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Tutto il cielo è splendente

Il volume di poesie di Christina Rossetti Tutto il cielo è splendente, con testo inglese a fronte, è stato tradotto da Franca Maria Ferraris, la quale così riassume la poetica della famosa poetessa inglese: «Nella poesia della Rossetti vibrano i temi cari al Romanticismo quali l’esaltazione del sentimento, della passione, della natura come specchio delle emozioni, dello spirito anelante l’infinito; tuttavia, in questa particolare tessitura espressiva, la poetessa affonda l’incisività della sua parola sintetica, precisa, priva di languori e dei brividi dell’orrido, insinuando nell’ardore di una creatività individualistica quella nitida lama di razionalità che universalizza i contenuti».

Raffinate illustrazioni di Maria Teresa Di Tanna si inseriscono nel percorso tracciato da questi versi, dando corpo ad alcune visioni che potrebbero essere scaturite dalla stessa lettura o che comunque ben si armonizzano con la poesia di Christina Rossetti.

Nella prima parte del libro troviamo pagine dedicate al rapporto intercorrente tra Natura e Vita. Christina Rossetti, come del resto tutta la sua famiglia, amava molto gli animali e la natura in generale. Ella si descrive come «anzitempo appassita», sentendo gravare su di sé tutto il peso del tempo che scorre inarrestabile, togliendo vigore ed entusiasmo a ogni forma di vita: «Tieni l’amore per la giovinezza, e le viole per la primavera», «questa insulsa cosa sfiorita, un tempo fu una rosa».

Tutta l’esistenza della poetessa ruota attorno alla sua fede anglicana: «Sii puro, mio cuore appassionato; / Finirà la vecchia terra, ne verrà una nuova: / Quietati e conquista la tua dimora / Dove mai più il mare esisterà». «Attraverso la durezza e il rigore, / Cuori cari, così la forza si acquista».

La fede che sorregge la poetessa a ogni singolo passo, nell’occasione di ogni più piccola scelta o gesto o parola, non ammette dubbi. Poiché, in tale ottica, Dio sa tutto e ha previsto tutto, ella non può nemmeno custodire un proprio segreto. Malgrado la solidità della sua fede, la religione comunque non le garantisce una stabilità assoluta. Infatti, l’andamento umorale registra alti e bassi: «Sono stanca d’essere qui e di non esserci, / Stanca di prevedere e ricordare, / Stanca di ciò che ho e di ciò che vedo, / Stanca di me, e che nulla di nuovo mai accada; / Oh impaziente pazienza della mia sorte amara!». E al tempo stesso Christina Rossetti si dice: «Debole e tuttavia perseverante, disperata eppure sperante».

Nella seconda parte del volume la curatrice ha radunato, invece, poesie dedicate al rapporto esistente tra Amore e Morte, che possono risultare parimenti forti.

Per ragioni religiose la poetessa ha rinunciato, in un paio di occasioni, a sposarsi. Nonostante la sua fede incrollabile, tali scelte non devono esserle comunque risultate facili, a giudicare da quanto traspare dai suoi versi: «Ancora vieni a me nei sogni, così che io possa rivivere / La mia vera vita pur nel gelo mortale».

Anche se Tutto il cielo è splendente, nell’animo di Christina Rossetti si annidano molte contraddizioni, del tutto umane. Ella si chiede: «Se ora potessi indovinare il suo segreto, / Ne varrebbe la pena? - / Si abbrevia il tempo, la speranza declina, / Sempre meno fiorisce l’amore: / Che importa a me di un sì o di un no?». Allo stesso tempo la poetessa trae conforto dal suo «primo amore, mia Madre, sulle cui ginocchia / Imparai a conoscere quell’amore che non è tormento / la cui forza mi dà una speciale dignità». Tuttavia «Dormire finalmente un sonno senza sogni» rimane un’aspirazione della poetessa, la quale continua a sentirsi combattuta soprattutto a causa di quella parte di sé che ella considera sempre inadeguata.

Per valutare la particolarità dello stile del traduttore, può risultare utile almeno un raffronto con un altro esempio di traduzione (seppur precedente di svariati anni) di una delle poesie più famose di Christina Rossetti: “A Casa”. Nella pubblicazione di BastogiLibri leggiamo: «Quando sarò morta, il mio spirito tornerà / Per cercare chi frequentava la mia casa. / Entrerò e rivedrò i miei amici / In festa sotto i verdi rami di un arancio; / Di mano in mano essi si passano il vino, / Succhiano la polpa di pesche e di susine; / Cantano, ridono e scherzano / Poiché ognuno dall’altro è amato.» … «Rabbrividivo sconfortata, ma nessun gelo / Attraversava la tavolata; / Rabbrividivo e tutto dimenticavo, triste di restare, / Eppure alla separazione riluttante; / Attraversavo le stanze familiari, / Io, ormai morta all’amore, / Come il ricordo di un ospite / Che si trattiene un giorno soltanto».

In Il Cielo è Lontano (Fabbri Editori, stampa 2000), a cura di Giuliana Scudder, invece leggiamo: «Dopo la morte, il mio spirito / si volse a cercare la casa ben nota: / varcai la soglia, e vidi gli amici / a banchetto sotto aranci frondosi. / Il vino passava di mano in mano, / addentavano prugne e pesche succose, / cantavano, scherzavano e ridevano / perché si volevano bene.» … «Rabbrividii sconsolata, ma non volli / gettare gelo su quel desco: / dimenticata rabbrividii, ero triste, / eppure riluttante al distacco. / Lasciai la stanza familiare, / io che alle spalle avevo lasciato l’amore, / come il ricordo di un ospite / che si è trattenuto appena un giorno».

Colpisce subito la diversità dei tempi verbali: Franca Maria Ferraris cerca di rendere più attuale e coinvolgente la poesia optando, all’inizio, per il tempo futuro. Sulla scelta dei singoli termini ci sarebbe poi molto da riflettere, poiché, come ha scritto la stessa Franca Maria Ferraris, «ogni nuova traduzione porta in luce elementi, e potenzialità nascoste, tutti da riscoprire nel mutare delle epoche e delle generazioni».

Nella terza parte di Tutto il cielo è splendente,“From Sing-song”, Christina Rossetti ricorda al lettore cosa sia, in sostanza, un atto di fede: anche se nessuno ha mai visto il vento, né lo potrà mai vedere, non per questo esso non esiste, come dimostrano i suoi indubitabili effetti.

La quarta sezione è riservata alle Poesie Religiose. Per l’ennesima volta la poetessa dimostra grande umiltà e di non sentirsi all’altezza del proprio compito e quindi dello scopo della sua vita: «Quanto deboli e pochi fossero i miei sforzi, / Tiepida nell’amore e nell’azione impotente, / Desiderosa di mietere mentre fiaccamente seminavo». «Dammi il posto più basso: o se questo stesso / Troppo alto sarà ancora per me, creane uno più in basso / Dove io possa sedermi e guardarti, mio Signore».

La quinta parte del libro, composta da quattordici sonetti, contiene il poema “Monna Innominata”, ispirato dalle letture di Dante e Petrarca. Riemergono pulsioni soffocate nell’animo della poetessa: «Un giorno così poco significante in apparenza, mentre tanto significava; / Se ancora potessi far rivivere quel tocco, / Il primo tocco delle nostre mani – il solo che abbia conosciuto!».

Christina Rossetti ama profondamente ogni creatura, non solo Dio. Tuttavia, ella precisa: «Io amo, così come tu vorresti amare me, il sommo Dio; / E se uno dei due dev’esser perso, vorrei non fosse Lui, ma tu» … «l’amore è tale in me / Da non poterti amare se non amo Lui, / Così come non posso amare Lui se non amo te».

A conclusione del volume, la sesta sezione: il “Commiato”, dedicato all’Italia, in occasione del quale la poetessa si lascia sfuggire: «Alla quotidiana consuetudine ritorno, / Recitando il mio ruolo fino in fondo. / Amen, io dico, amen».

Recensione
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