tentazioni mistiche, pubblicato dalla casa editrice torinese Genesi.

Come ha sottolineato Gianni Baget Bozzo nella Presentazione dell’opera, «Forse il titolo non si addice al libro, perché queste poesie sono scritte nella luce del sentimento», «Santinato scrive una bella poesia di devozione, i suoi testi potrebbero in più di un caso diventare canzoni per la messa riformata». «La loro semplicità indica l’autenticità del sentimento che le ispira».

Nel caso di Armando Santinato si può parlare di “Nomen omen”, in riferimento però al suo cognome, coincidenza pregna di significato in quanto egli era sorretto da una solida fede e al tempo stesso, nell’ambito creativo, i suoi interessi erano concentrati soprattutto intorno alla poesia religiosa.

Per le Tentazioni mistiche egli ha pensato di accostare le sue parole a immagini di opere d’arte sacra: Noli me tangere di Beato Angelico (opera riprodotta a colori in copertina), la Pietà di Giovanni Bellini (riprodotta all’interno del libro in bianco e nero, all’inizio della prima sezione, denominata “Via Crucis”), la Madonna con il Bambino e due angeli di Filippo Lippi (la cui riproduzione in bianco e nero è stata collocata in apertura della sezione centrale, recante il titolo “Mysteria Christi”), e la Risurrezione di Cristo di Piero della Francesca (immagine riprodotta in bianco e nero, introducendo alla lettura della terza e ultima parte di cui si compone il libro, ovvero “Via Lucis”).

La tenerezza delle immagini, la loro forza suggestiva e l’atmosfera spirituale, presenti in queste importanti opere d’arte, si ritrovano anche nella poesia di Armando Santinato.

Peculiarità della prima sezione delle Tentazioni mistiche, il fatto che ogni singola poesia sia stata dedicata a un prete (l’autore ha curato anche brevissime note biografiche relative ai sacerdoti così ricordati). Unica eccezione che conferma la regola, la poesia “Surrexit, non est hic” (“È risuscitato, non è più qui”), che è dedicata, invece, a una suora (suor Maria Cavallo).

Anche le singole liriche della parte centrale del libro sono tutte dedicate a una persona in particolare con breve nota biografica a fine capitolo, mentre nella terza parte solo alcune poesie appaiono, sotto tale punto di vista, “irregolari”. Questa necessità, costantemente avvertita da parte dell’autore, testimonia la sua coerenza, la sua apertura e attenzione nei confronti del prossimo.

Egli celebra, parola dopo parola, Dio, ma vuole allo stesso tempo anche far sentire al sicuro il lettore, trasmettendogli una sensazione di fiducia, di speranza, in un’ottica di solidarietà e reciproco ascolto, di fratellanza e condivisione. La speranza è così forte da poter alimentare solide certezze («Scriverai / con cura l’avventura / del Cristo risorto»).

Pertanto, persino affrontando passaggi della narrazione poetica drammatici, o comunque intrisi di dolore, Armando Santinato riesce a comunicare serenità al lettore, nella prospettiva di un viaggio che conduce di certo verso la luce divina, nonostante le umane perplessità e preoccupazioni, nonostante i timori: «anch’io navigo solo / fra le quattro panchine del mondo // Vagabondo / tento e ritento / la quiete d’un porto».

I versi non sono mai troppo carichi di parole, poiché alla forte intensità di sentimento, che anima la composizione poetica, si ricongiunge una sorta di rarefazione.

Fede e poesia si compenetrano in numerose e variegate liriche occasioni: «eppure l’erba / rispunta nel canto // Mio Signore / rispunta pure fra sabbie cocenti / dove più ardenti si fanno deserti / là dove tutto diventa poesia».

La musicalità della strofa si nutre di rime discrete, e non sempre mantenute nell’attesa generata procedendo di verso in verso. Lievi variazioni creano un lento ricamo, in una somiglianza armonica di suoni, in una varietà di soluzioni, tra rispetto della metrica tradizionale e allontanamento dalla regola, per meglio veicolare il messaggio.

Sorprendente e folgorante, il finale: poiché “le vie del Signore sono infinite”, anche «Le vie / lungo le quali / la poesia si fa poesia / sono infinite».

Dichiarazione, questa, che è stata firmata da Herman Holyborn.

Ed «*Herman Holyborn is the most important poet in the world, after the others», come ci viene umilmente rivelato dallo stesso Armando Santinato (alias Herman Holyborn).

Recensione
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