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Trittico.
Omaggio a Franz Schubert, Clara Wieck Schumann, Pyotr Ilyich Čajkovski

Nel Trittico che Mariagrazia Carraroli dona al lettore, tutti i singoli elementi (quali la scelta della carta, dei caratteri, il formato, le immagini, la struttura dei poemetti, per citarne alcuni) concorrono a formare un insieme dotato di particolare armonia, grazia ed eleganza. Pensando al nome dell’autrice, si potrebbe tranquillamente affermare che si tratti di un caso di nomen omen e di una particolare predisposizione al bello.

Questa triplice occasione di lettura consente una completa immersione in un mondo nutrito, al tempo stesso, sia di dolore che di perfezione, sulla scia di una musica scaturita da anime sensibilissime e profondamente ferite, che hanno ispirato la poetessa con la loro opera e biografia: Franz Schubert, Clara Wieck Schumann (moglie di Robert Schumann), Pyotr Ilyich Čajkovskij.

Mariagrazia Carraroli si fa loro ritrattista, usando una parola capace di liberare, a sua volta, ancora musica, rimanendo fedele alla fonte da cui ha attinto, e comunque, con un gusto immaginativo tutto femminile, riesce a far sognare il lettore oltre le pagine scritte.

I tre musicisti romantici rivivono nella fantasia della poetessa quasi svelando qualcosa di più del loro tormento, grazie al potere di cui dispone la poesia di creare atmosfere di intimità e confidenza con chi legge.

La prima parte dell’opera è dedicata a Schubert e al “Viaggio d’inverno”, nel quale prevale lo stato d’animo della disperazione. Nei versi della Carraroli l’approfondimento psicologico si arricchisce di variegate sfumature, come testimonia l’intera pagina dedicata alla “Città”, in cui si legge: «Una corona imperiale cinge / le vie altere / fruscianti di sete e crinoline // ma l’umile veste il musicista / elegge / intrisa dell’aroma di sigari e caffè / quella che tocca / rioni vivi di compagni artisti / e giovani baldorie / che fraterna siede attorno / al tavolo gaudente tra bevute / e salsicce / dopo balli e Lieder / di slancio dettati al pianoforte.».

Il “cuore” del Trittico è riservato a “Per amore”, ovvero a Clara Wieck Schumann. Ella, dotata di talento pianistico notevole e valida compositrice, seppur meno famosa del marito, viene resa giustamente protagonista di primo piano in alcuni dei versi più coinvolgenti del libro: «A memoria dovevo… / a memoria mandare le note / che le dita scorressero agilmente / sui bianchi e neri tasti / affondati nell’onda delle mani // un’onda dopo l’altra / vaste onde d’un oceano / di Fughe, Capricci, Variazioni… // Un’onda dopo l’altra / sognando vento luna nubi / fino a vedere all’orizzonte / mare e cielo liquefatti e presi / com’erano le mani / nel suonare.» … «“Perché non suona come tutti / leggendo lo spartito? / Più brava vuol esser dell’Autore? / Teme forse un freno alle sue dita…?”» … «A memoria / per carpire l’arcano / e all’anima sposarlo.».

Alcuni passaggi possono rammentare Cime tempestose: «La musica di Robert sono io».

Al pari della poesia, anche la musica possiede la capacità di mettere intimamente in contatto: «Sotto le mie dita / le note di Robert mi aprivano / il segreto / dicendomi di lui / più d’ogni esplicito detto.».

Tra le invenzioni più felici di questo Trittico, si possono ricordare pure i seguenti segmenti di versi: «Una poesia / segnò il nostro primo sì. / L’ho cucita all’interno del corpetto / e il cuore mi batte / sul suo ritmo / sul cuore di Robert che aveva pregato / il suo amore / di farsi verso scritto».

Anche per Pyotr Ilyich Čajkovskij, cui è dedicata la terza e ultima parte dell’opera, si può parlare di nomen omen, ovvero, nel suo caso, di «sasso che brucia». Il suo cuore, il suo dolore, la sua vita, si trovano in uno stato di «impossibile equilibrio».

Il conflitto ingaggiato con se stesso viene meno soltanto in qualche attimo di grazia, concesso dalla musica perché, come ci viene ricordato in vario modo nel corso dell’intero Trittico, «la musica / è rivelazione / d’infinito.».

Recensione
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